Correndo con le forbici in mano, un film particolare

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Correndo con le forbici in mano è un film del 2006 di Ryan Murphy, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Augusten Burroughs. Il regista dopo la serie tv di successo Nip/Tuck, debutta al cinema con un lavoro ingegnoso e stravagante.

La commedia dalle tinte indie mostra una famiglia disfunzionale. Il tutto è narrato dal giovane figlio omosessuale. Augusten Burroughs ha un padre assente e una madre ossessionata dalla scrittura. Dopo la separazione dei due, il ragazzo viene dimenticato e trasferito nella casa del dottor Finch, il pazzo e sopra le righe psichiatra della madre. Il personaggio, che formula strane teorie psichiatriche, è idolatrato dai suoi pazienti. L’uomo è in realtà un pessimo soggetto, deruba e peggiora le condizioni di salute della madre di Augusten e adotta il giovane.

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Attraverso i pensieri dell’adolescente vediamo sullo schermo i passi di due nuclei famigliari bizzarri e a tratti morbosi.

La forza di questo film sta nel cast brillante. Tutti gli attori si calano eccellentemente nelle loro parti. Senza i volti e le espressioni degli interpreti la pellicola non reggerebbe.

L’autore inoltre, mostra come dietro la patinatura si scorgano spesso delle brutture, nemmeno tenute così nascoste. L’America immortalata non è un sogno, ma un incubo. Le nevrosi e le problematiche rischiano di sotterrare i protagonisti.

Il film sotto certi aspetti non regge, alcune situazioni sono davvero estremizzate, ma l’umorismo nero sapientemente mescolato a scenografie luminose e colorate rende godibile il tutto. Quello che viene più volte sottolineato è che nulla è perfetto. Dentro una casa possono nascondersi le peggiori cose.

Che resta da fare? Il giovane sceglie la fuga. Meglio cercare in un luogo altro, sperando di trovare una nuova vita.