Scienza

2019, La foto del secolo è del buco nero.

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Sicuramente l’anno che sta per finire lo ricorderemo anche per le considerevoli scoperte scientifiche. Risale ad aprile 2019, una delle scoperte più entusiasmanti per la comunità scientifica e non solo.

Si tratta della fotografia di un buco nero, in particolare del buco nero M 87 al centro della galassia omonima, e distante 55 mln di anni luce dalla Terra. Nel 2016, le onde gravitazionali avevano confermato l’esistenza dei buchi neri, ma solo quest’anno si è potuto avere una prova certa e tangibile. 

In realtà, ad essere stata immortalata ad aprile è l’ombra del buco nero, rappresentata come un anello di colore rosso. Infatti, nei buchi neri che si trovano al centro delle galassie, la materia che viene attratta si riscalda, e, cadendo nel buco nero, emette luce. Parte di questa luce è osservabile con i radiotelescopi, ha spiegato Luciano Rezzolla, direttore dell’Istituto di Fisica Teorica di Francoforte e membro del comitato scientifico della collaborazione Eht (Event Horizon Telescope).

In queste condizioni fisiche, infatti, è possibile rivelare la cosiddetta zona “in ombra”, ossia quella regione di “assenza di luce” che è tale in quanto la luce al suo interno viene assorbita dall’orizzonte degli eventi, ha precisato.

Il telescopio capace di percepire i buchi neri

Il risultato sensazionale è stato raggiunto grazie all’ausilio dell’Event Horizon Telescope (Eht) finanziato dalla Commissione Europea. Al progetto internazionale, l’Italia ha partecipato con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Dal 2014 l’Erc ha finanziato con 14 milioni di euro il progetto Eht e le ricerche di Luciano Rezzolla, Heino Falcke, della Radboud University Nijmegen, e Micheal Kramer, della Royal Astronomical Society.

“Con i telescopi di Eht abbiamo finalmente raggiunto una risoluzione sufficiente per guardare su una scala dell’orizzonte degli eventi” ha precisato Rezzolla. Ma perché questa è una scoperta davvero importante per il 2019? All’interno dei buchi neri, nessuna informazione può essere scambiata con l’esterno. L’orizzonte dei buchi neri rappresenta un “limite invalicabile alla capacità di esplorare l’universo”.

La prima immagine di un buco nero conferma che Albert Einstein aveva ragione con la teoria della relatività. Questo servirà per approfondire nuovi studi nel campo della fisica.

Si è aperta una nuova pagina nell’ambito dell’astrofisica

Rezzolla si è mostrato davvero entusiasto della fotografia, che sembrerebbe banale ma non lo è affatto. “Per definizione un orizzonte degli eventi non può essere visto direttamente. Tuttavia è possibile predire teoricamente come apparirebbe la regione di plasma che gli è molto prossima. Questo è quello che abbiamo fatto e l’ottimo raccordo tra teoria e osservazioni ci ha convinto che questo è un buco nero come predetto da Einstein” ha spiegato ancora. 

Il prof. Luciano Rezzolla è uno dei più importanti astrofisici teorici al mondo nel campo della gravità computazionale. Nel 2014 é stato premiato con un grant ERC, per il progetto Black Hole Camera, sull’utilizzo dei dati del consorzio Event Horizon Telescope. Il fine era di fornire foto dei buchi neri.

Si è aperta nel 2019 una pagina fondamentale che consentirà nuovi studi ed osservazioni più da vicino di questo importante fenomeno, ponendo una pietra miliare nell’ambito di una delle ricerche in campo astrofisico che dura da più  tempo, senza aver dato fino al 2019 risultati così concreti.

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