Balene: madre e figlio bisbigliano per evitare i predatori

Questa strategia - definita "criptismo acustico" - sarebbe particolarmente rilevante nei primi tre mesi di vita del cucciolo, quando è più vulnerabile ai predatori

Balene: madre e figlio bisbigliano per evitare i predatori

Un team di biologi statunitensi ha recentemente condotto uno studio sulle modalità di comunicazione della balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis). Le loro ricerche mostrano come gli esemplari femmina diventino particolarmente silenziosi durante l’accudimento dei neonati. Tale comportamento potrebbe rappresentare una strategia per nascondersi ai predatori.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Biology Letters.

I giganti dei mari e i loro predatori

I cetacei sono un ordine di mammiferi perfettamente adattatisi alla vita acquatica, dotati di un corpo affusolato e idrodinamico spinto dalla possente pinna caudale. Questi animali sono diffusi nei mari di tutto il mondo, e alcune specie abitano perfino i fiumi del Sudamerica e dell’India.

Ciò che rende unici i cetacei è la capacità di raggiungere dimensioni a dir poco gigantesche. In particolare, la balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) può superare i 30 m di lunghezza e raggiungere le 180 tonnellate di peso, cosa che la rende il più grande animale mai esistito.

Nonostante la loro taglia colossale, anche le balene non sono immuni ai predatori. Infatti, se un esemplare adulto è virtualmente inattaccabile, lo stesso non si può dire per quelli più giovani, che possono cadere vittima di squali e orche – attirati dai forti richiami emessi dalle balene.

Un gruppo di biologi ha recentemente condotto una ricerca per verificare se questi cetacei abbiano sviluppato strategie per nascondersi alle orecchie dei predatori. In particolare, lo studio ha preso in considerazione una specie di balena – Eubalaena glacialis – caratteristica dell’Oceano Atlantico settentrionale.

Il bisbiglio delle balene

I ricercatori hanno confrontato i versi prodotti da coppie madre/cucciolo con quelli emessi da esemplari più anziani o femmine incinte – meno vulnerabili ai predatori. Lo studio ha così potuto evidenziare una drastica modificazione nelle vocalizzazioni dei primi.

In particolare, si nota una notevole riduzione dei cosiddetti “upcall”: suoni brevi e molto rumorosi, udibili a grande distanza. Di conseguenza, le madri si fanno estremamente silenziose, producendo soprattutto versi più pacati, paragonabili a “bisbigli umani”.

Come ci spiega Susan Parks – professoressa alla Syracuse University e a capo del team – queste vocalizzazioni “permettono alla madre e al cucciolo di rimanere in contatto senza informare della loro presenza eventuali predatori nelle vicinanze”.

Simili risultati sono stati ottenuti da precedenti studi riguardanti le megattere e le balene franche australi – queste ultime diffuse nei mari dell’emisfero meridionale. È quindi possibile che questa strategia venga adottata anche da altre specie di balena.

Questa ricerca ci permette di analizzare un tipo di comunicazione che, fino a poco tempo fa, era completamente ignoto alla comunità scientifica. Allo stesso tempo, ci mostra come l’inquinamento acustico – prodotto dalle attività antropiche nei mari – possa avere effetti più deleteri di quanto finora ipotizzato.

Ad esempio, il rumore prodotto da una nave potrebbe sovrastare i flebili bisbigli di una madre che comunica col suo cucciolo. Per tale ragione, è fondamentale proseguire gli studi in modo da comprendere meglio il comportamento delle balene e garantire così la loro preservazione.

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