Boys don’t cry and Girls don’t cry

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Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In tutto il mondo avvengono molte iniziative per dire no agli abusi mentali, fisici e sessuali.

Anche la cinematografia ha affrontato largamente il problema, proponendo opere dure e sincere, denunciando questa piaga.

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Il lavoro che vorrei porre in esame è Boys don’t cry (1999) di Kimberly Peirce. Oltre ad avere una regista femminile, la pellicola tocca una tematica molto dolorosa. Vengono trattate le difficoltà di una giovane transgender innamorata di una sua coetanea. Non avendo i soldi per completare la trasformazione, la protagonista assume atteggiamenti maschili e ricorre a stratagemmi per somigliare quanto più a ciò che desidera.

La discriminazione e i soprusi sono elevati all’ennesima potenza in questo film che espone lo spettatore a tutta la durezza dell’intolleranza e dell’ignoranza. La storia si basa su di un fatto realmente accaduto e nonostante la distribuzione oggettivamente scarsa, il lungometraggio ha avuto un buon successo. Attorno a questo amore considerato sbagliato ruotano una serie di crudeltà, fino al tragico epilogo.

La protagonista, interpretata da una magistrale Hilary Swank, non è felice nei suoi panni di ragazza, ma non viene accettata dalla società nemmeno come uomo. Questo film è caro sia alla comunità gay, sia a quella femminista e lancia un messaggio importante, antropologico e culturale. La scena in cui la giovane viene violentata fa riflettere. È mostrata l’incapacità di mettersi nei panni degli altri e la scelta di una via semplice, ovvero quella della rabbia. Nella colonna sonora è presente il brano dei The Cure che da il nome al titolo, Boys don’t cry.

La regista dopo questa opera (la prima) si è dedicata ad una pellicola sulla guerra, Stop-Loss (2008) e più recentemente al remake di Carry, lo sguardo di Satana.

Poche altre parole da dire a riguardo, se non che il lungometraggio è veramente consigliato, soprattutto in questa giornata.