È la storia di un giovane dell’Appennino abruzzese, fresco di laurea in Infermieristica; racconta la sua commovente storia al Tgcom24, che lo raggiunge al telefono e lui stesso aveva fatto conoscere la sua vicenda in una lettera aperta pubblicata sul blog d’informazione I due Punti.it. “Dopo tanta sofferenza fin dall’infanzia oggi si chiude un cerchio e ricomincio di slancio da zero: da clochard sono diventato infermiere grazie agli infermieri. Riparto, così, da dove tutto era iniziato, dall’associazione di primo soccorso in cui avevo fatto volontariato e che mi ha permesso di pensare a un futuro diverso in un periodo di emergenza sanitaria così grave per tutti”.
Il giovane racconta la sua storia, fatta di una vita di violenze subite e della mancanza della figura materna: “Ripenso alla prima notte che ho abbandonato quella mia casa che era un inferno da quando ero bambino e ho dormito in auto: per la prima volta avevo dormito sereno, senza pensieri. Avevo fatto una scelta, la strada. Non sapevo cosa mi sarebbe accaduto ma non ho fatto una scelta avventata e oggi so che davanti a ogni bivio ho potuto preferire sempre il bene al male. E questo mi ha salvato e mi ha portato a realizzare questo sogno: da clochard diventare infermiere grazie agli infermieri”.
Della sua infanzia, dice: “Sono cresciuto in montagna, isolato fin da bambino, senza relazioni con gli altri; ho sempre sofferto l’abbandono materno e ho dovuto fin da piccolo superare da solo conflitti e tensioni che scaturivano in violenza verbale e anche fisica. Così un giorno mi sono trovato a scegliere la strada, lasciare quello che era un inferno, e fare della mia auto la mia casa. Per fortuna avevo avuto l’opportunità di continuare a studiare e la scuola è sempre stata la mia ancora. All’epoca facevo il tirocinio all’ospedale di Teramo: dormivo in auto e mi lavavo nei bagni del pronto soccorso. E dai sanitari dell’ospedale di Teramo mi è arrivato tutto l’aiuto che mi ha permesso di riscattarmi, di diventare un professionista in ambito sanitario e, ora, di ricominciare una vita, in un’altra città, sulle ambulanze del 118″.
Parla del sostegno ricevuto dagli amici e dagli infermieri, una storia di grande umanità e solidarietà che porta un po’ di luce in questo buio periodo: “Sì, avevo iniziato a fare volontariato in una società di primo soccorso, sognando di fare da grande il vigile del fuoco, ma gli operatori che conoscevano la mia storia di sofferenza e di strada mi spronavano a diventare infermiere. Tanti amici mi hanno sostenuto moralmente ed economicamente per arrivare fino a qui, permettendomi di ricominciare da zero e lasciarmi il passato alle spalle. Non mi darò pace finché non li avrò ringraziati tutti. A partire dagli infermieri e dai medici di Teramo, ai professori dell’Università dell’Aquila, ai tantissimi che hanno incontrato il mio sguardo e mi hanno sorriso, mi hanno offerto anche solo un caffè. Perché per loro oggi posso dire che questo mio presente, che è così pesante per tutti dal punto di vista dell’emergenza sanitaria, mi ha ricompensato di tutto”.











