È morto Ezio Bosso, il pianista che sapeva emozionare

Il pianista che arrivava al cuore della gente

Ezio Bosso
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Ezio Bosso è morto. Il grande musicista, pianista, direttore d’orchestra e compositore, se n’è andato stanotte, nella sua casa di Bologna. Aveva 48 anni.
A portarselo via, il cancro con cui combatteva da molti anni e che lo costringeva a lunghi periodi di sosta, per le terapie. Ad accentuare il quadro clinico, è stata una malattia neurodegenerativa, che l’aveva costretto in carrozzella.

La quarantena imposta dal virus, gli è stata fatale. Per l’ennesima volta ha cercato di reagire, si è impegnato in uno studio senza sosta delle partiture, si è appassionato alla lettura di libri di storia. Ma il fare musica, insieme con gli altri e per gli altri, non c’era più. Era quella la sua linfa vitale. Nella sua ultima intervista al Corriere, aveva espresso la sua preoccupazione circa il futuro del mondo della musica, in quanto i musicisti, costretti dall’emergenza Coronavirus, erano fermi, ed il loro lavoro paralizzato.

Era triste Ezio, ma non smetteva di pensare al futuro. Aveva in mente molti progetti, stava pensando a nuovi modi di fare musica, sempre nel rispetto delle distanze. Il suo desiderio più grande, era sentire il calore di un abbraccio. Sentire la forza di un affetto, che passa da un essere vivente all’altro, attraverso le braccia.

L’artista, era stato operato nel 2011 per un tumore al cervello, dopo il quale, gli era stata diagnosticata una malattia neurodegenerativa, che con il tempo ha compromesso l’uso delle mani.

La sua vita

Si avvicina alla musica all’età di quattro anni, grazie ad una prozia pianista ed al fratello musicista. A 16 anni esordisce come solista in Francia, ed inizia a girare le orchestre europee. Incontra, poi Ludwig Streicher, un famoso contrabbassista di Vienna; quest’incontro, segna la svolta della sua carriera artistica, conducendolo a studiare Composizione e Direzione d’Orchestra, proprio all’Accademia di Vienna. Nell’anno 2011, subisce un intervento per l’asportazione di una neoplasia al cervello, ed è anche colpito da una sindrome autoimmune. Le patologie non gli impediscono, inizialmente di continuare a suonare, comporre e dirigere.
Successivamente, il peggioramento della sua malattia neurodegenerativa, lo costringe, nel settembre 2019, alla cessazione dell’attività di pianista, avendo compromesso l’uso delle mani.
Dalla primavera del 2017, Bosso è testimone e ambasciatore internazionale dell’Associazione Mozart14, il cui obiettivo e la prosecuzione di progetti sociali ed educativi, con vari laboratori, come quello di musicoterapia e canto corale.

Dichiarazione del Ministro per i Beni e le attività culturali

In una dichiarazione, il Ministro per i Beni e le attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini scrive: “un uomo profondo e generoso, un artista esplosivo, capace di trasmettere la gioia di suonare e la passione per la musica. Sono molto addolorato per la scomparsa di Ezio Bosso. È un triste giorno per la cultura italiana, che perde un grande interprete e compositore, un uomo straordinario, che ha fatto della sua vita un messaggio di speranza e di forza“.

La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare ed ascoltarci l’un l’altro