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Canili comunali capitolini: le associazioni animaliste evidenziano il pericolo di una “situazione fuori controllo”

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Tornano a scendere di nuovo in piazza le associazioni animaliste – LAV, AVCPP, ENPA e Animalisti Italiani – per denunciare le condizioni di degrado dei canili capitolini.

Sembrava, infatti, che l’approvazione della mozione contro la delibera n. 148 del 22 maggio 2014, nota come delibera “ammazzacanili” (https://www.quotidianpost.it//canili-romani-vittoria-associazioni-animaliste-contro-delibera-ammazzacanili/) segnasse il passo decisivo per mettere fine all’anarchia normativa e, soprattutto, organizzativa, in cui versano, ormai da troppo tempo, i canili romani, ma così non è stato.

Anzi, semmai possibile, la condizione delle strutture ricettive di Roma, dedicate ad accogliere cani e gatti, è anche peggiorata. La situazione attuale è caratterizzata da: blocco totale degli ingressi nel canile di Muratella (dove la capienza massima è di 130 cani, ma al momento ne sono presenti 113) e scarsità di cure sanitarie, anche per gli animali che vertono in condizioni di salute particolarmente precarie.

Si è arrivati, pertanto, a parlare di una vera e propria “situazione fuori controllo“, che ha fatto appellare la capitale italiana da parte delle associazioni animaliste di tutto il Paese come “nemica degli animali“. Un’accusa grave, fatta non solo di parole, che feriscono chi in questa città è nato, vi abita da sempre e la ama e, magari, sta pure dalla parte degli animali, ma anche di fatti.

Perché lasciare in strada un animale randagio, anche se segnalato dai cittadini è un fatto. Rifiutarsi di registrare cani segregati al’interno di un garage, come cani di Roma Capitale è un altro fatto. Lasciar morire in un parco pubblico dei cuccioli, perché non è possibile al momento accoglierli in canile, dal momento che non sono pericolosi, è un altro fatto ancora. E tutti questi fatti insieme rappresentano delle minuscole tesserine di un mosaico, che non dà di certo una buona immagine di quella che, essendo una delle principali capitali europee, dovrebbe anche essere una città all’avanguardia.

I dati diffusi da LAV, AVCPP, ENPA e Animalisti Italiani sono abbastanza preoccupanti. Infatti, nel periodo compreso tra il 20 maggio e l’11 luglio, a fronte di 124 cani che sono stati accolti nei ricoveri, ben 90, pur trovandosi in situazioni di pericolo per se stessi e anche per gli altri (pensiamo solo agli incican dendenti provocati da cani, che vagano per le strade, terrorizzati, fuori controllo perché non sanno dove andare) sono rimasti così, senza un posto dove stare, se non, appunto, le strade o i parchi.

 

Inoltre, sempre da quanto denunciano le associazioni animaliste, l’Amministrazione Comunale, al momento, non farebbe fronte neppure al pagamento delle cure mediche. Di conseguenza, sono le raccolte spontanee di farmaci e di soldi tra i cittadini, che rendono possibile la cura dei cani e dei gatti randagi. all’interno dei canili

A tutto ciò si aggiunge, poi, anche il problema delle sterilizzazioni, che sappiamo tutti sono davvero l’unica soluzione preventiva all’ulteriore aumento di animali soli, che non hanno casa e, se continua così, neppure una gabbia in un canile, che, per quanto triste e squallida, rappresenta però un angolo protetto molto più di una strada cittadina. Attualmente nel canile della Muratella sono 300 i cani censiti che non sono sterilizzati; ma il numero aumenta drammaticamente se si sommano a questi i 2348 cani in affido o in adozione, per i quali le famiglie dovranno pagare di tasca propria l’operazione, se vogliono evitare di trovarsi cucciolate indesiderate, delle quali doversi prendere cura. La ASL del canile, infatti, non attua più sterilizzazione gratuite per gli animali adottati.

Ma allora – e qui credo la domanda sorga davvero “spontanea” – chi prenderà ancora dei cani o dei gatti dai ricoveri comunali, se dovrà anche sobbarcarsi, poi, tantissime spese a proprio carico? Perché è importante ricordare che, nel momento in cui si adotta un animale da un rifugio, è obbligatorio firmare un impegno di sterilizzazione dello stesso. Ora, un conto è farlo attraverso ambulatori convenzionati, nei quali la cifra è abbastanza contenuta, ma la musica diventa ben altra, nel momento in cui ci si deve rivolgere a veterinari privati, che possono chiedere anche alcune centinaia di euro per una sterilizzazione. Cifre non criticabili, quando si vuole essere sicuri delle mani alle quali si affida il proprio cane o il proprio gatto, ma, comunque, impegnative.

Infine, proprio per non trascurare alcun dettaglio della situazione che Roma, oggi, sta vivendo, bisogna ricordare anche che alcune strutture ricettive sono a rischio chiusura con motivazioni ancora non del tutto chiarite. E’ il caso del rifugio comunale Vitinia ex Poverello, al quale l’Amministrazione capitolina continua a voler apporre i propri sigilli, anche se sono stati prodotti numerosi documenti a sua difesa. E’ stata chiesta, inoltre, l’istituzione di una commissione ad hoc da parte delle associazioni animaliste per avere maggiori dettagli sulla questione, ma per ora non si sono avute risposte. E la stessa struttura della Muratella non vive giorni sereni, perché non si è ancora sciolta la prognosi rispetto al possibile trasferimento di un numero considerevole di cani ospitati al suo interno.

Il 26 giugno scorso è stata chiusa la gara di selezione tra alcune strutture private della Regione per individuare nuovi rifugi e così ne sono state selezionate tre, delle quali però non si sa né il nome, né, tanto meno, l’ubicazione.

Anche la gara per la gestione dei canili capitolini è stata chiusa formalmente ed ha prodotto, come esito, la sopravvivenza esclusivamente di Muratella, Ponte Marconi e Porta Portese; anche in questo caso mancano, tuttavia, i dettagli, per cui non si conosce il numero di cani, che potranno essere accolti, né le modalità con le quali si intenderà dare prosecuzione alle terapie mediche e alle cure sanitarie.

La questione canili romani, insomma, sembra proprio non riuscire a trovare un punto di arrivo. Tra un’ Amministrazione locale, apparentemente indifferente alle sorti degli animali, e la ferma volontà delle associazioni, che, al contrario, tentano in ogni modo di far sentire la propria voce in capitolo, lo scontro va avanti. Di sicuro non sarà una guerra lampo e si prospettano tempi sempre più difficili per i nostri amici a quattro zampe.

 

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