Cinema, Interstellar di Nolan: la salvezza tra le stelle

Interstellar di Christopher Nolan: la salvezza dell'uomo tra le stelle

Nel XXI secolo in nostro pianeta è ormai arrivato alla frutta. Per modo di dire, perché i cambiamenti climatici e una misteriosa ‘piaga’ non permettono quasi più di coltivare la terra. L’agricoltore ed ex-pilota spaziale Cooper (Matthew McConaughey) viene chiamato a partecipare alla più importante delle missioni possibili: cercare nello spazio profondo la possibile salvezza dell’umanità. Una responsabilità sovrumana, che accetta solo per il bene dei suoi figli. Nel suo percorso, però, scoprirà che la vera posta in palio è diversa e decisamente al di là di ogni sua immaginazione.

Christopher Nolan consegna ancora una volta al pubblico di tutto il mondo una pellicola di grande impatto visivo, emotivo e intellettuale. Sì, anche quello. Con buona pace per qualche fisico pedante che gli contesta alcune imprecisioni, Interstellar volgarizza (nel senso buono) temi di grande interesse scientifico fra fisica tradizionale e astronomia. Senza contare il grande interesse sempre dimostrato da Nolan verso la psicologia dei suoi personaggi. La complessità di tali temi viene trasposta in dialoghi e passaggi difficili da comprendere per chi non abbia un bagaglio culturale adeguato. Per fortuna però non è solo la scienza il cuore del film né occorre essere scienziati per goderselo.

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Infatti la narrazione si muove sempre tenendo due piani paralleli: da un lato, la vertigine data dalle questioni razionali; dall’altro, la vertigine dettata dalle pulsioni sentimentali. Il dolore per la lontananza da casa e dai figli, la paura dell’ignoto e la solitudine provati dal protagonista Cooper sono sentimenti sufficienti a creare la necessaria empatia nel pubblico. E sono proprio questi sentimenti a trascinare lo stesso pubblico nell’interesse per quell’altra area di argomenti.

In tanti parlano di questo come l’erede di 2001. Odissea nello spazio. Tale elogio è stato elargito così tante volte e a sproposito che al sentirlo viene spontanea una smorfia. ‘Interstellar’ non ha il senso misterico e quasi mistico del capolavoro di Kubrick. Né usa il suo linguaggio. Nolan è un superbo architetto e non un poeta. Del resto il destino cosmico dell’uomo, la devastazione della Terra, i loop temporali, i viaggi planetari, i contatti con entità ‘altre’ rispetto a noi non sono temi mutuabili solo da ‘2001. Odissea nello spazio’. Anzi, non sono neppure stati inventati da quest’ultimo. Sono temi comuni a buona parte della produzione sci-fi, vecchia e recente. Il tema della interdimensionalità sembra ripreso dal libro Flatlandia di Edwin Abbott (1884), l’IA amichevole somiglia molto a GERTY del piccolo film cult Moon (2009). Possiamo giocarci ancora e scoprire molto altro. In questo senso Interstellar è poco originale. Non glielo si può imputare come colpa, a meno che il suo citazionismo non sia giudicato eccessivo. Le opere capaci di inventare qualcosa di radicalmente nuovo sono state pochissime e nessuna in tempi recenti. La cosa più onesta da dire è semmai che ‘Interstellar’ decide di muoversi nel solco di una tradizione. Da quella fonte cui si abbeverò anche Kubrick: l’idea di umanesimo scientifico promossa dagli autori di fantascienza prima che dagli stessi scienziati.

‘Interstellar’ è forse il meno nolaniano dei film di Nolan. Come tutti i precedenti, pone ai suoi protagonisti e allo spettatore quesiti importanti e spesso assai difficili. Finora le risposte erano state sempre trovate nell’interiorità. Che sia Bruce Wayne de Il Cavaliere oscuro o Cobb di Inception o Shelby di Memento, i personaggi nolaniani hanno sempre finora sconfitto i propri demoni più o meno da soli. Questo è il primo fra i suoi film in cui la soluzione non arriva dall’individuo bensì dalla comunicazione. E’ il rapporto speciale tra Cooper e la figlia Murphy (Jessica Chastain) la chiave della salvezza dell’umanità, non la specialità dell’uno o dell’altra. Anche questa metamorfosi del messaggio nolaniano è un segno dei tempi.

E’ difficile capire quale sarà il solco tracciato da ‘Interstellar’ nella storia della letteratura e cinematografia di genere. Di certo eccelle in una produzione kolossal recente segnata da superficialità estrema. E segna un altro punto a favore della carriera di uno dei pochi registi hollywoodiani capaci di creare intrattenimento di qualità.

 

 

Nato nel 1986 a Carate Brianza (MB) ma cresciuto in Sicilia. Ha studiato Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma laureandosi con una tesi dedicata al giornalismo culturale de 'la Repubblica'. Coltiva molti interessi fra cultura, politica e sport. Crede nel valore del libero confronto fra idee e mette tutto il suo impegno nel sostenerlo.
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