Economia

Usa, inflazione alle stelle: mai così in alto da 40 anni

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C’è un altro fronte caldo in Usa, oltre a quello russo—ucraino. Ma questa volta è un fronte interno e non è geopolitico, ma economico: il nemico qui è l’inflazione che ha battuto tutti i record volando al 7,5%, mai così in alto da 40 anni a questa parte.

Negli Stati Uniti a dicembre l’indice dei prezzi al consumo è salito del 7% su base annuale, dopo il +6,8% fatto segnare nel mese di novembre. Il dato, comunque in linea con le previsioni, risulta il più alto mai raggiunto dal giugno del 1982. Cresce invece dello 0,5% il costo della vita, che frena ad ogni modo rispetto al +0,8% del mese scorso (ma supera le attese, che avevano previsto una crescita pari a +0,4%). Accelera anche l’indice dei prezzi al consumo Core (il cui dato è depurato dall’andamento dei prezzi de beni energetici e alimentari) che fa segnare un aumento del 5,5% su base tendenziale, ben più del +4,9% del mese di novembre. Anche in questo caso si tratta del livello più alto da diversi decenni, dal febbraio 1991 per la precisone. 

L’economia Usa deve fare i conti con un’alta inflazione, provocata da uno spostamento della spesa dai servizi ai beni nel corso della pandemia di Covid-19. Ad alimentare la spesa sono stati i corposi aiuti, nell’ordine dei trilioni di dollari, spese che però ha finito per cozzare coi limiti di capacità.

La vertiginosa impennata dei prezzi è l’esito di una combinazione di fattori legati alla pandemia, inclusi le difficoltà della catena di approvvigionamento, la carenza di componenti e di manodopera.

Il boom dell’inflazione ha fortemente ridotto il potere d’acquisto delle famiglie americane andando ad erodere la popolarità del presidente Joe Biden. Un paradosso che ha il sapore di una beffa visto che nel 2021 l’economia americana è cresciuta al tasso più alto degli ultimi 37 anni e il mercato del lavoro sta velocemente creando posti.

In un anno i prezzi dell’energia sono cresciuti del 27% mentre quelli dei prodotti alimentari del 7%. Il Dipartimento del tesoro imputa questa nuova accelerazione ai prezzi del cibo, dell’elettricità e degli alloggi. I prezzi del cibo sono aumentati dello 0,9% a gennaio, contro lo 0,5% di dicembre. Aumenti (+0,9%) anche per i prezzi dell’energia, quantunque la crescita del costo dell’elettricità sia stata in parte compensata dalla diminuzione dei prezzi della benzina e del gas naturale.

Se si esula dai settori volatili dell’energia e del cibo, la cosiddetta inflazione di base è cresciuta dello 0,6% in un mese – come a dicembre – e su base annuale del 6%. Tra gli articoli che hanno fatto registrare gli aumenti più consistenti a gennaio ci sono le auto di seconda mano, le cure mediche, l’abbigliamento, i mobili, le decorazioni.

La galoppata dell’inflazione e di riflesso l’andamento del costo della vita continuano dunque a pesare molto sulle tasche degli americani. Anche le Borse europee hanno accusato il colpo, virando in calo mentre l’euro è sceso sotto quota 1,14. Wall Strett ha aperto con segno meno col Dow Jones che ha perso lo 0,48%, il Nasdaq l’1,27% e l’S&P 500 lo 0,82%. Sotto pressione anche i titoli di stato.

Nel frattempo, auspice la crisi di popolarità di Biden, cresce all’interno della Federal Reserve il fronte di chi pensa sia arrivata l’ora di invertire la politica monetaria alzando i tassi di interesse, una posizione che può far leva sui numeri del mercato del lavoro dove il tasso di disoccupazione è sceso al 3,9% (il minimo da 22 mesi), a testimonianza che la locomotiva Usa è ormai vicina a raggiungere il livello di massima occupazione.

Gli economisti reputano ad ogni modo che l’inflazione abbia toccato il suo picco a dicembre o che, al limite, lo raggiungerà entro il primo trimestre del 2022. Si intravede insomma un miglioramento, nonostante la spada di Damocle della variante Omicron, la vera incognita dei prossimi mesi.

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