Lost in Space, un piccolo passo nel futuro

Dopo 50 anni tornano le gesta spaziali della famiglia Robinson, ma la serie dopo un’entusiasmante primo episodio fatica a decollare

Chi non ricorda Lost in Space, la serie cult degli anni ’60 che all’epoca influenzò intere generazioni. Ripresa a fine anni ‘90 in un film con William Hurt e Gary Oldman, dopo più di 50 anni, sono tornate le fantascientifiche avventure della famiglia Robinson.

Il reboot firmato Netflix, ideato da Matt Sazama, Burk Sharpless e lo showrunner Zack Estrin, segue le vicende dei pionieri spaziali precipitati su un pianeta sconosciuto dopo la rottura della loro astronave. Perduti in un universo spesso ostile, i coloni dovranno lottare e stringere improbabili alleanze per la loro sopravvivenza.

Il nuovo Lost in Space, ambientato nel 2048, mantiene la dinamica centrale del vecchio spettacolo: le gesta dei Robinson, madre, padre e tre figli, (Molly Parker, Toby Stephens, Max Jenkins, Taylor Russell e Mina Sundwall) e le loro vicissitudini dense di tragedie familiari e fantasy.

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Il mercenario Don West (Ignacio Serricchio), l’eccentrico villain Dr. Smith (Parker Posey), in un ruolo declinato al femminile e un alieno che nel remake sostituisce il ben più rassicurante robot di casa, completano il quadro dei naufraghi interstellari dando origine a conflitti e attrazioni.

Lost in Space, la famiglia Robinson è tornata

Una decisione artisticamente discutibile ma potenzialmente redditizia quella di produrre un riavvio di “Lost in Space” per Netflix, una scelta che ne comporta anche inevitabili paragoni. Certo la serie è stata sottoposta ad una ineluttabile operazione di modernizzazione. Ma trasformare un’avventura misurata e moralmente semplice in qualcosa di più contemporaneo – un melodramma domestico sensibile alla cultura odierna – richiede un sacco di modifiche non sempre facili da apportare.

Sono lontani i tempi della perfetta famigliola “americana” 60 style con un patinato equilibrio socio politico e la figura femminile rilegata in un ruolo più convenzionale e sottomesso. Una season one che sottolinea l’attuale mutamento sociologico in un dramma familiare formidabile e sempre più languido.

Politicamente corretta e intrisa di femminismo “sull’orlo di una crisi di nervi”, Lost in Space può vantare su una buona dose di effetti speciali più che soddisfacenti e sulle interpretazioni accattivanti della Molly Parker e della Posey.

Tuttavia, una tangibile povertà dei dialoghi non riesce ad approfondire adeguatamente i personaggi lasciando le caratterizzazioni incompiute. Complici gli anni trascorsi e la crescita esponenziale di telefilm per il piccolo schermo, se paragonata ad altri prodotti di fantascienza la serie perde quel senso di freschezza e novità che tanto aveva rappresentato la precedente, cedendo il posto ad una amara sensazione di “già visto”.