Fabi Silvestri Gazzè, i padroni della festa

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Non amano farsi chiamare band, perchè si sentono un tutto unico, quasi una persona una e trina. Così Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi descrivono la loro neonata collaborazione, che ha portato alla nascita di quell’armonioso cd che è “Il padrone della festa”. Ed ora parte il tour tutto italiano, dopo il successo di quello che ha toccato le principali città europee. Il 14 novembre prossimo saranno a Rimini, per poi sbarcare a Pescara ed il 18 al Palalottomatica di Roma, la loro città, quella che non dimenticano mai di menzionare nei loro testi.

I testi appunto, la loro forza. Quelli che sono curati nel dettaglio, che sono a volte cinici, poi romantici ed infine aulici, come se il significato terreno glielo debba dare tu che ascolti. Max Gazzè, nella canzone Il Dio delle piccole cose, contenuta appunto nel loro primo cd, si chiede se “qualcuno raccoglie quei baci mai dati”, quei baci che Sara ha solo desiderato e che non sono “più diventati peccato”. Ed in Arsenico, rappresenta l’uomo medio che “non lo dice e non lo dirà, ma come brace gli sta in fondo al cuore” e nessuna donna riesce a capirlo, quell’amore o quell’odio mai espressi, solo accennati, celati. È invece il più pragmatico Silvestri, quello che invoca ribellioni, e che sa che succede sempre tutto di domenica, a premere sull’ironia in Spigolo tondo, dove “la visione comica di una tragedia fa risparmiare del tempo”, per poi però tentennare, restare in bilico su un dubbio,  come fa l’artista, come fa l’uomo non-superficiale. A Niccolò Fabi spetta, poi, la canzone che dà il nome all’album, e spetta il compito di ammettere che “il tetto delle nostre prospettive è così basso che si potrebbe anche toccare”. Amara realtà, se letta senza indagare. Spinta a rincorrere un sogno fino a raggiungerlo, se letta tra le righe.

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Nessuna delle loro canzoni è mai stata quella che sembrava e “Il padrone della festa”, conferma questa scelta. Niente è come appare; L’amore non esiste, che cantano tutt’e tre insieme, è invece proprio un inno all’amore, che magari ha un altro nome, che non “ha la religiosa accettazione della fine”, ma che “siamo io e te”. Life is sweet rappresenta poi il viaggio della vita, per niente dolce, a volte spaventoso, a volte fermo, ma libero.

Silvestri, Gazzè e Fabi hanno superato sè stessi, nella loro umiltà senza confini, tra capelli ricci e particolari denti storti. Hanno qualcosa da insegnarci, senza mai illuderci. Perchè la vita è dolce si, ma…