Woody Allen. Ieri, oggi, domani

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Raccontare in poche righe la carriera di uno dei registi viventi più proliferi e conosciuti è assolutamente impossibile. Altro non si può fare se non omaggiarlo attraverso una carrellata delle sue pellicole più note.

Woody Allen (1° dicembre 1935) è autore, attore e sceneggiatore, solo restando nell’ambito del cinema. Ha una vita sentimentale complessa e non ha mai smesso di dedicarsi alla settima arte. Amatissimo da noi europei, si è sempre contraddistinto per prontezza di spirito e raffinatezza. Le sue opere rispecchiano una visione del mondo ironica, cinica e disincantata.

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Ecco tre lungometraggi che hanno segnato la storia del cinema moderno ed hanno permesso al regista di mostrarsi in tutta la sua potenza creativa:

Io e Annie (1977), vince quattro premi Oscar ed un Golden Globe. Protagonista è lo stesso Allen insieme alla sua compagna ed attrice di punta d’allora, la bravissima Diane Keaton. Il titolo originale è Annie Hall (vero cognome di Diane Keaton, fatto che sta a sottolineare l’autobiografismo del lungometraggio). La vicenda narra la fine della relazione tra i protagonisti, attraverso le parole dell’ autore/attore.

Qui compaiono i temi che accompagneranno gran parte delle pellicole del regista, l’antisemitismo (le origini ebraiche di Allen non gli impediscono di affrontare la tematica con grande autoironia), le nevrosi umane, l’amore fallimentare. Sublimi le tecniche di ripresa, dai sottotitoli a quella dello sguardo in macchina.

Manhattan (1979), opera girata interamente in bianco e nero, vera e propria dichiarazione ad una città. Le immagini sono poetiche e ricche. La trama vede uno scrittore televisivo alle prese con i piccoli drammi della sua vita sentimentale. Questo film, seppur pare che non piacesse ad Allen, rimane nei cuori degli appassionati, che lo riconoscono come capolavoro.

Zelig (1983), pellicola parodistica. Vede le vicende di un uomo affetto da una malattia che cambia i suoi tratti somatici. Ricoverato, viene seguito da una psichiatra, fino a che il suo problema non diviene una moda. Il tutto ci è proposto sotto forma di falso documentario, sono utilizzate anche apparecchiature degli anni ’20, epoca in cui è ambientato il film. Viene mostrata eccellentemente la difficoltà d’integrazione. Il montaggio è curato ed esemplare. Protagonista qui è la sua compagna successiva, Mia Farrow.

Procedendo negli anni, il regista ha continuato a creare opere più e meno riuscite, ma sempre caratteristiche e volenterose. Impossibile non citare lavori recenti come Sogni e delitti (2007), Basta che funzioni (2009) o Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010). L’ultimo nato in casa Allen è Magic in the Moonlight, uscito nelle sale italiane lo scorso 4 dicembre.