30 anni per l’infermiera killer di Saronno

Laura Taroni, accusata di avere ucciso sua madre, suo marito e suo suocero, in concorso con l'amante anestesista Leonardo Cazzaniga.

Questa mattina la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 30 anni con rito abbreviato, per l’infermiera di Saronno Laura Taroni, accusata di avere ucciso sua madre, suo marito e suo suocero, in concorso con l’amante Leonardo Cazzaniga, medico anestesista, ex vicedirettore del pronto soccorso di Saronno e imputato per la morte di altre 9 persone, anche se i magistrati inquirenti non escludono la possibilità che le morti a lui imputabili possano essere più numerose.

Le intercettazioni degli inquirenti

Le indagini scattate nel giugno 2014 grazie alla denuncia di un’infermiera dello stesso Pronto soccorso, minacciata dalla coppia, hanno portato le forze dell’ordine attraverso intercettazioni, testimonianze, riscontri medici, a ricostruire una vicenda che va oltre i limiti di ogni ragione. Dalle intercettazioni emerge infatti, un quadro di odio irrazionale da parte della donna nei confronti del marito e della madre apostrofati, in una conversazione telefonica nella quale si sfogava con una sua cugina, come: “Quelle due bestie”. Sfoghi telefonici che si sono ripetuti nel tempo, anche dopo che si era saputo delle indagini avviate dai carabinieri e della convocazione di numerosi testimoni in caserma. Infatti, in un’altra intercettazione, la donna sempre alla stessa cugina, dice: “A me che cazzo me ne frega se sono morti quei due lì. Avvisi di garanzia? Mi vengano a dire qualcosa… Tanto i corpi sono bruciati”.

Una donna Laura Taroni, convinta che il marito avesse una relazione incestuosa con sua madre (di lei) e accecata da un odio cosi profondo nei confronti del marito e della madre, da spingerla non solo ad augurarsi della morte del marito “Io prego che tu muoia e non succede mai”, ma tale da portarla in concorso con il Cazzaniga a uccidere il marito imbottendolo di farmaci dopo una falsa diagnosi di diabete, come emerge dalle sue stesse parole: “Se non lo avesse ucciso, lo avrei ucciso io…”. Un metodo, quello della somministrazione del sovradosaggio di farmaci, già ampiamente utilizzato dall’ex vicedirettore del Pronto soccorso di Saronno, accusato di aver provocato oltre il decesso del marito, della madre e del suocero dell’amante, dell’uccisione di altri nove pazienti, utilizzando un ‘cocktail letale’ di farmaci anestetici, che lui stesso, credendosi un “dio” e presentandosi ai colleghi come “l’angelo della morte”, definiva in corsia come: ‘protocollo Cazzaniga’.

Una psiche violenta

Ma della intercettazioni emerge un quadro fatto di un odio incontrollabile e inequivocabile da parte della donna, verso tutta la sua famiglia: “Io una strage la farei volentieri”, come annuncia ancora lei al telefono (maggio 2015), dichiarandosi per amore del Cazzaniga, disposta a uccidere anche i propri figli.

Follia quella della Taroni, ricostruibile anche attraverso le parole dello stesso amato anestesista: “Hai un’ira dentro che ti sballa completamente – è la diagnosi offerta dal medico all’amante in una delle decine di conversazioni intercettate – Li tortureresti, ne faresti di tutti i colori (ai familiari, ndr). Li accopperesti e poi li appenderesti come facevano un tempo gli Unni. Le teste mozzate davanti a casa, sulla picca, su un pezzo di legno. E le metteresti al pubblico ludibrio finché la testa non si scarnifica. Poi torneresti a casa a berti un caffè”. E ancora: “Lo so amore, sei come un lupo affamato dentro un ovile. Affamato perché non mangia da un mese ma non può toccare le pecore”.

Il silenzio dei vertici aziendali

Una realtà quella emersa dalle intercettazioni ancor più impressionante se si considerano le minacce di morte fatte alle infermiere in corsia, i piani di omicidio e di “stragi”, le omissioni, le insabbiature, le confessioni shock, eppure come è evidente nella relazione della Commissione interna istituita nel 2013 dall’Azienda sanitaria, per far chiarezza sull’operato del medico e su alcuni decessi dubbi, le conclusioni a cui sono giunti i vertici dell’azienda sanitaria locale sono state semplicemente di:“Una conflittualità con i colleghi”.

Graziati quindi i due, dai colleghi in camicie, con la motivazione per l’anestesista, registrata agli atti che: “La maggior parte dei decessi si registra quando c’è Cazzaniga. Ma questo è dovuto al fatto che, in quanto medico esperto e anziano, gli vengono assegnati i casi più gravi”. Per questo risultano indagati a vario titolo per omessa denuncia, falso e favoreggiamento in omicidio, anche undici medici dell’ospedale di Saronno.

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