Bowie – il genio introvabile.

David+Bowie+Outside155

Gossip musicali  di economie datate, mode, non-sense in  iper arrangiamenti arroccati su rock&roll, del rock   anche dei più scontati.
Si potrebbe  cantare una semi-vecchia song riproposta attraverso molte epoche di eroi anglosassoni di passaggio nella berlino di “low”, e  in almeno  altrettante  quattro o cinque generazioni il gioco reggeva ancora decentemente poichè molti hanno preso da Bowie ciò che lui, genialmente, aveva saputo prendere e tradurre con innata bravura da altri.
Ma oggi  c’è un semi-vecchio “circolante” in giro che non riesce più a essere giovane, nasce già vecchio;  e per l’appunto circola in un ovvio sempre peggio travestito da banalità sonore,   dall’abbondanza cospicua. Cosi   che poi  si potrebbe fare a meno di andare a vedere quel grande circo mercanteggiante,  che mediaticamente  serpeggia,  gonfio  di spot universali, continuando, o tentando di farlo , alla ricerca di  un’ originalità e uno stile che  risulta infine goffamente sovrabbondante. Cosi    nell’empireo di personaggi e personaggini  da reality, che seppellisce  tutto e quasi tutto in un ostentazione del nulla, tutto il niente  continua… e tutto questo  solo sul quel  noioso   principio che dice che lo spettacolo deve continuare.
Quando poi, oramai,  “lo scandalo” del rock è solo una serie di merci  di  lusso costruite a puntino. In poche parole quindi, solo “una macchina da soldi”.
Uno come David Bowie pare proprio mancare, sublimato,  non  più pervenuto, come dire,  “che almeno  ci fosse uno”, ma proprio solo “uno”  che avesse in sé  i germi geniali di un eredità musicale che strappa le scene dalla noia,  il  “sociologicamente   eclettico dandy ” londinese, era piuttosto sorprendentemente  profetico e capace  nel  saperlo fare questo .

Insomma, uno che possa riprendere e  continuare le strade aperte dal più camaleontico  dei camaleonti versione “music-rock” in  un panorama storico di una seconda metà di novecento tutto da iniziare,  finito a quanto sembra  da trent’anni a questa parte in anticipo.  Che  possa ritornare qualcuno  a darci “Scary Monster  (and Super Creeps)  in questo odierno contesto,   sembra proprio un miracolo .
Quindi nostalgia del biondo lord  inglese.

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Una maledetta, sfacciata nostalgia, che più il tempo passa più si fà viva e massiccia,  per non dire  allarmante. Se non altro per la pesante  penuria di  novità che livella nel  mediocre questo difficile “moderno post sonoro” il quale,  dovrebbe, prima o poi si spera,  emozionarci l’esistenza.
Bowie, più i lustri si sommano sui nostri anni giovani e meno giovani, più se ne sente l’assenza, un assenza che si posa come un’arida polvere sulle forme terrestri;  nessun uomo-alieno cade più su questa terra. Il pianeta affoga in tante piccole- grandi cose belline. Si sente di tutto e tutto è perfettino,  calcolato al millimetro.
I concerti “vip” si muovono “a camionate”,  come file di dinosauri ruotanti, con miriadi di uffici stampa a seguito, musicisti “a memoria” danno lezioni di matematiche note che arrivano puntuali come treni svizzeri ,  luci spaziali d’ologrammi, sospesi nei vuoti spazi di uno spirito che, come l’eden che fu, è sempre più – dannatamente parlando-  un paradiso perduto.
Certamente quel che tramonta sui giorni e albeggia al termine delle notti, è  questo “vuoto cosmico” di un duca bianco introvabile, in-rintracciabile, che pare non poter essere recuperato da nessuno…almeno per il momento.

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2 Commenti

  1. Bell’articolo scritto da uno che la musica non l’ha solo ascoltata ma piuttosto vissuta sulla propria pelle come “arma di ribellione di massa”…..perchè la musica è un’arma potente quando chi la scrive e la interpreta è protagonista assoluto del suo tempo ma due passi più avanti.

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