Economia

Coronavirus, in arrivo il terzo decreto economico

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Il Governo ha emanato dall’inizio della pandemia da Coronavirus il famoso Decreto Cura Italia e ha lavorato sul Decreto Liquidità. Adesso sembrerebbe che stia lavorando anche su un terzo decreto voluto dalla squadra del Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri.

Il programma si dividerà in tre principali pilastri:

Pacchetto enti locali

Il terzo decreto dovrebbe andare a prorogare e migliorare le misure previste sino ad ora. Tra queste si prevede un insieme di misure per gli enti locali, tra cui:

  • la sospensione del pagamento di tributi locali, tra cui l’Imu e la Tasi per i mesi di aprile e maggio, stanziando un fondo a supporto degli enti locali in difficoltà per i mancati introiti;
  • rinvio della plastic tax e della sugar tax a gennaio 2021;
  • estensione del credito d’imposta sui canoni di locazione che ad oggi riguarda botteghe, negozi, hotel ristoranti e bar.

Reddito di emergenza: assegno di 400-500 euro

Nel nuovo decreto dovrebbe essere presentato anche il Reddito di emergenza proposto dal Movimento 5 Stelle. Esso consiste in una tantum di circa 400-500 euro per le categorie di lavoratori esclusi dalle altre misure previste dai precedenti decreti. In particolare, si parla di badanti, colf e anche i lavoratori del comparto sommerso con circa 3,7 milioni di utenti.

Rapporto deficit-Pil da scostare

Il Consiglio dei Ministri dovrà provvedere un ulteriore scostamento del deficit del Paese, in quanto tutto il margine a disposizione è stato utilizzato dal Decreto Cura Italia.

Il rapporto deficit-Pi, in particolar modo che è pari al 3,6% salirebbe al 5,4% se si utilizzasse un’ulteriore manovra da 30 miliardi di euro. Lo stesso si alzerebbe ulteriormente se si aumentasse lo stanziamento facendo riferimento al disavanzo pubblico.

E’ importante ricordare che tale rapporto indica il rapporto tra il deficit (differenza tra entrate e uscite erariali) e la ricchezza prodotta (PIL). Il rapporto massimo per ogni paese dovrebbe essere massimo del 3%.

Uno strumento alternativo potrebbe essere quello di adoperare agli 11 miliardi di euro provenienti dai fondi europei non ancora utilizzati previsti per il periodo 2014-2020.

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