Australopithecus anamensis: ricostruito il volto dell’antenato di Lucy

Questo antico ominide è considerato un antenato del più recente Australopithecus afarensis - specie cui appartiene Lucy - e dei moderni esseri umani

Un recente studio potrebbe fare luce su uno dei più misteriosi antenati dell’uomo: Australopithecus anamensis.

Un team di ricercatori ha infatti ricostruito le sembianze dell’antico ominide sulla base di un cranio rinvenuto in Etiopia, nel 2016. Questo reperto ci fornisce ulteriori informazioni riguardo le origini dei nostri progenitori e il loro cammino evolutivo.

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I risultati della ricerca sono stati pubblicati in due articoli – Haile-Selassie et al., 2019 e Saylor et al., 2019 – disponibili su Nature.

Un tempo prima dell’uomo

Quattro milioni di anni fa, prima che l’essere umano facesse la sua comparsa, la Terra era abitata da antichi ominidi le cui sembianze, per quanto primitive, tradivano un legame di parentela con la nostra specie.

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Sin dagli anni ’60, centinaia di reperti – attribuiti ad Australopithecus anamensis – sono stati rinvenuti tra Kenya ed Etiopia. Questi fossili risalgono ad un periodo compreso fra 4,2 e 3,9 milioni di anni fa (Pliocene), e sono costituiti da denti, arti e porzioni del cranio.

Grazie a tali ritrovamenti, gli scienziati hanno potuto ottenere alcune, importanti, informazioni.

Ad esempio, si ritiene che questa specie fosse dotata di postura bipede e trascorresse una certa quantità di tempo arrampicandosi sugli alberi (una caratteristica ricorrente fra gli ominidi primitivi).

Tuttavia, la carenza di materiale cranico ha impedito agli scienziati di ottenere una chiara ricostruzione delle sembianze di A. anamensis. Fino ad oggi.

Un team di ricercatori è riuscito nell’impresa analizzando alcuni resti provenienti dalla regione di Afar, in Etiopia. I frammenti (parte di un cranio) sono stati rinvenuti all’interno dei sedimenti di un antico delta fluviale – nella valle di Godaya – e risalgono a 3,8 milioni di anni fa.

Questo esemplare – probabilmente un maschio adulto – viveva nei pressi del corso d’acqua e del lago annesso, laddove cresceva una folta vegetazione circondata da un’arida boscaglia.

L’identikit di Australopithecus anamensis

La ricostruzione delle fattezze di A. anamensis è stata ottenuta grazie al contributo di Antonino Vazzana e Stefano Benazzi, ricercatori presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna.

Eventuali deformazioni e mancanze nel pezzo sono state corrette mediante un’elaborazione digitale, ottenendo un modello tridimensionale completo. Così, è stato possibile identificare alcuni caratteri primitivi, tra cui una mandibola sporgente e una piccola scatola cranica dalla forma allungata.

I canini presentano dimensioni ridotte rispetto a quanto osservato in specie precedenti, ma superiori a quelli di A. afarensis. Quest’ultima, considerata sua discendente, è nota per il celebre ritrovamento di un individuo femmina soprannominato Lucy.

Sia A. anamensis che afarensis possiedono un viso “massiccio” se paragonato a quello degli esponenti del genere Homo. Probabilmente, ciò si deve alle differenti abitudini alimentari, in quanto gli australopiteci erano soliti masticare cibi duri, mentre gli esseri umani avevano iniziato a consumare crescenti quantità di carne (cosa che favorì lo sviluppo del cervello).

Ma non è tutto.

La ricostruzione del cranio di A. anamensis ha permesso ai ricercatori di riclassificare un fossile scoperto in Etiopia e risalente a 3,9 milioni di anni fa. Inizialmente identificato come A. anamensis, il reperto sarebbe in realtà appartenuto ad un esemplare di A. afarensis, come affermato da Yohannes Haile-Selassie – fra gli autori dello studio.

Inizialmente, gli scienziati ritenevano che l’evoluzione di A. afarensis a partire da A. anamensis fosse avvenuta in modo lineare, con la specie più antica “trasformatasi” progressivamente in quella più recente.

Tuttavia, l’identificazione di un fossile di A. afarensis antecedente di 100mila anni a quello studiato dagli autori, dimostra che i due ominidi hanno convissuto per un certo lasso di tempo.

Così, i ricercatori hanno dipinto un nuovo quadro, dove alcuni esemplari di A. anamensis sono rimasti isolati dal resto della popolazione. Gradualmente, questo gruppo ha dato origine ad una nuova specie – A. afarensis – che, dopo un primo periodo di coesistenza, ha infine rimpiazzato i suoi antenati.

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