La Confcommercio tira le somme di quest’anno produttivo
Le imprese che nel 2020 hanno chiuso definitivamente i battenti a causa della pandemia sono 390.000. A fronte di questo dato, ci sono 85.000 nuove aperture di attività, un dato piccolo che però dimostra che nella disperazione e disoccupazione ci sono molte persone coraggiose che decidono di provare ad aprire un’attività di commercio o servizi.
Una richiesta forte e coerente per le imprese in perdita
La Confcommercio non è positiva sui dati pubblicati, anzi. Il presidente Carlo Sangalli ha sollecitato il governo e le forze politiche a pensare a degli indennizzi per le imprese e le attività che subiscono il calo del fatturato, di sfruttare le risorse europee in arrivo per sostenere la produttività, importante per la sopravvivenza degli imprenditori.
Un invito che arriva proprio nel periodo di approvazione della Legge di Bilancio, nel momento di programmazione del Recovery Fund che ha l’intento di rilanciare il paese oltre che a trasformarlo.
Confcommercio, forte calo dei consumi nel 2020, la fiducia non basta
Il Covid ha portato al crollo dei consumi del 10,8% nel 2020. Rispetto al 2019 si stima una perdita di 120 miliardi di euro.
La perdita dei numeri è soprattutto per le imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato, un dato che aveva riportato anche l’Europa e in parte anche l’Istat.
A proposito dell’Istituto di Statistica Nazionale, al 23 dicembre la Confcommercio aveva pubblicato i dati di dicembre sulla fiducia di imprese e consumatori. La stima per i consumatori era passata da 98.4 a 102.4. Quella delle imprese da 83.3 a 87.7. Dati comunque al di sotto del miglioramento dell’anno precedente, valori però importanti considerando la povertà e la disoccupazione creata dalla pandemia.
Ecco i settori dove si sono registrate più chiusure di attività e imprese
Ecco quali sono i settori che hanno registrato più chiusure e difficoltà secondo Confcommercio:
- abbigliamento e calzature (-17,1%);
- ambulanti (-11,8%);
- distributori di carburante (-10,1%).
Nei servizi di mercato le maggiori perdite di imprese si registrano:
- agenzie di viaggio (-21,7%);
- bar e ristoranti (-14,4%)
- trasporti (-14,2%);
- un’impresa sparita su tre nella filiera del tempo libero: attività artistiche, sportive e di intrattenimento.
Concludiamo i dati sulle partite iva tra lavoratori autonomi e liberi professionisti.
- Chiuse le attività di circa 200.000 professionisti tra iscritti e non iscritti agli ordini. Le attività più colpite qui sono: scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi, attività artistiche, di intrattenimento e divertimento e altro.











