Apollo 11: la storia del primo uomo sulla Luna – Parte 2 di 2

Proseguiamo il nostro viaggio attraverso la storia, accompagnando gli astronauti dell'Apollo 11 nella loro missione verso la Luna

L'astronauta Buzz Aldrin sulla Luna
L'astronauta Buzz Aldrin durante un'attività extra-veicolare sulla Luna, si può notare in basso a destra una delle gambe di atterraggio del modulo lunare "Eagle", mentre nel riflesso del casco è visibile il comandante Neil Armstrong, autore della foto (Photo credit: by NASA)

L’Aquila è atterrata

16 luglio 1969. Milioni di persone osservano trepidanti il lancio dell’Apollo 11 presso il John F. Kennedy Space Center, in Florida. L’attesa si fa snervante mentre il centro di controllo avvia il fatidico countdown.

Dopo 3 ore e 30 minuti, la missione ha inizio.

Alle ore 13:32:00 UTC, il Saturn V – ad oggi, il più potente razzo mai costruito – si leva dal suolo spinto dai suoi 5 motori Rocketdyne F-1. Fiamme invadono la rampa di lancio, mentre il capolavoro di von Braun acquista sempre più velocità nella sua folle corsa alla Luna.

Dopo pochi minuti e oltre 2mila tonnellate di carburante bruciate, il primo stadio si sgancia per esser rimpiazzato, progressivamente, dai due successivi. A venti minuti dalla partenza, il Saturn V entra in orbita terrestre a oltre 180 km di altezza, per poi aggiustare la propria traiettoria. Liberatasi anche dell’ultimo stadio del razzo, la navicella procede solitaria verso la sua destinazione.

Nell’arco di 3 giorni, gli astronauti percorrono circa 380mila km attraverso il vuoto dello spazio, ma ecco infine rivelarsi il motivo di tanti sforzi. Alle ore 17:21:50 UTC del 19 luglio, l’Apollo 11 inizia la manovra di ingresso nell’orbita lunare e, dopo un’attesa di oltre 19 ore, gli uomini si preparano all’allunaggio.

Il pilota Edwin E. Aldrin Jr. – meglio noto come Buzz Aldrin – e il comandante Neil A. Armstrong fanno il loro ingresso nel modulo lunare, denominato Eagle. Una volta sganciatisi, i due iniziano la loro marcia verso la superficie del satellite, lasciando il Columbia – il modulo di comando – nelle mani di Michael Collins.

Durante la discesa, i due astronauti si accorgono che il velivolo sta viaggiando troppo rapidamente, e si sta dirigendo lontano dal punto di atterraggio previsto. Per tale ragione, Armstrong assume i controlli, ma ormai il carburante scarseggia e il suolo lunare si fa sempre più vicino.

Dopo aver esaminato la superficie costellata di crateri, e con il propellente quasi esaurito, il comandante riesce finalmente a individuare un luogo adatto.

Sono le ore 20:17:40 UTC di domenica 20 luglio. “The Eagle has landed”.

Un piccolo passo per un uomo, un grande salto per l’umanità

Il mondo intero si ferma ad ammirare il primo uomo a metter piede su un mondo alieno.

Alle 02:56:15 UTC del 21 luglio, Armstrong discende dal modulo per posarsi dolcemente sul suolo lunare, esclamando: “That’s one small step for a man, one giant leap for mankind”.

Parole semplici, ma che si imprimono nella mente degli spettatori, estasiati da un’impresa che ha del miracoloso.

Poco dopo, Aldrin si unisce al comandante, e rimane esterrefatto da quella che lui stesso definisce “una magnifica desolazione”.

Sebbene stiano camminando su un corpo celeste, i due astronauti si muovono come privi di peso, avanzando a grandi balzi sulla superficie rocciosa. Infatti, la Luna ha una massa di molto inferiore a quella terrestre, e perciò esercita solo un sesto della sua forza di attrazione gravitazionale. Nonostante ciò, entrambi devono prestare molta attenzione a non scivolare sulla regolite – uno strato di materiale incoerente che ricopre quasi tutto il satellite.

Nel corso dell’attività extra-veicolare, i piloti raccolgono campioni di roccia e installano l’EASEP (Early Apollo Scientific Experiments Package), un insieme di sistemi atti a compiere vari tipi di analisi sulla superficie lunare. Tra questi, il riflettore laser è forse uno dei più interessanti.

Esso, permette di stimare la distanza tra la Terra e il suo satellite sulla base del tempo necessario a un fascio di luce – diretto verso lo strumento e quindi riflesso – per percorrere l’intero tragitto. Ancora oggi, questo semplice esperimento rappresenta una prova inconfutabile dell’arrivo dell’uomo sulla Luna.

Oltre ad incarichi di natura scientifica, gli astronauti hanno un altro compito da svolgere. Con fare solenne, piantano la bandiera americana nell’arido suolo, e Aldrin – davanti alle telecamere di tutto il mondo – saluta il simbolo della sua nazione.

In occasione del memorabile evento, il presidente Richard Nixon si rivolge ai piloti in quella che lui stesso ha definito “la più storica telefonata mai fatta dalla Casa Bianca”. Congratulandosi per l’impresa compiuta, afferma:

“Grazie a ciò che avete fatto, i cieli sono diventati parte del mondo dell’uomo. E mentre ci parlate dal Mare della Tranquillità, siamo incitati a raddoppiare i nostri sforzi per portare pace e serenità sulla Terra. Per un inestimabile momento nella storia dell’uomo, tutti i popoli su questa Terra sono davvero uno solo: uno nel loro orgoglio per ciò che avete fatto, e uno nelle nostre preghiere perché voi facciate ritorno sani e salvi sulla Terra”.

Dopo 2 ore e mezza di EVA e oltre 20 kg di materiale recuperato, per Aldrin e Armstrong è ormai tempo di rientrare sull’Eagle, e ricongiungersi al loro collega sul Columbia.

La bandiera non è l’unico ricordo lasciato dagli astronauti. Tra i più famosi, ricordiamo la placca d’acciaio – collocata sullo stadio di discesa del modulo lunare – che recita: “Qui gli uomini della Terra hanno per la prima volta messo piede sulla Luna, luglio 1969, A.D. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità”.

Forse meno appariscente, ma non per questo meno importante, una toppa raffigurante il logo della missione Apollo 1 viene lasciata sulla superficie lunare. Un semplice gesto in onore di Roger, Gus ed Edward, compagni “che hanno reso l’ultimo sacrificio perché altri potessero raggiungere le stelle”.

Finalmente riuniti, i tre piloti iniziano il loro viaggio di ritorno verso casa, mentre la Luna – sospesa nell’oscurità dello spazio – si fa sempre più piccola.

Ce l’hanno fatta.

La corsa allo spazio termina

Il 24 luglio, l’Apollo 11 sta viaggiando a oltre 30mila km/h, ed è ormai prossimo alla Terra. Alle ore 16:35:05 UTC, la navicella penetra nell’atmosfera terrestre e, progressivamente, viene rallentata dall’attrito prodotto al contatto con l’aria. L’incredibile calore sviluppato fa assomigliare la capsula ad un asteroide destinato a schiantarsi, tuttavia i suoi occupanti sono al sicuro, protetti da uno scudo termico.

In breve tempo, l’Apollo 11 viene individuato dai velivoli da ricognizione, che osservano la corretta apertura dei tre paracaduti necessari a diminuirne la velocità di caduta. Alle 16:50:35 UTC, la capsula ammara nel mezzo dell’Oceano Pacifico, a pochi km dalla USS Hornet, la portaerei incaricata di recuperare i tre astronauti.

Dopo 8 giorni, 3 ore 18 minuti trascorsi nello spazio, Armstrong, Aldrin e Collins sono finalmente a casa.

La missione è conclusa.

L’allunaggio, un’impresa costata l’equivalente attuale di 149 miliardi di dollari e la vita di tre piloti, segna la definitiva vittoria degli Stati Uniti sull’Unione Sovietica. Dopo l’impresa dell’Apollo 11, la NASA dà il via a 6 ulteriori missioni aventi come obiettivo l’atterraggio sul suolo lunare. Tra queste, solo la sventurata Apollo 13 risulta fallimentare, a causa di un’esplosione che per poco non causa la morte dell’equipaggio.

Tuttavia, l’epoca della corsa allo spazio sta ormai volgendo al termine. Le persone non sono più così affascinate dai grandi viaggi spaziali, e i politici – davanti alle enormi spese – preferiscono investire diversamente i fondi. L’Apollo 17 è l’ultima missione a portare l’uomo sulla Luna e, dal 1972, nessun astronauta vi ha fatto più ritorno.

Nel corso dei decenni molte cose sono cambiate: l’Unione Sovietica è caduta e, con essa, anche la Guerra Fredda è finita.

Nel 1998, gli acerrimi rivali – Russia e Stati Uniti – collaborano alla realizzazione della prima stazione spaziale internazionale (ISS). In seguito, anche altre agenzie spaziali – come quella europea (ESA), giapponese (JAXA), e canadese (CSA) – aderiscono al progetto.

Entro il 2030, l’agenzia spaziale russa (RosCosmos) intende mandare un cosmonauta sulla Luna, e allestire una base permanente sulla superficie del satellite. D’altro canto, la SpaceX- un’azienda aerospaziale privata fondata dal magnate Elon Musk – prevede la realizzazione della prima città marziana entro il 2050. Al contempo, ESA e NASA progettano di esplorare le lune di Giove e Saturno (missioni JUICE e Dragonfly), alla ricerca di tracce di possibili forme di vita.

Insomma, dopo l’allunaggio, nuove ed ambiziose missioni ci aspettano.

Il viaggio continua.

Inizia con Apollo 11: la storia del primo uomo sulla Luna – Parte 1 di 2

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