Reddito di emergenza: al vaglio nuova misura anche per i lavoratori in nero

La misura è stata chiesta dal M5s e invocata anche da molti sindaci del Sud Italia che temono il possibile verificarsi di azioni di violenza, come è già accaduto a Palermo, da parte di cittadini esasperati che faticano ad andare avanti senza lavoro.

Dopo le diverse misure varate dal Governo nel Decreto Cura Italia, si sta lavorando già ad un’altra bozza per il prossimo decreto previsto ad Aprile. Diverse sono le ipotesi messe in campo, prima fra tutte la sospensione dei tributi locali sino al 30 novembre. Si parla anche del Reddito di Emergenza previsto proprio in questa situazione caratterizzata dalla pandemia da Coronavirus.

La misura è stata chiesta a grande voce dal Movimento 5 Stelle e di seguito anche da alcuni sindaci del Sud Italia, zona maggiormente colpita dalle disuguaglianze economiche che complice la crisi potrebbero accentuarsi.

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Per adesso che la misura rimane soltanto un’ipotesi da considerare, si parlerebbe di stanziare 10 miliardi di euro a sostegno di lavoratori non coperti da ammortizzatori sociali ed altri redditi. Altro punto alquanto discutibile è che la misura potrebbe essere indirizzata a tutti quei lavoratori in nero che non hanno beneficiato di un regolare rapporto contrattuale. Se così fosse, si parlerebbe di una platea di tremila beneficiari.

Reddito di emergenza: chi ne potrebbe beneficiare

Rimanendo per ora solo una bozza, se dovesse concretizzarsi, tra la platea di beneficiari del reddito di emergenza rientrerebbero, come visto sopra, oltre a tutti i lavoratori non coperti da redditi di sostegno o ammortizzatori sociali, anche le categorie di lavori domestici e quindi badanti, babysitter, colf e lavoratori stagionali come bagnini, camerieri, addetti alle pulizie e animatori turistici, che non rientrano per varie ragioni sotto altre tutele.

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Ulteriore categoria sarebbe la cosiddetta fast job, nella quale rientrano tutte le figure contrattuali a collaborazione. Potrebbero infine essere inclusi anche i lavoratori autonomi, partite Iva e agricoltori protetti già da marzo.

L’assegno erogato corrisponderebbe ad un bonus pari a 1.600 euro da spalmare per i mesi di aprile e maggio.

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Reddito di emergenza: i limiti dell’applicabilità

Una misura del genere, evocata da molti, potrebbe non essere condivisa da altri per una questione morale, è vero infatti che a beneficiarne sarebbero quei lavoratori in nero che hanno contribuito al sommerso del Paese.

Un’altra difficoltà insita nel reddito di emergenza risiede proprio nel suo finanziamento. Sarà difficile, infatti, trovare il meccanismo giusto per erogare questi soldi. Per il bonus dei 600 euro previsti dal Decreto Cura Italia, l’INPS ha provveduto a creare una procedura semplificata attraverso la compilazione di un modulo di richiesta. Nell’ipotesi di questo ulteriore ammortizzatore sociale, potrebbe quindi essere utilizzata la stessa modalità, prevedendo inoltre un’autocertificazione per l’insussistenza di ulteriori redditi.

I controlli avverrebbero a posteriori. I limiti a questo punto sono molti e riguardano non soltanto le tempistiche, già di per sé lunghe, ma anche i meccanismi di accredito. Su quest’ultimo punto, il Movimento 5 Stelle propone di erogare il Reddito direttamente sui conti correnti o sulla carta del Reddito di Cittadinanza.

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