Coronavirus: continuano le dichiarazioni altalenanti dell’Oms e degli esperti

Il documento di dieci specialisti italiani sulla ridotta carica virale del Covid-19 scatena le critiche dei colleghi che invitano alla prudenza

Il coronavirus si combatte con o senza guanti, mascherine prima no poi sì e forse la carica virale sta già diminuendo per conto suo. in ogni caso continuano le dichiarazioni altalenanti di virologi e infettivologi e l’Organizzazione mondiale della sanità ci aggiunge spesso il suo carico da novanta per alimentare la confusione.

Le dichiarazioni altalenanti sul covid-19

Da mesi siamo bombardati con dichiarazioni altalenanti, spesso contraddittorie, di specialisti e massimi organismi sanitari sull’andamento reale del Covid-19 che, essendo un agente patogeno nuovo, va studiato work in progress. Tuttavia, milioni di cittadini faticano a orientarsi tra dichiarazioni contrastanti e veri e propri battibecchi tra gli addetti ai lavori che ci hanno accompagnato non solo durante il lockdown, ma anche con la progressiva riapertura delle attività.

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Le linee guida più volte modificate dell’organizzazione Mondiale della Sanità

Le linee guida dell’Oms hanno in effetti affrontato parecchi aggiornamenti in corso d’opera che hanno scatenato anche qualche critica e perplessità, riassunte come segue da Francesca Bernasconi per il Giornale.it:

  • I tamponi sono uno strumento di controllo dello stato dei pazienti affetti da Sars-CoV-2 (o Covid-19), ma il 17 giugno sono cambiate le linee guida in vigore dallo scorso gennaio. In pratica, non occorrono più due test negativi a distanza di almeno 24 ore per dichiarare la guarigione. I malati da coronavirus possono infatti lasciare l’ospedale o uscire di casa 10 giorni dopo i primi malesseri, ai quali è meglio aggiungerne altri 3, in assenza di sintomi, per sicurezza. Gli asintomatici possono invece uscire 10 giorni dopo il test positivo al Covid
  • Le linee guida lasciano comunque ai governi la facoltà di applicare le modifiche oppure aggiungere provvedimenti specifici, ma questa decisione si uniforma, di fatto, ai Paesi che non hanno le risorse per fare due tamponi
  • Il direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra ha infatti specificato che: “I Paesi con risorse limitate, e che dunque non possono garantire un secondo tampone, a causa dell’insufficienza di strumenti e personale medico, potranno utilizzare il solo criterio clinico per accertare che una persona non è più infetta o è minimamente infetta…Non parliamo di guarigione”.
  • Il problema è il livello di rischio di contagio che, nelle persone senza più sintomi, dovrebbero essere molto limitato, ma l’Oms non può escluderlo in mancanza di prove certe.

Mascherine e guanti

Sui dispositivi di protezione individuale, cioè guanti e mascherine, si è aperto un altro fronte di controversie perché, a inizio aprile, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ne raccomandava l’uso per i malati e li definiva “indispensabili” solo per il personale ospedaliero, considerando che mancavano di fatto le scorte necessarie per distribuirli a tutta la popolazione.

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Due mesi dopo, le nuove disposizioni cambiano rotta e consigliano di usare le mascherine per proteggere se stessi e gli altri, invitando i governi a farle indossare sempre nei luoghi affollati, per un periodo ancora da definire.

Parecchia confusione anche in merito all’uso dei guanti che l’Oms non aveva eccessivamente caldeggiato, ma nemmeno escluso come sistema protettivo, salvo poi dichiarare l’8 giugno che non solo non sarebbero raccomandati ma potrebbero:

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Aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso“. Quindi basta guanti, per non cambiarli in continuazione, e sotto con il gel disinfettante e lavaggio delle mani.

Il problema degli asintomatici

L’Oms ha avuto un inciampo anche in merito alla possibilità degli asintomatici di contagiare o meno, a causa della dichiarazione di Maria Van Kerkhove, direttore del team tecnico per la risposta al nuovo coronavirus dell’Oms. Van Kerkhove sembrava escludere il rischio di contagio da asintomatici definendolo “molto raro” salvo poi chiarire:

Stavo rispondendo a una domanda e non esprimendo una posizione dell’Oms. Ho usato la parola ‘molto rara’ e c’è stato un fraintendimento perché è sembrato che dicessi che la trasmissione asintomatica è globalmente molto rara. Mentre mi riferivo a un set di dati limitati“.

Il documento degli specialisti italiani

Come se non bastassero le giravolte work in progress della massima autorità sanitaria mondiale, si apre anche il fronte tutto italiano delle valutazioni sull’andamento dell’epidemia e, anche in questo caso, i distinguo sono all’ordine del giorno.

L’ultima novità riguarda il documento “Sars-CoV2 in Italia oggi e Covid-19” redatto e sottoscritto da dieci specialisti, tra i più noti nel panorama scientifico nazionale, che sostengono di fatto la fine dell’emergenza e la progressiva perdita di carica virale da parte del Covid, con conseguente bassa o nulla capacità di trasmettere un contagio pericoloso.

Secondo i firmatari Alberto Zangrillo, Matteo Bassetti, Arnaldo Caruso, Massimo Clementi, Luciano Gattinoni, Donato Greco, Luca Lorini, Giorgio Palù, Giuseppe Remuzzi e Roberto Rigoli, chi si ammala oggi correrebbe ben pochi rischi di affrontare un quadro clinico grave e paragonabile a quello dei mesi scorsi.

Le conclusioni del documento

I numeri sembrano dare loro ragione, considerando che gli ultimi dati del ministero della Salute riferiscono la presenza di 18.655 positivi (- 918 rispetto al giorno prima) di cui 16.938 sono in isolamento domiciliare (- 667 in un giorno), 1.610 ricoverati in tutta Italia di cui solo 107 in terapia intensiva.

Inoltre, i dieci specialisti si basano sul calo sempre più marcato dei casi e dei conseguenti ricoveri, oltre che sulle prove virologiche, che confermerebbero la crescente presenza di positivi a bassa o bassissima carica virale.

Dato che molti positivi sono asintomatici o paucisintomatici, cioè persone che hanno carica virale più elevata ma sintomi lievissimi e passano quindi spesso inosservati, la comunità scientifica internazionale dovrebbe quindi concentrarsi sulla reale capacità di trasmettere l’infezione da parte di questi soggetti.

Le reazioni contrarie di altri specialisti

Le dichiarazioni contenute nel documento invitano alla speranza, ma sembra che si stia scatenando un derby tra rigoristi e anti catastrofisti anche se, in realtà, chi sottolinea il cambiamento della situazione epidemica, non sostiene che il problema abbia cessato di esistere, considerando che ci sono ancora focolai attivi in Italia.

Di conseguenza, se il gruppo dei dieci specialisti, costituto da rianimatori, infettivologi, microbiologici, docenti di virologia e consulenti dell’Organizzazione mondiale della sanità come Donato Greco aprono a un certo ottimismo, altri colleghi come Franco Locatelli del comitato tecnico-scientifico, Silvio Brusaferro, presidente dell’istituto Superiore di Sanità, Andrea Crisanti e Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Oms, azionano il freno a mano.

In pratica, il documento dei dieci non è piaciuto a tutti coloro che tengono come punto fermo la cautela, per paura di colpi di coda del virus che ha in effetti aumentato la contagiosità in vari Paesi dopo l’allentamento del lockdown, specie in Cina e nel mattatoio in Germania, senza dimenticare la diffusione in Africa e nel continente americano.

L’intervento di Massimo Galli

Massimo Galli, direttore del dipartimento malattie infettive dell’ospedale sacco di Milano, ha preso una posizione ancora più dura, intervenendo a “Cartabianca” su Rai 3, anche se si ripromette di leggere con attenzione il documento, prima di formulare un giudizio, ma non apprezza l’evidente ottimismo:

I miei illustri colleghi si sono improvvisati una competenza su virus e epidemia, venendo magari da fantastici curricula da altri campi. Io non mi metto a fare l’oncologo o il nefrologo, non mi metto a fare altri mestieri in termini di valutazioni di elementi e di esperienza…

Dobbiamo distinguere tra la coda di un’epidemia, con casi di minore gravità perché quelli che dovevano andar male sono già andati male e la continua volontà di andare a dire in giro che il virus è diventato buono. E’ una grossolana sciocchezza, vale la pena di dirlo una volta per tutte“.

Resta, in conclusione, la perplessità dei cittadini comuni, impegnati a farsi un’opinione nella girandola di dichiarazioni, utile forse ad alimentare il confronto tra specialisti e a stimolare nuove frontiere della ricerca ma che non aiutano a mettere dei punti fermi a livello comunicativo, per evitare il disorientamento dei non addetti ai lavori.

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