Cambroraster: una nuova specie di predatore vissuta nel Cambriano

Questo organismo ci offre l'opportunità di studiare l'evoluzione dei primi, grandi, predatori

Cambroraster falcatus - nuova specie del Cambriano
Ricostruzione di Cambroraster falcatus, una nuova specie di artropode risalente al Cambriano (Photo credit: By PaleoEquii - Own work, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=80931252)

Una nuova specie va ad aggiungersi al peculiare biota del Cambriano, il periodo geologico compreso fra 541 e 485 milioni di anni fa. Cambroraster falcatus era un artropode primitivo, caratterizzato da un ampio carapace e appendici spinose, probabilmente impiegate per setacciare i fondali.

La scoperta appartiene a due ricercatori del Royal Ontario Museum (Toronto), ed è riportata su Proceedings of the Royal Society B.

La Terra nel Cambriano

Se un viaggiatore del tempo decidesse di visitare la Terra di 500 milioni di anni fa, probabilmente penserebbe di esser atterrato su un pianeta alieno. Foreste e praterie lascerebbero il posto ad una landa deserta, priva di vegetazione e popolata da semplici batteri.

Di fronte ad una tale desolazione, sarebbe facile scoraggiarsi, e pensare che quest’epoca non abbia nulla di interessante da offrire, eppure le cose cambiano quando ci si immerge in acqua.

I caldi mari del Cambriano sono protagonisti di una vera e propria esplosione di forme di vita. Organismi sempre più grandi e complessi fanno la loro comparsa, inclusi gli antenati dei moderni gruppi animali. Tuttavia, al contrario di quanto accade negli oceani attuali – dominati da pesci e mammiferi – sono gli artropodi a regnare sovrani.

Tra questi, i trilobiti sono senza dubbio uno degli organismi di maggior successo, capaci di sopravvivere per oltre 250 milioni di anni. Dotati di un robusto carapace segmentato, il loro aspetto ricorda da vicino quello dei moderni limuli – sebbene non vi sia una stretta parentela.

Mentre i mari si popolano di sempre più specie, fa la sua comparsa il primo super-predatore: Anomalocaris. Questo animale raggiunge una lunghezza di 1 m che, se per gli standard odierni può sembrare poco, lo rende uno dei più grandi organismi dell’epoca.

Grazie alla vista acuta, può facilmente individuare le prede di cui si nutre, catturandole tramite gli arti spinosi posti ai lati della bocca.

Un nuovo predatore dal Canada

Nel 2012, un gruppo di ricercatori del Royal Ontario Museum stava eseguendo degli scavi nei pressi del Marble Canyon, nel Parco Nazionale di Kootenay (Canada). Quest’area si trova ad appena una quarantina di km dal ricco giacimento della Burgess Shale, laddove sono stati rinvenuti i resti di numerosi organismi perfettamente conservati, risalenti a 505 milioni di anni fa.

Durante le ricerche, gli scienziati si imbatterono in alcuni frammenti appartenuti ad un misterioso animale, la cui identità sarebbe rimasta ignota per altri 4 anni. Infatti, fu solo nel 2016 che i paleontologi Jean-Bernard Caron e Joe Moysiuk scoprirono un fossile quasi completo. Quando esaminarono il reperto, si resero conto di trovarsi di fronte a una specie completamente nuova.

Cambroraster falcatus era un artropode appartenente al gruppo Radiodonta – come il più celebre Anomalocaris – che poteva raggiungere la considerevole (almeno, per l’epoca) lunghezza di 30 cm.

Il suo nome fa riferimento a due caratteristiche piuttosto particolari: la forma del carapace – che ricorda quella del Millennium Falcon – e la presenza di appendici spinose, simili a rastrelli.

Il loro utilizzo ci viene spiegato dallo stesso Caron, il quale ritiene che “Cambroraster potrebbe aver impiegato queste chele per setacciare il sedimento, intrappolando le prede in una specie di struttura a rete costituita da spine uncinate”.

Una volta catturate, queste venivano inghiottite attraverso una bocca circolare e irta di denti – tipica degli artropodi radiodonti e assente negli organismi attuali.

Ad oggi, i ricercatori hanno rinvenuto centinaia di esemplari, grazie ai quali è stato possibile ottenere una ricostruzione estremamente accurata dell’animale. Le ragioni di una tale abbondanza sono ancora ignote, anche se è possibile che questi organismi si fossero riuniti per fare la muta – in tal caso, i reperti non sarebbero altro che esuvie fossilizzate.

Come affermato da Caron: “Il ritrovamento di un gran numero di elementi e fossili incredibilmente completi, preservati in uno stesso luogo, è un vero colpaccio, in quanto ci permette di comprendere meglio l’aspetto e lo stile di vita di questi animali”.

Inoltre, Cambroraster “spalanca una finestra sulla predazione durante il Cambriano”, e ci mostra la grande varietà di strategie adottate dai carnivori per catturare le prede.

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