Economia

Fase 2: a tornare a lavoro soprattutto gli uomini e i più anziani

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Il 4 maggio avrà inizio la Fase 2 con un’apertura graduale delle attività lavorative ed un ritorno limitato alla vita quotidiana. Potranno riaprire settori quali la manifattura, le costruzioni e il commercio all’ingrosso già da lunedì. Il 18 maggio, invece, sarà il turno del commercio al dettaglio, musei e biblioteche. I ristoranti, i bar e i settori per la cura della persona riapriranno molto probabilmente a giugno.

Molti saranno i lavoratori che torneranno a lavorare fisicamente nelle proprie sedi già a partire da lunedì. Tuttavia, come evidenzia anche lavoce.info, c’è una grande discriminazione tra gli uomini e le donne che torneranno a lavorare.

Nella Fase 2 al lavoro soprattutto gli uomini, giovani e donne a casa

Secondo i dati forniti dal Ministero del Lavoro, quasi il 72% dei 2,7 milioni di lavoratori che tornano a lavoro il 4 maggio sono uomini. Principalmente, le attività manifatturiere e delle costruzioni sono tipicamente a predominanza maschile, ma la differenza è notevole.

La naturale conseguenza sarà un peso maggiore di incombenze quotidiane sulla donna per le responsabilità quotidiane riferibili alla famiglia. In questo modo si rischia anche di ridurre maggiormente la possibilità per la donna di trovare lavoro, venendo meno il tempo a disposizione da dedicare alla ricerca.

Il tasso di occupazione delle donne non arriva al 50% con un gap rispetto a quello maschile di 18 punti. Il 27% delle donne si trova a dover rinunciare all’attività professionale dopo il primo figlio dedicando tempo alla casa e la famiglia molto più rispetto all’uomo.

In base all’ultimo rapporto Istat, il tasso di occupazione femminile è pari al 49,9% e sale al 53,8% se si considera la fascia tra i 20 e i 64 anni. Rimane comunque una netta differenza rispetto alla media europea pari al 67,3% con paesi come la Svezia, Finlandia, Portogallo e Lituania che superano il 70%.

Fase 2, tornano a lavoro soprattutto le fasce più anziane

Nonostante siano le fasce più a rischio per il contagio del Coronavirus, le attività che riapriranno il 4 maggio vedono tornare a lavoro soprattutto le fasce più anziane della popolazione rispetto ai più giovani. I dati confermano che torneranno a lavoro solo un lavoratore su tre con meno di 30 anni, mentre due su tre hanno meno di 40 anni.

Al contrario di quanto si debba fare per tutelare le fasce più deboli, sono i più giovani a sopportare le maggiori limitazione del lockdown, in quanto la maggior parte di loro continueranno a dover rimanere a casa.

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