Cronaca

100 anni dalla Prima Guerra Mondiale per l’Italia

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<<Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio. L’esercito marciava per raggiunger la frontiera per far contro il nemico una barriera>>. Aveva così inizio, cento anni fa, la Prima Guerra Mondiale per il nostro Paese, un conflitto che impressionò così tanto i contemporanei sia per le modalità sia per gli effetti che avrebbe avuto sul Mondo intero.

Mai nessuna guerra aveva prodotto, fino ad allora, tanta devastazione e morte. Macerie, famiglie distrutte a cui si aggiunse la micidiale influenza spagnola, che terminò l’infausta opera cominciata dal conflitto.

Il Mondo uscì fuori dalla Prima Guerra Mondiale era totalmente diverso da come era fino a qualche anno prima, i cosiddetti anni della Belle Époque nei quali, tra la spensieratezza e la fiducia per un domani migliore, covavano indisturbati, nascosti in piena vista, i germi della tensione e dell’odio che si sarebbero poi manifestati, nella mortal piaga che è la Guerra che tanto impressionò i contemporanei da darle l’epiteto di <<Grande Guerra>>.

Nuovi Stati presero il posto di Imperi che tanto avevano influito sulla scena internazionale come l’impero Asburgico, l’Impero Ottomano e quello Russo. Anche a livello sociale, niente sarebbe più tornato come prima. L’esperienza del Fronte aveva permesso la conoscenza tra persone di regioni diverse e la condivisione di idee.

Anche chi era rimasto a casa, il cosiddetto Fronte interno, aveva affrontato la fame e il cambiamento totale delle proprie abitudini. Basti pensare, per la prima volta, all’impiego in maniera massiccia di personale femminile nelle fabbriche.

Si trattò di cambiamenti troppo profondi e troppo diffusi da poter far finta di niente una volta terminato il conflitto. E così fu, generando i semi del secondo conflitto mondiale.

Sono passati cento anni e, ancora, nelle zone in cui si è combattuta il Fronte Italiano della Prima Guerra Mondiale è possibile trovare elmetti ed ossa dei tanti che hanno perso la vita sul campo di battaglia e che non è stato possibile seppellire ed identificare.

Che senso ebbe quella mattanza? Al giorno d’oggi, lontani dall’esperienza di una guerra in Europa ed abituati al libero scambio e alla pace resa possibile dalla cooperazione internazionale, sembra difficile trovare una ragione, un senso a quello che può apparire come frutto di una follia che recò tanta offesa alla vita e alla ragione umana.

Col senso del poi, la Storia ci ha mostrato come fossero necessarie gli orrori di due guerre affinché le Nazioni Europee, capissero di dover porre fine una volta per tutte a secoli di intrighi e guerre risolvendo i propri conflitti attorno ad i tavoli della diplomazia e non sui campi di battaglia.

Cento anni dopo, finalmente, gli Europei possono guardarsi negli occhi, senza vedere nell’altro il nemico, il traditore, l’oppressore o la minaccia al completamento dell’unità nazionale; sentimenti che animavano i rapporti tra Italia e ex Impero Asburgico.

Se la pace è stata il risultato, pagato a caro prezzo, del sacrificio di così tante persone, il loro sacrificio non sarà vano se non verrà dimenticata la lezione, facendo in modo che in Europa e nel Mondo la guerra resti relegata nei libri di Storia cosa che, purtroppo non avviene visto l’enorme quantità di sangue di cui sono costantemente imbevuti molte regioni. Questo è l’impegno da assumere, l’unica guerra giusta da combattere.

Ancora oggi il Piave mormora, ancora oggi l’esercito si mobilita per combattere il nemico costituito dall’odio, dal pregiudizio e dalla violenza che tanto offendono l’Umanità.

Solo così, si potrà rendere omaggio ai tanti che a partire da quel 24 Maggio persero la vita e che ancora giacciono in quelle stesse terre in cui la Guerra li prese, senza aver mai avuto il conforto del pianto delle persone care.

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