Ci vediamo domani, ovvero, quando la morte è in vacanza

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Un quarantenne che ha ancora non ha deciso cosa fare della sua vita, un giorno ha un lampo di genio e decide di imbarcarsi nella più singolare e bizzarra delle imprese: aprire un’agenzia di pompe funebri e sceglie, come location – per dirla in termini moderni – un paesino sperduto popolato esclusivamente da vecchi.
Alle prese con una moglie sempre più rassegnata (Francesca Inaudi, nel ruolo di Flavia) e con una figlia che non crede più alle sue continue e puntualmente disattese promesse, Enrico Brignano, nel ruolo di Marcello Santilli,” eterno ragazzo” alla continua ricerca della svolta, della grande occasione della vita, una volta aver preso atto che la gente, al mondo, due cose fa, ovvero ” o mangia o muore”, ben consapevole di non essere tagliato per avviare un ristorante, “ripiega” sul bussiness funebre e – con tanto di nonna che fa da garante (ormai la sola persona al mondo che creda in lui, se non altro per il vincolo affettivo), dopo aver ottenuto il necessario finanziamento per mezzo dell’intraprendente e privo di scrupoli Ricky Tognazzi, nei panni di Camicioli, direttore di banca – trasferisce la baracca a Pietra Frisca, immaginario paesino delle Puglie, dove un’impresa funebre non è stata ancora creata e dove l’età media degli abitanti si aggira attorno agli anni novanta.
Inizia così un’avventura roccambolesca, dalle sorprese continue, con gli ultraottuagenari che sembrano poco intenzionati a lasciare la dimora terrena e con un lavoro che, purtroppo, contro ogni prevedibile previsione, non decolla.
Il film è bello, piacevole, comico e, per certi versi, anche tragico, l’ambientazione suggestiva, con l’originalità di dissacrare ed esorcizzare un tema angosciante, nonchè vero tabù, come è appunto la morte.
E se “mors tua, vita mea” qui è il motto di vita dell’intrepido Brignano, si evince che invece la vita è molto più fantasiosa di noi.
Da vedere.

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