Bowie – il genio introvabile

Artista inimitabile

Gossip musicali di economie datate, mode, non-sense in iper arrangiamenti arroccati su rock&roll, del rock anche dei più scontati.

David Bowie il genio introvabile

Si potrebbe cantare una semi-vecchia song riproposta attraverso molte epoche di eroi anglosassoni di passaggio nella berlino di “low”, e in almeno altrettante quattro o cinque generazioni il gioco reggeva ancora decentemente poichè molti hanno preso da Bowie ciò che lui, genialmente, aveva saputo prendere e tradurre con innata bravura da altri.

Ma oggi c’è un semi-vecchio “circolante” in giro che non riesce più a essere giovane, nasce già vecchio; e per l’appunto circola in un ovvio sempre peggio travestito da banalità sonore, dall’abbondanza cospicua. Cosi che poi si potrebbe fare a meno di andare a vedere quel grande circo mercanteggiante, che mediaticamente serpeggia, gonfio di spot universali, continuando, o tentando di farlo, alla ricerca di un’originalità e uno stile che  risulta infine goffamente sovrabbondante.

Cosi nell’empireo di personaggi e personaggini da reality, che seppellisce  tutto e quasi tutto in un ostentazione del nulla, tutto il niente  continua… e tutto questo  solo sul quel noioso   principio che dice che lo spettacolo deve continuare.

Quando poi, oramai, “lo scandalo” del rock è solo una serie di merci di lusso costruite a puntino. In poche parole quindi, solo “una macchina da soldi”.

Uno come David Bowie pare proprio mancare, sublimato, non  più pervenuto, come dire,  “che almeno ci fosse uno”, ma proprio solo “uno” che avesse in sé  i germi geniali di un eredità musicale che strappa le scene dalla noia, il “sociologicamente eclettico dandy ” londinese, era piuttosto sorprendentemente profetico e capace nel saperlo fare questo .

Insomma, uno che possa riprendere e continuare le strade aperte dal più camaleontico dei camaleonti versione “music-rock” in un panorama storico di una seconda metà di novecento tutto da iniziare, finito a quanto sembra da trent’anni a questa parte in anticipo. Che possa ritornare qualcuno a darci “Scary Monster  (and Super Creeps) in questo odierno contesto, sembra proprio un miracolo.
Quindi nostalgia del biondo lord inglese.

Una maledetta, sfacciata nostalgia, che più il tempo passa più si fà viva e massiccia, per non dire allarmante. Se non altro per la pesante penuria di  novità che livella nel mediocre questo difficile “moderno post sonoro” il quale, dovrebbe, prima o poi si spera,  emozionarci l’esistenza.

Bowie, più i lustri si sommano sui nostri anni giovani e meno giovani, più se ne sente l’assenza, un assenza che si posa come un’arida polvere sulle forme terrestri; nessun uomo-alieno cade più su questa terra. Il pianeta affoga in tante piccole-grandi cose belline. Si sente di tutto e tutto è perfettino, calcolato al millimetro.
I concerti “vip” si muovono “a camionate”, come file di dinosauri ruotanti, con miriadi di uffici stampa a seguito, musicisti “a memoria” danno lezioni di matematiche note che arrivano puntuali come treni svizzeri, luci spaziali d’ologrammi, sospesi nei vuoti spazi di uno spirito che, come l’eden che fu, è sempre più – dannatamente parlando un paradiso perduto.
Certamente quel che tramonta sui giorni e albeggia al termine delle notti, è questo “vuoto cosmico” di un duca bianco introvabile, in-rintracciabile, che pare non poter essere recuperato da nessuno…almeno per il momento.

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2 Commenti

  1. Bell’articolo scritto da uno che la musica non l’ha solo ascoltata ma piuttosto vissuta sulla propria pelle come “arma di ribellione di massa”…..perchè la musica è un’arma potente quando chi la scrive e la interpreta è protagonista assoluto del suo tempo ma due passi più avanti.

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