Salute

Diete low fat, funzionano o sono dannose per la salute?

article-post
Aggiungi QuotidianPost tra le tue fonti preferite su Google

Diete low fat

Per molti decenni, le autorità sanitarie mondiali, hanno raccomandato una dieta a basso contenuto di grassi, basando queste teoria su una linea guida redatta nel 1977.

Questa raccomandazione è stata ampiamente accettata nella comunità medica tradizionale.

Nate negli USA, queste strategie, avevano il preciso scopo di cercare di porre un freno alla crescente obesità locale, dovuta prevalentemente al consumo di dolci confezionati e fast food (entrambi ricchi di grassi).

Sebbene studi recenti abbiano sollevato alcuni interrogativi sulla validità di tali orientamenti, la maggior parte delle autorità sanitarie non ha cambiato la propria posizione sull’argomento.

La questione è ancora controversa e gli orientamenti rimangono in gran parte invariati, anche se la loro base scientifica si è indebolita, soprattutto alla luce di studi e ricerche ben più recenti e specifiche.

La domanda che tutti abbiamo in testa a questo punto è, ma sono veramente efficaci?

Come funzionano?

La dieta standard a basso contenuto di grassi raccomandata dalle autorità sanitarie prevede meno del 30% delle calorie giornaliere totali, provenienti dai grassi.

I modelli di diete a basso contenuto di grassi più diffuse forniscono generalmente 10–15% (o meno) delle calorie totali dai grassi e sono strategie molto diffuse soprattutto nelle prime fasi di preparazione in caso di gare di fitness o bodybuilding.

Inoltre, molte linee guida sulla salute raccomandano che il contributo calorico giornaliero di grassi saturi non superi il 7–10% del totale dei grassi stessi.

In tal senso la maggior parte degli studi attuali sembra confermare le percentuali di qui sopra, ponendo una soglia minima di grassi da assumere giornalmente, non inferiore a 30/40g, soglia sotto la quale si avrebbero anche problemi di veicolazione vitaminica.

Le diete a basso contenuto di grassi sono efficaci per la perdita di peso?

Diete a basso contenuto di grassi sono spesso raccomandate per le persone che hanno bisogno di perdere peso, anche se non è evidenziata nessuna superiorità rispetto a modelli di alimentazione differenti a parità di calorie.

La ragione principale di questa raccomandazione è che il grasso fornisce un maggior numero di calorie per grammo rispetto agli altri principali nutrienti, proteine e carboidrati.
Il grasso fornisce circa 9 calorie per grammo, mentre proteine e carboidrati forniscono solo 4 calorie per grammo.

Effettuare un taglio drastico su questo macronutriente, nella stragrande maggioranza dei casi sortisce due effetti distinti.

Il primo è il diretto taglio alle calorie dovuto al minor consumo di grassi, il secondo è quello di spingere le persone verso una alimentazione più sana, in quanto dovendo rinunciare ai grassi, viene meno una grossa fetta del cosiddetto “junk food”.

Gli studi dimostrano che le persone che riducono il loro apporto calorico mangiando meno grassi perdono peso. Esattamente come accade in qualsiasi ipocalorica.

Anche se la perdita di peso è piccola, in media, è considerata rilevante per la salute. Ma quanto è efficace una dieta a basso contenuto di grassi rispetto a una dieta a basso contenuto di carboidrati?

Diete low fat contro low carb

Le diete che prevedono un basso contenuto di carboidrati sono di solito ad alto contenuto di proteine e grassi, proprio per bilanciare la mancanza di glucidi che apportano.

Quando l’assunzione di cibo è strettamente monitorata e controllata, diete a basso contenuto di grassi sembrano essere altrettanto efficaci per la perdita di peso, quanto le diete a basso contenuto di carboidrati (a parità di intake calorico)

Almeno, questi sono stati i risultati di un piccolo studio su 19 adulti obesi che hanno trascorso due settimane in un reparto metabolico, che è un ambiente di laboratorio altamente controllato e seguito da medici specializzati.

Tuttavia, il periodo di studio era breve e l’ambiente non rifletteva una situazione di vita reale, pertanto, come sempre, i dati riportati vanno presi come uno spunto e non come realtà assolute, anche se sono estratti da ricerche ufficiali.

Nella pratica, l’esperienza generale che riportano le persone è che le diete low fat, non siano efficaci quanto quelle basse in carboidrati per riuscire a dimagrire.

Infatti, la tendenza generale è quella di prediligere approcci che sacrifichino i glucidi piuttosto che altri che prevedano grossi tagli ai lipidi.

La ragione di questa incoerenza non è chiara, ma la spiegazione più probabile è che le diete a basso contenuto di carboidrati sono di solito associati ad una maggiore qualità alimentare e a protocolli sportivi.

La realtà è che sono le calorie a farla da padrone e bene o male, tutti gli approcci alimentari sensati (intesi come studiati, bilanciati e con fondamenta scientifiche) funzionano bene per dimagrire se l’introito calorico è inferiore al dispendio.

Quale approccio è migliore?

Non esiste quindi un approccio migliore o uno peggiore, ma dipende molto dalle nostre abitudini, dallo stile di vita, dall’ eventuale pratica sportiva (intensità, frequenza e tipo) e da diversi altri fattori.

Se è possibile per l’organismo umano vivere senza carboidrati anche per periodi medio lunghi, è impossibile e anti fisiologico, pensare ad una alimentazione priva completamente di grassi.

Anche in strategie che prevedono apporti minimi di questo macronutriente, si consiglia sempre una soglia minima di circa 35-40g (oppure o.5g/kg).

Mantenersi al di sotto di questa soglia è altamente sconsigliato e potrebbe costare anche delle complicazioni alla salute.

Le linee guida del 1977 e l’epidemia di obesità

Le linee guida sulle diete a basso contenuto di grassi sono state pubblicate per la prima volta nel 1977. Da allora, molte delle principali organizzazioni sanitarie non hanno più cambiato la loro posizione in merito.

Pare proprio che, negli USA, l’introduzione di questa politica alimentare abbia contribuito ad accrescere più che abbassare il tasso di obesità nazionale.

Sono ovviamente speculazione, ma personalmente, trovo plausibile che demonizzare i grassi, ma dare il “via libera” a zuccheri e alte dosi di carboidrati possa aver contribuito ad accrescere il problema.

A maggior ragione in una società con una cultura alimentare votata prevalentemente al take away e ai prodotti confezionati industriali.

Quando i consumatori iniziarono a credere che i grassi fossero la radice di ogni male, il mercato è stato saturato di prodotti “dietetici” a basso contenuto di grassi, ma spesso altissimi in zuccheri e comunque carichi di additivi.

Molti di questi alimenti venivano “caricati” con carboidrati raffinati, zucchero e grassi trans, che sono associati direttamente a malattie cardiache, diabete, obesità e tutte quelle malattie che la dieta a basso contenuto di grassi aveva l’obiettivo di limitare.

Le diete a basso contenuto di grassi riducono il rischio di cardiopatia?

Quando sono state redatte le linee guida in merito alle diete low fat, la scienza medica dell’epoca credeva che i grassi saturi costituissero una causa significativa nelle casistiche di patologie cardiache.

Questa idea ha plasmato le raccomandazioni alimentari dei decenni successivi. Spiega perché le organizzazioni sanitarie hanno iniziato a scoraggiare le persone dal mangiare cibi ad alto contenuto di grassi saturi, come uova, carne grassa e latticini pieni di grassi.

Le linee guida erano basate su prove già deboli all’epoca e non tutti gli scienziati erano d’accordo, tanto che alcuni, già alle prime revisioni, si schierarono fortemente contrari.

Oggi ricerche più specifiche e moderno, ci insegnano che i grassi saturi non sono poi “cattivi” come sono stati dipinti negli anni.

Diverse ricerche indicano infatti che non esiste un legame significativo tra grassi saturi e malattie cardiache.

Tuttavia, la sostituzione di grassi saturi con grassi polinsaturi può avere benefici per la salute del cuore, probabilmente a causa dei loro effetti anti-infiammatori Fonte di fiducia

Ma la dieta standard a basso contenuto di grassi non solo consiglia un ridotto apporto di grassi saturi.

Le linee guida consigliano inoltre di limitare l’apporto di grassi a meno del 30% del totale calorico.

Diete low fat e salute cardiovascolare

In questo senso nessuna ricerca riporta un miglioramento della salute cardio vascolare, in presenza di diete low fat così estreme.

Anzi, pare che mangiare troppi poche grassi possa anche influenzare negativamente i fattori di rischio per le malattie cardiache.

Stesso discorso vale per il colesterolo LDL, indicato sempre come dannoso. La cosa è in parte vera, ma non viene mai spiegato che la variabile sta nelle dimensioni delle particelle.

Più le particelle LDL sono di piccola dimensione, maggiore è il rischio di malattie cardiache. Se le particelle sono per lo più grandi, il rischio di malattie cardiache è basso.

Questo è sia influenzato da fattori genetici e patologici, sia dall’apporto di grassi nella nostra dieta e dalla loro qualità.

Diete a basso contenuto di grassi possono influire negativamente sia sulla dimensione delle particelle LDL che sulla quantità totale di colesterolo HDL, e portare in entrambi i casi a problematiche cardiache e un marcato innalzamento nei trigliceridi sul lungo periodo.

Le migliori fonti di grassi “sani”

Non esiste se non nell’immaginario collettivo una vera divisioni tra grassi “sani” e “non sani”, tutti i grassi, seppur diversi hanno la loro funzione metabolica e il loro ruolo, varia drasticamente in base al contesto e al soggetto di riferimento.

Esistono però in linea di massima delle fonti “pulite” da cui è preferibile attingere per raggiungere la quota lipidica prevista nelle nostre diete.

  • Pesce

Un esempio su tutti ce lo offre il salmone, ricco di grassi e omega 3/6, ottima scelta, per non alzare troppo le calorie, cucinarlo al forno o al vapore.

  • Olio EVO

Una delle migliori fonti di grassi in assoluto, va usato sempre a crudo in quanto la cottura ne altera diverse proprietà fino a renderlo dannoso.

Attenzione alle dosi, 10ml di olio (poco meno di un cucchiaio da tavola) corrispondono a circa 90 kcal

  • Frutta secca

Noci, nocciole, arachidi etc, sono altrettanto valide per apportare alla dieta grassi di qualità. molto pratiche anche da usare come spuntino a metà mattina o il pomeriggio.

  • Tuorlo d’uovo

Altra fonte di grassi di ottima qualità. E’ molto simile nel suo profilo lipidico all’olio di oliva e pare abbia anche effetti diretti sull’incremento della sintesi proteica.

  • Avocado

Fonte vegetale di grassi, apporta anche un notevole numero di vitamine e sali minerali.
Ottimo complemento nelle diete ma anche qui, attenzione è molto calorico.

  • Semi

Anche i semi di zucca, di lino, di canapa etc contangono grassi buoni, seppur in quantità ridotte.

Sono ottimi come aggiunta ad altri piatti e ottimi anche come fonte energetica istantanea dato il loro elevato potere nutritivo (in relazione alla dimensione).

  • Legumi

Anche i legumi sono ottimi come fonte di grassi. Apportano moltissime proteine (ricordiamoci però che non sono proteine nobili) e hanno una buona percentuale di omega3 e omega6.

Perfetti se abbinati a cereali, per via del fatto che ne completano lo spettro amminoacidico.

Conclusioni

Queste diete, nate alla fine degli anni 70 per rispondere ad un preciso problema, come abbiamo visto, non hanno poi tutta questa validità scientifica.

Nel corso degli anni, diversi studi hanno indebolito se non addirittura smentito, buona parte dei principi su cui questi approcci si basano.

Una cosa è chiara. Mangiare meno grassi non è sempre il modo migliore per perdere peso, e le diete a basso contenuto di carboidrati tendono ad essere più efficaci per la maggior parte delle persone.

L’associazione del grasso con le malattie cardiache è poi una faccenda ancora più controversa e complessa.

In linea di massima, medici e ricercatori indicano che abbassare drasticamente l’assunzione di grassi, non ha correlazione con una diminuzione nell’insorgere di patologie cardiovascolari.

Considerazioni personali

Piuttosto che preoccuparsi per l’assunzione totale di grassi, conviene concentrarsi sul miglioramento della qualità della dieta.

Mangiare più cibi integrali e grassi sani è un buon modo per iniziare e come sempre una base di conoscenza sull’argomento è la migliore arma che possiamo avere per difenderci dalle mode e dai falsi miti.

La scelta rispetto ad una dieta low fat piuttosto che low carb o ad altre strategie, sta sempre alle preferenze personali, o meglio ancora ai consigli di un medico specializzato che saprà in base ai casi consigliarvi l’approccio migliore.

Diete povere in grassi possono andare bene se praticate sport di endurance e vi occorre una buona dose di energia “pronta”, in questi casi forse una preferenza energetica verso i carboidrati può essere vantaggiosa.

Nella mia personalissima esperienza, mi sento però di dire che anche in casi di alimentazioni veramente basse in glucidi, dopo un iniziale adattamento metabolico, non si avverte la mancanza di zuccheri a livello energetico, neanche allenandosi quotidianamente e ad un certo livello.

Potrebbe interessarti anche

  • preview

    Eliminare questi cibi, può far dimagrire il doppio: cosa dice lo studio

    Eliminare o ridurre drasticamente i cibi ultra-processati dalla propria alimentazione può favorire una perdita di peso quasi doppia, anche senza contare le calorie. È quanto emerge da un recente studio clinico pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine, che ha analizzato l’impatto del grado di trasformazione degli alimenti sulla perdita di peso. Lo studio scientifico […]

  • preview

    Salute sessuale e circolazione: il ruolo chiave dell’attività fisica

    Quando si parla di difficoltà dell’erezione, molti pensano subito a stress, ansia da prestazione o problemi di coppia. In realtà, la salute sessuale maschile è legata in modo diretto anche a ciò che succede nel corpo ogni giorno: circolazione, metabolismo, infiammazione, qualità del sonno e livello di allenamento. Uno stile di vita sedentario, fatto di […]

  • preview

    Il virus RSV non è solo per bambini e anziani

    Quando si parla di RSV (virus respiratorio sinciziale) l’attenzione va quasi sempre a neonati e over 65. Eppure, le evidenze più recenti raccontano un quadro più ampio: anche gli adulti più giovani possono finire in ospedale e, soprattutto, possono portarsi dietro strascichi che durano mesi, tra fiato corto, stanchezza e difficoltà nelle attività quotidiane. Il […]

  • preview

    Melograno: perché il succo fa bene al cuore (ma non per tutti)

    Il succo di melograno non è più solo una bevanda “benessere” di tendenza: negli ultimi anni è diventato un piccolo caso di studio per cardiologi e nutrizionisti. Il motivo è semplice: dentro quei chicchi rubino c’è un mix di polifenoli (punicalagine, antociani e acidi ellagici) che agiscono come antiossidanti e modulatori dell’infiammazione. Quando questi composti […]

  • preview

    Vitamina C come scudo naturale contro l’aria inquinata

    Se vivi in città o in zone dove traffico, fumo da camini, incendi o polveri sottili si fanno sentire, c’è un nemico invisibile che respiri senza accorgertene: le PM2.5. Sono particelle minuscole, capaci di arrivare in profondità nei polmoni e di innescare infiammazione e stress ossidativo. Negli ultimi mesi, un filone di ricerca ha rimesso […]

  • preview

    Misofonia: perché alcuni suoni quotidiani scatenano rabbia e ansia

    La misofonia non è semplice fastidio: per alcune persone un rumore quotidiano come masticare, deglutire, respirare forte, tamburellare con le dita o il ticchettio di una penna può scatenare una reazione emotiva immediata e intensa. Non parliamo di capriccio o di scarsa tolleranza, ma di un meccanismo che coinvolge attenzione, memoria, risposta di allarme e […]

  • preview

    Zenzero e salute: non è solo una tisana

    Lo zenzero è una di quelle radici che molti tengono in cucina “per sicurezza”: un pezzetto nel tè quando arriva il freddo, una grattugiata nei piatti orientali, qualche fetta in infusione dopo una cena pesante. Negli ultimi anni, però, la ricerca sta mettendo ordine tra tradizione e prove: alcuni effetti che sembravano solo “rimedi della […]

  • preview

    Il sole influisce sulla mortalità più di quanto pensiamo

    Ogni inverno si osserva un aumento dei decessi per cause diverse: infezioni respiratorie, eventi cardiovascolari, peggioramenti neurologici e complicanze in persone fragili. È facile dare la colpa solo ai virus stagionali o al freddo, ma c’è un elemento che spesso resta sullo sfondo e invece agisce come un “regolatore” potente: il sole. La riduzione della […]

  • preview

    Un abuso di energy drink può danneggiare il cervello?

    Un caso clinico osservato nel Regno Unito ha riacceso l’attenzione sui rischi legati al consumo eccessivo di energy drink. Un uomo di mezza età, abituato per anni ad assumere quotidianamente grandi quantità di bevande energetiche, ha subito un lieve ictus che ha lasciato conseguenze neurologiche persistenti. Nonostante una ripresa quasi completa, il paziente convive ancora […]

  • preview

    Colesterolo e terapia genica: perché una sola iniezione potrebbe bastare

    Per milioni di persone, tenere sotto controllo il colesterolo significa assumere farmaci per anni, seguire una dieta attenta e fare controlli regolari. Ora, dal mondo dell’editing genetico arriva una pista che potrebbe cambiare le regole del gioco: alcune nuove formulazioni basate su CRISPR stanno mostrando riduzioni profonde e durature dei lipidi “a rischio”, con l’idea […]