Arresti a Napoli: il gusto per il kitsch dei boss

Bomboniere e confetti a forma di pistola e proiettili dorati per ricordare il giorno della prima comunione ultimo esempio del cattivo gusto dei boss della camorra.

Questa mattina i carabinieri della compagnia di Napoli Stella hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Napoli su richiesta della locale Procura, nei confronti di tre individui di Secondigliano e Miano, ritenuti responsabili di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio.

L’indagine che ha avuto origine dall’attività della Stazione di Secondigliano per il contrasto allo spaccio nella “Masseria Cardone”, una zona del quartiere di Miano roccaforte del clan camorristico dei “Licciardi”, ha portato alla scoperta di un giro d’affari di circa 20.000 euro al giorno, pari a oltre 7 milioni di euro l’anno.

Arresti a Napoli: le perquisizioni di diverse abitazioni

Svoltesi anche con l’intervento dei vigili del fuoco per la rimozione di porte e cancellate, hanno portato inoltre, al ritrovamento di un minorenne evaso due mesi fa da una comunità in cui scontava una misura cautelare per rapina. Il 17enne di Scampia alla vista dei militari ha provato a fuggire da una finestra, ma raggiunto è stato arrestato e condotto di nuovo nella comunità da cui si era allontanato.

Ma ancor più sorprendente, nel corso del blitz, è stato il ritrovamento nella casa di uno degli arrestati di bomboniere e confetti a forma di pistola e proiettili dorati, per ricordare il giorno della prima comunione di un nipote.

Ennesimo episodio di cattivo gusto da parte di un affiliato a una organizzazione criminale, mafie che tuttavia attraverso questo esibizionismo sfarzoso e irragionevole della propria ricchezza cercano di rafforzare il controllo del proprio territorio. Non mancano esempi di questo tipo ancor più clamorosi, basta ricordare lo sfarzoso funerale organizzato dai Casalesi a Roma per lo «zio Vittorio», celebrato nell’estate 2015 con tanto di cavalli, cocchieri e fiori lanciati da un elicottero sul piazzale antistante la chiesa durante il rito funebre. Un modo per ostentare il proprio potere, che in questo caso ha tuttavia portato a un’accelerazione dell’inchiesta della Dda capitolina, sfociata in 37 ordini di arresto e il sequestro di attività commerciali, conti correnti, terreni, auto di lusso ma anche di ville principesche in stile hollywoodiano, ville cariche di stucchi, marmi, statue, specchi, mobili e soprammobili d’oro, cornici dorate, strass, velluti e tende ricamate a mano. Un misto di sfarzo e cattivo gusto, il set naturale per le feste “cafone” dei Casamonica.

Ma ancor più discutibile è il gusto dello “strafare” proprio della camorra napoletana. Ogni dimora camorrista che si rispetti infatti, non può far a meno di contenere: ritratti di famiglia, tigri in porcellana, cornici d’oro, consolle Luigi XV, librerie Roche-Bobois, bagni in marmo nero e tende damascate…

Stile questo super kitsch caro alla camorra

secondo quanto emerge dai verbali dei carabinieri di Napoli, che al momento dell’irruzione nella villa di Casal di Principe di Nicola Schiavone hanno trovato: impianti di climatizzazione in ogni ambiente, mobili tutti di lusso e di noti marchi, rifiniture di pregio in ogni ambiente, vani interni simili a quelli di un museo, con almeno dieci quadri di pittori contemporanei molto quotati, sedie Frau pieghevoli rosse e gialle del valore di mille euro l’una, pareti ricoperte di mosaici in tessere di vetro di Murano, come quelle del bagno della camera da letto di Nicola Schiavone e della moglie, parquet in radica di noce. Una abitazione registrata per il catasto come abitazione popolare.

Dello stesso tenore, la villa del boss Pasquale Fucito, nel Parco Verde di Caivano, città a Nord di Napoli. Nelle foto depositate al Tribunale del riesame è infatti possibile vedere come la villa sia dotata di porte bianche, con intarsi dorati e pomelli con cristalli Swarovski da duecento euro ognuno. Pietre scintillanti anche sulla vasca da bagno e sul bidet, soffitti in ogni stanza a bassorilievi, con rappresentati angeli e colombe e sparse per la casa statue di porcellana dorata di leoni e pantere. In una stanza persino un quadro della Madonna dell’Arco illuminata con i faretti e una poltrona per pregare.

Gusto per il kitsch da parte di molti boss della criminalità partenopea

Tale da far apparire del tutto normale una della scena più chiacchierate di Gomorra, la fiction che ha raccontato alcune delle fasi più cruente della faida di Scampia, in cui la boss Scianel canta appassionatamente una canzone neomelodica, utilizzando un vibratore dorato come microfono.

Il bisogno di apparire è proprio della criminalità organizzata

come afferma lo scrittore napoletano Erri De Luca, secondo cui: «I nuovi arricchiti di camorra devono apparire, hanno bisogno di rendersi visibili e vistosi. Il fatturato in droga, lo smaltimento dei rifiuti tossici consumato nel territorio in cui vivono li condanna e li maledice davanti alla propria gente. Non hanno prestigio, solo liquidità. Possono acquistare complicità, ma dignità e autorevolezza non sono voci di bilancio, non dipendono da un libro paga. Perciò devono mostrare e dimostrare la loro supremazia provvisoria. Fanno per debolezza gesti di vanità pubblicitaria».

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