Calabria – Nuovo caso di violenza sugli animali.

Il quarto nel giro di pochi mesi. Dopo l'uccisione di Angelo e Billy. Altri casi di violenza nel catanzarese.

Nell’ultimo periodo numerose sono state le violenze nei confronti degli animali nella regione Calabria.
L’ultimo caso risale a cinque giorni fa, dove nel catanzarese, un cucciolo è stato fortunatamente salvato da un pestaggio nonostante abbia riportato un trauma cranico.

Ma un altro macabro episodio si è verificato ieri, sabato 25 intorno alle 17 a San Pietro Lametino.
Anche questa volta, i cittadini hanno informato tempestivamente le forze dell’ordine che sono intervenute al fine di aiutare il cucciolo.

Arrivati sul posto hanno constatato una situazione disastrosa.

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Un cane, di colore nero, con una corda arancione al collo appeso ad una ringhiera, con la bocca ancora spalancata ancora in cerca di aiuto. 

Le condizioni in cui è stato trovato sono state davvero impressionanti, per questo abbiamo preferito censurare l’immagine.
Il cane è stato affidato alle cure amorevoli dei veterinari, mentre la polizia ha iniziato le indagini per scoprire i fautori di questa atrocità.

Purtroppo il fenomeno del randagismo, in Calabria, è molto diffuso. Non vi sono le strutture adatte ed i rifugi per cani non sono in grado di gestire tutte le esigenze.

Molti di loro, i più fortunati, trovano un padrone, una struttura… Ma altri finiscono con essere soggetti a violenza.
I calabresi sono stanchi di questi episodi di violenza, si discostano da questi gesti denunciandoli. La vera cattiveria risiede in chi sfoga la propria frustrazione su questi piccoli amici che girano e rallegrano la città con la loro compagnia.

 

Aggiornamento – Dopo il ritrovamento, la Polizia Locale ha dichiarato che:

“Con l’ausilio del Servizio Veterinario si è accertato come il malcapitato animale fosse un cucciolo meticcio di circa 4 mesi, non microchippato, e quindi presumibilmente randagio.
Dai  primi accertamenti in loco, e sulla carcassa del cane, sembrerebbe scongiurata l’ipotesi che a causare la morte sia stata l’impiccaggione. Il cucciolo,  Presumibilmente, durante il macabro rito del cappio, era già morto”.

L’ipotesi dovrà essere confermata da specifici esami  richiesti all’Istituto Zooprofilattico competente.

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