Alle pendici delle Alpi, piccoli grumi scuri di catrame di betulla risalenti a circa 6.000 anni hanno conservato tracce di DNA umano, residui alimentari e indizi sul microbioma orale. Questi “chewing gum” preistorici, trovati vicino a focolari e aree di lavoro, raccontano aspetti concreti della quotidianità: chi li ha masticati, quali mansioni svolgeva e che cosa mangiava. L’archeologia biomolecolare trasforma minuscoli scarti in archivi di dati, rivelando una società organizzata e competente nella lavorazione dei materiali naturali.
Catrame di betulla: il primo “materiale sintetico” della storia
Il catrame di betulla si ottiene mediante pirolisi della corteccia e, in epoca neolitica, era un adesivo multifunzionale. Veniva impiegato per fissare lame in pietra su manici in legno o osso, impermeabilizzare contenitori, sigillare crepe nella ceramica. Masticarlo lo ammorbidiva, rendendolo pronto all’uso; le componenti fenoliche esercitavano un’azione antimicrobica, utile per il benessere del cavo orale. Il gesto della masticazione univa dimensione pratica e cura di sé, in un contesto in cui l’efficienza dei materiali era cruciale.
Reperti, siti e metodi: come si legge una “gomma” di 6.000 anni
Lo studio di campioni provenienti da nove siti alpini ha combinato microscopia, spettroscopia e estrazione di DNA antico in laboratori a contaminazione controllata. Le impronte dentarie confermano la masticazione, mentre le analisi genomiche permettono l’attribuzione del sesso e confronti con banche dati di DNA antico. In parallelo, il metabarcoding intercetta tracce di piante e microrganismi intrappolati nella matrice resinosa, offrendo informazioni su dieta e ambiente.
Ruoli di genere e mansioni: ciò che svelano le tracce genetiche
Il profilo genetico del materiale associato a utensili litici indica più spesso DNA maschile, coerente con fasi di preparazione e montaggio delle lame. Il catrame recuperato da ceramiche e sigillature domestiche restituisce più frequentemente DNA femminile, in linea con attività di gestione e manutenzione dell’equipaggiamento domestico. Queste tendenze non implicano ruoli rigidi; delineano piuttosto una divisione funzionale delle mansioni in base al contesto e alla specializzazione artigiana.
Dieta e microbioma: semi, amidi e tracce di fermentazioni
Nei grumi masticati compaiono microframmenti vegetali e granuli di amido riconducibili a piante coltivate e spontanee. Segnalazioni di lino e papavero suggeriscono l’uso di semi oleosi e condimenti, oltre a potenziali impieghi medicinali. Il profilo del microbioma orale fornisce indizi su abitudini alimentari, stato di salute della bocca e possibile consumo di alimenti fermentati. Questi dati, integrati con i reperti botanici, contribuiscono a ricostruire una dieta versatile fondata su agricoltura, raccolta e allevamento.
Perché masticare il catrame: funzioni pratiche, igieniche e sociali
- Preparazione dell’adesivo: la masticazione riscalda e rende plastico il catrame, migliorando l’adesione su legno, osso e pietra.
- Igiene del cavo orale: i composti fenolici esercitano un’azione mild antibatterica, utile in caso di irritazioni.
- Ritualità e socialità: condividere il materiale vicino al focolare poteva marcare pause, passaggi di competenze e momenti di cooperazione.
Scena di officina neolitica: una narrazione plausibile
Immagina un artigiano che, seduto vicino al fuoco, ammorbidisce tra i denti una piccola pallina scura. Con le mani, fissa una lama appena scheggiata al manico, stringendo il legaccio e rifinendo con un raschiatoio. Poco distante, qualcuno sigilla la fessura di un’olla, mentre un bambino osserva. Il catrame, passato di bocca in bocca e ritemprato al calore, diventa il filo invisibile che unisce lavoro, apprendimento e cura degli oggetti.
Che cosa insegna all’archeologia: rifiuti come archivi biometrici
Questi minuscoli grumi trasformano l’idea di “scarto”: sono archivi biometrici che collegano individui a attività specifiche, svelano reti di scambio di piante e materiali, aiutano a valutare stili di vita e pratiche di manutenzione. Per gli scavi futuri, la lezione è chiara: valorizzare i microreperti e integrarli con analisi genomiche e chimiche permette di riportare alla luce la dimensione umana delle comunità antiche.
Strumenti e tecniche: come il laboratorio ricostruisce le storie
Il percorso analitico prevede pulizia e documentazione del reperto, seguita da estrazione del DNA antico con reagenti che sciolgono la matrice senza degradare le biomolecole. Le sequenze vengono confrontate con banche dati per ricostruire profili genetici e legami di parentela. Spettrometria e metabarcoding identificano specie vegetali e segnature chimiche di combustione, affumicatura o fermentazione. L’integrazione dei dati restituisce narrazioni coerenti con il contesto di scavo.
Spunti per oggi: materiali bio-based, riparazione, competenze manuali
- Materiali naturali: riscoprire colle e resine bio-based per riparare e prolungare la vita degli oggetti.
- Manutenzione: un approccio centrato sulla cura riduce sprechi e conserva know-how artigiano.
- Educazione al gesto: imparare tecniche semplici (legature, sigillature, piccole riparazioni) crea resilienza domestica e culturale.











