Musica

Dall’Italia alla Russia con amore…

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La storia della musica nella Grande Madre Russia, come quella della maggior parte degli altri movimenti popolari che sorsero in questa terra, affonda le proprie radici nell’oppressione e nel conflitto con l’autorità. Il fatto che alla fine del XIX secolo, in modo particolare con le esecuzioni delle opere del Gruppo dei Cinque, tutto il mondo abbia conosciuto e applaudito la musica russa, dimostra quanto fosse forte la creatività di questo popolo e quanto profondo fosse il suo amore per quest’arte, poiché altrimenti non sarebbe mai riuscito a superare ogni ostacolo al suo sviluppo. A questa crescita culturale, contribuì anche la musica italiana con l’opera lirica: regina incontrastata in tutte le corti del XVIII secolo.

Gli antichi slavi e la musica

Tutti gli storici oramai concordano sulla tesi che, fin dai tempi antichi, gli slavi nutrivano una particolare attenzione verso la musica in genere, da essa erano ispirati e la praticavano nelle primissime fasi della loro civiltà. Nella leggenda Sadko, il ricco mercante, una sorta di Orfeo che subisce il destino di Giona, l’eroe riesce a far danzare il re dei mari al suono della sua gusla – strumento popolare a corda, derivato dalla lira bizantina – e s’arresta solo quando il rigirarsi vorticoso della divinità produce una grandiosa tempesta in superficie e tutte le navi sono in pericolo di essere distrutte.

Il menestrello Boyan

Nella Epopea dell’esercito del Principe Igor, il menestrello Boyan, riesce a dipingere, con la sua musica, il lupo grigio sui campi e l’aquila blu-nera dalle nuvole. Che fossero in pace o in guerra, la musica accompagnava sempre la vita degli antichi slavi. Ecco qualche esempio. Nel sesto secolo, gli slavi che vivevano nelle aree poco distanti dall’attuale Germania, dissero all’imperatore di Costantinopoli che la musica era il loro più grande piacere e che durante i viaggi non portavano mai armi, ma strumenti musicali, che sapevano costruire.

Lo storico bizantino Procopio

Descrivendo un attacco notturno compiuto dai Greci nel 592 d.C. contro l’accampamento degli Slavi, lo storico bizantino Procopio affermò che questi ultimi erano così completamente assorbiti dal canto, che si erano dimenticati di prendere qualsiasi misura difensiva e per questa ragione furono sorpresi dal nemico.

La suddivisione in quattro periodi

Lo storico Valerian Bogdanov Berezovsky del Conservatorio di Leningrado divide la storia della musica russa in quattro grandi periodi. Il primo, comprendeva tutti i più antichi canti popolari e le loro leggende e vide l’ascesa e la caduta degli Skomorokhi: i menestrelli, che erano sia i compositori che i custodi di queste epopee e canzoni. Questo periodo raggiunse il suo massimo sviluppo verso il 988 d.C., sotto il regno di Vladimir, primo principe cristiano della Russia.

L’opera lirica italiana conquista il Cremlino

Il secondo periodo risale all’espandersi del cristianesimo, verso la fine del X secolo, quando la musica popolare perse gran parte della sua indipendenza e cadde sotto l’influenza greco/bizantina. Alla metà del XVIII secolo, la musica russa entrò nel suo terzo periodo; i canti tradizionali, come il canto dei battellieri del Volga che risale addirittura al XVI secolo, riacquistarono parte della loro precedente importanza, ma la composizione strumentale e vocale colta sentì sempre più forte l’influenza europea, in modo particolare, di quella italiana, che aveva raggiunto la capitale e vi rimase a lungo. L’opera lirica aveva conquistato l’Europa, era rappresentata in tutte le Corti e, tramite essa, la nobiltà imparava la nostra lingua.

Il “Calandro” di Giovanni Alberto Ristori

La prima opera italiana messa in scena fu Calandro di Giovanni Alberto Ristori (1692 – 1753), diretta dall’Autore stesso. Dopo lui, seguirono molti altri musicisti che, dapprima, scrissero brevi composizioni specialmente vocali, ma dal 1737 in poi, furono proposte opere che videro la partecipazione dei cori russi. Grazie al numero dei cantanti, alla qualità e loro potenza vocale, queste opere corali riscuotevano un grande successo di pubblico.

Altri musicisti italiani conquistano la corte

I Maestri italiani, non solo mettevano in scena le opere liriche, ma si dedicavano anche all’insegnamento rivolto ai cantanti di maggior talento provenienti dalla cappella; ad esempio, Baldassarre Galuppi (1706-1785), Giuseppe Sarti (1729-1802) e Vincenzo Manfredini (1737-1799) ricoprirono tutti il ruolo di Kapellmeister.

Un amore da secoli…


Il contatto culturale tra l’Italia e la Russia, quindi, è di lunga data e ancora oggi si esprime con il calore che accoglie i nostri cantanti, quando si esibiscono nei teatri di Mosca e di altre importanti città, con la partecipazione e l’entusiasmo del pubblico verso le nostre opere liriche e con i tanti studenti russi che raggiungono il nostro Paese per perfezionare la tecnica vocale e la dizione.


La Russia ama la cultura e come potrebbe non amare un popolo che della cultura e nei secoli ha fatto il proprio emblema?


Massimo Carpegna

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