Tecnologia

Android 11: prova queste due funzioni per la sicurezza scoperte da Wired

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L’aggiornamento Android 11 è iniziato l’8 settembre. L’inizio è stato con la versione Beta, poi dagli Stati Uniti all’Europa sono iniziati ad arrivare i primi aggiornamenti ufficiali. L’arrivo non è stato uguale per tutti i telefoni, alcune marche hanno impiegato più tempo per installare le nuove funzioni. Fatto sta che entro fine settembre e inizio ottobre tutti i telefoni Android aggiorneranno il software. In parte, su QP avevamo già parlato di qualche novità relativa a sicurezza e privacy collegate alle chat. Wired in un lungo elenco di funzioni dedicate ce ne descrive due importantissime e nuove. Parliamo delle autorizzazioni e delle cartelle di archiviazione dati delle apps.

Android 11 chiede più volte autorizzazioni su fotocamera, microfono e posizione geografica

Wired spiega che Android 11 ha aumentato la richiesta di autorizzazione da parte delle app sul telefono per microfono, fotocamera e geo-localizzazione. Non si limiterà ad una sola richiesta ma a due o tre volte consecutive e anche una tantum. Può sembrare una scocciatura dover dare sempre l’ok o non l’ok all’attivazione automatica di queste tre o altre funzione. In realtà, ciò consente al sistema e all’utente di sapere con certezza che le disposizioni di privacy e sicurezza dati vengono rispettati e confermati. Può infatti capitare che un aggiornamento delle app, una nuova installazione o un sblocco involontario possano riattivare delle funzioni precedentemente disattivate. E’ sempre utile ciò? Wired spiega sì per alcune app, non per i social network o simili che usi tutto i giorni anche per condividere foto o storie. La funzione che abbiamo appena descritta, la mostra su Wired David Niello con uno screenshot, possiamo vedere quattro check per la domanda: Location Access For This App e il seguito See All Apps With This Permission.

Seconda funzione Android 11 importante: ogni app ha la sua cartella di memoria nel sistema

Android 11 nelle guide spiega che si possono sfruttare i sistemi di archiviazione del telefono per rubare dati o estrapolare informazioni dell’utente. Sempre Wired ci fornisce una spiegazione dettagliata di ciò che accade.

Le app installate nel proprio telefono hanno accesso solo alle proprie cartelle di dati. Non sono necessariamente autorizzate ad accedere a quelle di altre app che potrebbero contenere le tue informazioni sensibili più sicure. Questo elemento è molto importante, ad esempio, per chi sfrutta app di salute e benessere, pensate infatti a quando registrate i chilometri, i valori cardiaci e altre informazioni che solo voi dovreste sapere.

Il caso però più frequente, spiega Wired, è un app grafica che richiede l’accesso all’archivio fotografico personale dove tu estrapolerai le foto da modificare. La nuova funzione di Android 11 che Wired chiama archiviazione con ambito non rende ciò possibile automaticamente. Le app dovranno sempre chiedere delle autorizzazioni super controllabili e sempre modificabili dall’utente.

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