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Canili comunali: il sistema di accoglienza della Capitale sta crollando

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canile

Non si fermano, né, tanto meno, accennano a farlo le polemiche inerenti le strutture ricettive di Roma Capitale, destinate ad ospitare cani e gatti della città. Sono ormai quasi due settimane, infatti, che tra un’accusa e l’altra, tra una denuncia e una contro denuncia, tra affermazioni e smentite, Istituzioni e Associazioni sono scese in campo, ognuna pronta a difendere il proprio punto di vista.

Tutta la vicenda prende avvio il 22 maggio, giorno in cui viene approvata dalla Giunta comunale, all’unanimità, una delibera, che decreta la chiusura definitiva di alcuni canili e gattili, ritenuti al momento non a norma con la legislazione vigente. Ecco che, così, l’Oasi felina Villa Flora, la Valle dei Cuccioli e il Rifugio Vitinia ex Poverello rientrano in tale delibera: chiusura. Ma neanche il canile della Muratella ne esce indenne, dal momento che la stessa Giunta ne stabilisce un ridimensionamento rispetto ai numeri dell’accoglienza: drastica riduzione da 640 cani a soli 250 cani.

La motivazione risiede nel fatto che tali strutture non sono a norma. Ma, dal momento che si tratta di strutture comunali, sarebbe compito dell’Amministrazione capitolina adeguarle alla normativa e, invece, questa stessa Amministrazione decide di chiuderne i cancelli.

Si salvano dal colpo di mannaia della Giunta soltanto il rifugio Ponte Marconi, che però attualmente non accoglie nuovi randagi, e l’oasi felina di Porta Portese.

La chiusura di queste strutture non solo rappresenta un danno per tutte le centinaia di cani e gatti che vivono al loro interno, ma costituisce anche una chiara disconferma del lavoro portato avanti per anni, con dedizione e sacrifici, da parte dai volontari della città.

Il primo colpo di scure era arrivato dalla disillusione rispetto alla riapertura dell’Ufficio Diritti degli Animali e alla nomina di un possibile Garante per la tutela dei nostri amici a quattro zampe. Promesse fatte dallo stesso sindaco, Ignazio Marino, in campagna elettorale e poi smentite. Smentite non soltanto senza giustificazioni o motivazioni per lo meno convincenti, ma, anzi, aggravate anche dalla scelta di chiudere i canili e i gattili romani.

Il progetto è quello di sostituire gradualmente il sistema di accoglienza pubblica con un sistema privato, che possa decentrare le strutture ricettive in tutta la Regione Lazio, così da alleggerire, in qualche modo, la Capitale. L’obiettivo, ovviamente, quello di risparmiare. Ma nei fatti è poi davvero così? Non è detto. Anzi, le associazioni affermano che la situazione non potrà far altro che peggiorare. Infatti, per ciascun cane tenuto in struttura, i canili privati percepiranno una diaria giornaliera pari a 6,00 euro. Ora, se il guadagno è legato alla presenza dei cani – si chiedono i volontari – dove starebbe l’interesse per i privati nel far adottare gli animali? Più cani o più gatti e più introiti.

E qui tornano in campo in prima persona alcuni nomi già incontrati. Prima fra tutti Simona Novi, Presidente dell’Associazione volontari canile Porta Portese (AVCCP), la quale accusa il Comune di svuotare i canili attraverso un processo di “cure negate”. Ossia, torna in auge la condanna alle Istituzioni nel non dare fondi adeguati per poter curare cani e gatti, che così vengono lasciati o al sistema del volontariato o, laddove impossibile, ad un destino di morte certa. Quindi a breve canili vuoti sì, ma vuoti per incuria e assenza di chi preposto, invece, alla loro tutela.

Altro punto centrale dell’accusa di malgoverno risiede nei costi sostenuti dal Comune per trasferire i cani da Muratella a strutture gestite da privati. La spesa legata a tale operazione, infatti, si aggira all’incirca sui centocinquantamila euro, esclusivamente per la diaria giornaliera destinata a cibo e pulizia delle gabbie e/o dei recinti. Destinando meno della metà di questa cifra a lavori di ristrutturazione, il parco canile Vitinia ex Poverello, si sarebbe potuto mettere a norma, così da poter continuare a svolgere il proprio lavoro come ha fatto per anni.

A sostegno di questo punto di vista interviene anche il presidente della commissione patrimonio, P. Pedetti, il quale ricorda che, chiudere ora una struttura come il canile Vitinia ex Poverello, per il quale è stato fatto un ingente investimento economico nel 1999, non è altro che un ulteriore spreco di denaro pubblico.

AVCCP proprio non ci sta, così presenta un esposto alla Repubblica.

La contesa non sembra, quindi, in alcun modo sedata. Vedremo dove arriverà nei prossimi giorni e quali strutture, quali canili e gattili, riusciranno a portare avanti il loro lavoro. Nel frattempo appelli di adozione e di affidi rimbalzano impazziti in rete e sui principali social network. Richieste di aiuto arrivano da ogni parte, ma per quanto tempo ancora il solo volontariato sarà in grado di dar loro risposta?

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