American Horror Story 4, al via il “Freak Show”

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Salto temporale fino al lontano 1952. Il nuovo incubo è ambientato nella città di Jupiter, in Florida.

Devo ammetterlo, la prima puntata (dal titolo “Monsters among us”) di questa nuova stagione targata American Horror Story non ha per nulla deluso le attese del sottoscritto ed ogni ingrediente messo in pentola sembra far chiaramente presagire l’intenzione di intraprendere una strada ben diversa da quella percorsa nel deludente Coven.

Siamo di fronte allo spettacolo di una natura umana deforme, malata ed inquietante, che cerca di stupire e creare disagio in chi la osserva, riuscendoci in più di un’occasione. Lo show dei “mostri” al quale assistiamo è un misto di malinconia, solitudine e voglia di rivalsa, che getta le basi per sfiorare le più alte vette della cattiveria e della perversione che questo microcosmo di reietti possa essere in grado di raggiungere.

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A dir poco geniale l’idea di dar vita ad uno, anzi, a due personaggi come le gemelle siamesi Bette e Dot Tattler, interpretate entrambe da  Sarah Paulson. Si tratta indubbiamente dell’aspetto più originale ed intrigante riscontrabile finora e già dalle prime inquadrature si è scongiurato il rischio di rendere il tutto palesemente artefatto: la Paulson sa il fatto suo e la regia è magistrale nel rendere credibile il personaggio, tenendo ben nascosti agli spettatori i “trucchi del mestiere”.

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Venendo ora al personaggio di Elsa Mars, beh: signori miei, qui si parla di “usato gatantito”! Jessica Lange è stata la colonna portante delle serie precedenti e si riconferma tale anche in quest’occasione. Non sarebbe stato male tuttavia attribuirle per una volta un ruolo che avesse  avuto un tipo di impatto differente all’interno della storia, se non altro per aumentare quel senso di novità e di stravolgimento che in questo caso si tenta di ottenere. Ma tant’è che con un’attrice di questo calibro non si sbaglia mai e, a poca distanza dalla messa in onda della puntata, la sua reinterpretazione di “life on Mars?” (che David Bowie avrebbe cantato molto tempo dopo rispetto a quegli anni) ha fatto il giro del web. Da applausi. L’urlo canoro di Elsa, alla disperata ricerca della popolarità, arriva forte e chiaro, così come le evidenti contaminazioni di Glee.

Detto questo, American Horror Story è sempre stato garanzia di glam-horror, di inquietudine che danza sui fili dell’eleganza, ed anche in questo caso il binomio caratteristico si riconferma. Le stranezze ed i misteri continuano ad essere un comune denominatore per ogni serie: basti pensare allo psicolabile clown che si aggira in zona, facendo collezione di efferati omicidi e di ostaggi. Quale sarà il ruolo che gli sceneggiatori hanno ritagliato per lui nella storyline? Per questa e per altre domande è ancora molto presto e scopriremo soltanto con le prossime puntate quali sviluppi ed inaspettati intrecci vedranno coinvolti i vari protagonisti.

C’è però un sassolino che vorrei togliermi dalla scarpa: una grande professionista come Kathy Bates (chi non la ricorda nel ruolo di Annie Wilkes in Misery non deve morire?) relegata anche in questo caso, come in Coven, ad un personaggio marginale (nella fattispecie, la donna barbuta) appare onestamente un enorme spreco di talento.

 

VOTO FINALE: 8

 

 

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