Salute
Covid-19 ancora protagonista ma l’influenza stagionale segna il passo, analogie e differenze

Il Covid-19 tormenta il mondo perché è ancora protagonista, ma gli studi più recenti dimostrano che, al momento, l’influenza stagionale segna il passo, anche se va tenuto presente che la stagione invernale non è finita e, tra metà gennaio e inizio primavera, è meglio continuare a proteggere le prime vie respiratorie.
Analogie e differenze tra Influenza e Covid-19
Bisogna premettere che i coronavirus sono alla base dei disturbi influenzali, quanto del Covid-19 e solo il tampone nasofaringeo è lo strumento diagnostico in grado di rivelare se si tratta di Sars-Cov-2 o meno. Di solito, l’influenza stagionale si presenta con questi biglietti da visita:
- Febbre improvvisa oltre 38 gradi
- Almeno un sintomo generale tra spossatezza, stanchezza e doloro muscolari o articolari
- Almeno un sintomo respiratorio, in particolare naso chiuso o che cola
Il Covid-19 può avere un esordio simile a quello influenzale ed è quindi abbastanza subdolo, ma ci sono alcuni sintomi tipici che permettono al medico di approfondire la diagnosi, praticando il tampone e gli accertamenti del caso, quindi è essenziale descrivere con precisione i propri sintomi:
- Momentanea perdita o diminuzione dell’olfatto
- Perdita o alterazione del gusto
- Tosse particolare, simile a quella di cui soffrono i fumatori
- Respiro affannoso
Covid-19 alla ribalta e influenza di stagione in ombra
Quest’anno l’influenza stagionale sembra sgombrare il campo dagli equivoci tendendo un profilo insolitamente basso e molti hanno notato che i soliti malanni non hanno conquistato il centro della scena dato che febbre, dolori muscolari e l’immancabile raffreddore non hanno fatto capolino come al solito.
Le ipotesi sono molte, anche perché non si esclude che febbraio e marzo possano ancora riservare qualche sorpresa di tipo influenzale, come classico colpo di coda che anticipa la primavera. Ecco perché il vaccino di stagione, per chi ha potuto farlo, riduce almeno i malanni stagionali, mentre stiamo ancora combattendo con il Covid.
L’andamento dell’influenza stagionale in Italia
Secondo la ricostruzione di Rosa Scognamiglio sul Giornale, bisogna partire dai dati per capire come sta procedendo l’influenza di stagione in Italia e, nella prima settimana 2021, i disturbi non Covid sono stati molto più bassi del solito: appena 1,4 casi ogni mille persone, rispetto ai 6,6 registrati nello stesso periodo dell’anno scorso.
I dati contenuti nel rapporto Influnet, sistema di monitoraggio dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) confermano che in tutte le regioni italiane, a esclusione di Trento, Bolzano, Sardegna, Campania e Calabria che non hanno attivato la sorveglianza, la diffusione influenzale è sotto la soglia di guardia. In pratica, dal 4 al 10 gennaio, si registrano solo 86.000 casi influenzali rispetto alla popolazione del Paese, con meno di un milione e mezzo di persone che hanno avuto sintomi di stagione da inizio autunno.
I dati dell’Oms sono in linea con quelli italiani, senza registrare alcun picco influenzale significativo. Gli Stati Uniti, in piena emergenza Covid, non hanno dichiarato l’epidemia influenzale, perché la soglia sanitaria prevista è fissata a 2,6% ma, attualmente, non supera 1,6% e ha quindi un’incidenza quasi dimezzata rispetto al passato.
Le ragioni della scarsa diffusione dell’influenza
Il mondo occidentale affronta l’emergenza Covid e, per la prima volta ha messo in campo misure igieniche mai sperimentate alla nostre latitudini, quindi è possibile che il Covid-19 sia ancora il protagonista principale mentre l’influenza stagionale segna il passo e si trasmetta meno, grazie all’uso di mascherine, lavaggio delle mani e distanziamento.
Tra i sintomi simil influenzali si nota anche la riduzione del raffreddore, dato che le fastidiose crisi di starnuti si sono ridimensionate dal marzo scorso, quando abbiamo sperimentato un duro periodo di lockdown che imponeva l’isolamento e la fine degli assembramenti.
I dubbi della scienza
Vaccinazioni per i soggetti a rischio e misure anto Covid hanno giocato un ruolo importante nel contenere l’influenza, almeno fino ad oggi, tuttavia Scognamiglio registra anche il parere preoccupato di alcuni scienziati, considerando che il comune raffreddore scatena la risposta degli interferoni che sono proteine che agiscono per bloccare la diffusione di virus e batteri nell’organismo. Paradossalmente, il raffreddore ci farebbe quindi un favore se ci fosse perché, secondo uno studio recente, ridurrebbe del 70% il rischio di contrarre il Covid, mettendo in massima allerta le difese immunitarie.
In ogni caso, a parte un possibile picco ritardato dell’influenza che non si può del tutto escludere, i ricercatori hanno anche il dubbio che la scarsa diffusione dei malesseri di stagione e le misure igieniche invitino il nostro sistema immunitario ad abbassare la guardia, indebolendosi di fronte al rischio di altri virus.
Le prospettive per la prossima stagione influenzale
I laboratori di ricerca pensano già al 2022 e qui sembra sorgere un potenziale rischio, ancora da verificare, proprio a causa di questa influenza blanda e quindi anomala che complicherebbe il sequenziamento delle varianti genetiche del virus che serve a individuare i nuovi ceppi influenzali e a produrre in modo efficace il vaccino per la prossima stagione.
A dire il vero, proseguono anche gli studi che puntano a perfezionare un rimedio scientifico polivalente, e reattivo a qualsiasi ceppo influenzale, che diventerà una sorta di immunizzatore universale senza più bisogno di aggiornarlo ogni anno, ma gli esperimenti sono ancora in fase 1.
Non si può infine escludere l’alternarsi di influenze leggere a quelle più aggressive che, per intenderci, possono mettere a letto da 6 a 10 milioni di persone, rispetto a quelle che ne infettano al massimo la metà tra novembre e marzo e questa altalena tra epidemie più pesanti e stagioni più tranquille è piuttosto frequente.
La strategia sanitaria
Il sistema sanitario punta a una strategia in due tempi: cercare di tenere a bada l’influenza stagionale con l’aiuto delle misure igieniche e proseguire con i vaccini per neutralizzare definitivamente il Covid-19, anche se non mancano i problemi legati alla fornitura.
l’Italia non sa ancora quando raggiungerà la famosa immunità di gregge, ma l’obiettivo è quello di arrivare al prossimo autunno con una situazione più tranquilla sul fronte del coronavirus e poi concentrarsi sulla nuova influenza stagionale. Affrontare un nemico per volta è sempre la decisione più saggia, ma il risultato lo scopriremo solo vivendo.









