Scienza

Gli scienziati scoprono come stimolare la crescita dei nervi danneggiati

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Se i tratti nervosi sono danneggiati o addirittura completamente recisi, a causa di un incidente i singoli arti possono intorpidirsi e spesso non si riesce più a muoverli. Fino ad oggi, l’unica possibilità di tentare il ripristino della loro funzionalità è ricorrere alla chirurgia, provvedendo alla rimozione di filamenti nervosi da un’altra parte del corpo per il reinserimento danneggiato. La tecnica chirurgica consente ai tratti nervosi danneggiati di ricrescere insieme. Questo tipo di terapia è estremamente complessa e non sempre ha esito positivo.

La scoperta sensazionale per stimolare la crescita dei nervi

Proprio per questo, un team di ricercatori del Max Planck Institute for Polymer Research ha sviluppato dei particolari materiali in grado di stimolare la crescita dei nervi danneggiati, grazie ad un particolare materiale costituito da blocchi endogeni.

“Sebbene utilizziamo gli stessi materiali di base che compongono la matrice extracellulare, li assembliamo in una forma più semplice. Utilizziamo molecole a catena corta note come peptidi, che, come le proteine, sono composte da blocchi di aminoacidi. Produciamo questi peptidi con precisione chimica, permettendo così di determinare la posizione esatta di ogni singolo blocco. Per usare un’analogia, il nostro preciso design chimico crea “borchie” e i corrispondenti “buchi” sulle molecole, simili ai mattoncini Lego. Due molecole di peptidi sintetizzate in questo modo si allineeranno naturalmente in modo tale che perno e foro si incontrino. Questo quindi crea una struttura stabile. Siamo stati in grado di utilizzare questa tecnica per produrre fibre lunghe che – nonostante la loro diversa struttura microscopica – assomigliano fortemente alle fibre della matrice extracellulare del nervo nella forma e nella composizione chimica.”

Lo studio sui topi

I primi studi sono stati effettuati su alcuni ratti da laboratorio, ed hanno mostrato risultati soddisfacenti, evidenziando come le vie nervose riescano a rigenerarsi in questo modo. Il test è stato effettuato realizzando varie strutture peptidiche, che sono state successivamente depositate su substrati di vetro e infine “coltivate” per produrre cellule nervose. Queste ultime, su alcune strutture fibrose sono cresciute a malapena, mentre su altre si è verificata la formazione di assoni, sottili sporgenze in grado di creare delle connessioni con altre cellule nervose.

A questo punto gli studiosi hanno tagliato chirurgicamente il nervo facciale dei topi che controlla il movimento dei baffi. Quindi, hanno preso i peptidi che formano le fibre nervose e li hanno iniettati nell’apposito spazio occupato in precedenza dal nervo. Dopo 18 giorni, il topo è stato in grado di muovere nuovamente i suoi baffi .

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