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Achille Lauro e la lettera all’umanità tra il glam rock e l’onirico. Ecco il testo integrale

Ci terrà compagnia per tutte le serate del Festival di Sanremo, con le sue suggestive ed artistiche esibizioni. Per il look di ieri sera, ha scelto una tutina tempestata di paillettes, con un paraspalle metallizzato e un collare di piume rosa.

La sua esibizione inizia con la sua voce fuori campo, una specie di lettera che suona più come una promessa. Due bambini di spalle seduti per terra, guardano un muro composto da schermi televisivi su cui scorrono veloci delle immagini. Un’immagine forse evocativa dei nostri tempi: la tv come finestra sul mondo, la tv come unico portale sul mondo esterno. Di seguito il testo integrale:

Distante, scostante, aliena, trafitta, io so come ti senti. Sono qui ferito dai tuoi errori, trafitto nei tuoi preconcetti, aiutami, perché ne ho bisogno, come si ha bisogno dell’amore di una madre, il puro bisogno di essere amati. Non dimenticare chi eri. Corpi nudi che si stringono, desideri, quando l’assenza di un padre ha la passione di Cristo, ha la febbre dell’oro. Quando davanti a un insensibile, arido, asciutto, impassibile, Tu sopravvivevi perché ti bastava un abbraccio. Promettimi che non ti dimenticherai, perché tu sei questo ed Io sarò lì per guardarti abbracciare di nuovo, per guardarti amare ancora. Lettera del mondo all’umanità.

Sono il glam rock, sono un volto coperto dal trucco, la lacrima che lo rovina, il velo di mistero sulla vita, sono la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico. Sessualmente tutto, genericamente niente, esagerazione, teatralità, disinibizione, lusso e decadenza, peccato e peccatore, grazia e benedizione, Sono gli artisti che si spogliano e lasciano che chiunque possa spiare nella loro camera da letto, in tutte le stanze della psiche. Esistere è essere, essere è diritto di ogni uomo. Dio benedica chi è“.

Poi eccolo apparire sul palco, prima un’ombra confusa, poi una figura via via più definita. Capelli blu, lunghe piume rosa attorno al collo, androgino ed alieno, dai suoi occhi scendono lacrime di sangue.

Solo Noi è il ritratto di una generazione senza la bussola, una generazione che ha perso i punti di riferimento. Una generazione che forse, i punti di riferimento, non li ha mai avuti. Nella fotografia scattata da Achille Lauro, siamo la generazione della solitudine. Siamo la generazione “senza priorità”, la generazione “senza fiori né una lacrima”. Poi, però, arriva un messaggio di speranza. Soli? Sì. Senza priorità? Anche. Ma alla fine:

A noi sta bene, sì, così
Non ci importa come
Non importa, siamo qui
Così soli e sole
Ma mi sta bene, sì, così”

E anche lui, a noi, sta bene così.

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