Grand Hotel Budapest: boom nomination ai BAFTA

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Grand Hotel Budapest, è il primo film per numero di nomination ai BAFTA (N.d.R. gli Oscar Inglesi) con undici tra cui miglior film, regia, protagonista e costumista. Un risultato prestigioso, se si pensa che film molto più sponsorizzati si sono dovuti accontentare di riceverne meno come The Imitation Game con Cumberbatch, famoso per aver interpretato, tra gli altri, Sherlock e Khan nel remake di Star Trek, e la brava (e bella) Keira Knightley. Io onestamente me la ricordo nei panni di Cecilia in Espiazione, trasposizione cinematografica di quel capolavoro che è Espiazione di McEwan.  In quel film c’era anche la piccola Saoirse Ronan, nei panni della sorella combina guai Briony Tallis. Sarà lei, con quella faccia d’angelo ad avviare una serie di sfortunati eventi che solo una testata nucleare tattica avrebbe potuto ricreare.

 

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Dopo quasi dieci anni, è bello per me, ritrovarla sul grande schermo in Grand Hotel Budapest nei panni di Agatha, il personaggio femminile principale del film.

 

Devo dire che era un gran talento da giovane (in Espiazione aveva tredici anni) e devo ammettere come non si sia persa. Tutt’altro.

 

Io ho avuto il privilegio di vedere questo film in lingua originale in compagnia di amici in una splendida arena all’aperto della mia città.

 

Il film inizia in sordina e riesce a coinvolgerti scena dopo scena. Il film è un raffinato mix di comicità e spunti di riflessione. Ambientato in un ipotetico Paese dell’Est, narra degli anni dello splendore del prestigioso Grand Hotel Budapest adesso in decadenza e sul quale uno scrittore scrisse un libro, diventato un best seller, basato su una sua chiacchierata col proprietario. Il tutto inizia negli anni Trenta quando Monsieur Gustave si occupava del benessere dei clienti, soprattutto di sesso femminile e anziane. Il suo compito era quello di fare stare bene e di intrattenere le affezionate ospiti. Talmente devoto, che si prodigava a farle stare bene a qualsiasi ora, anche della notte  in privato per far provar loro le gioie di quando erano giovani e desiderate.

 

Gustave è, quindi, un vero marpione e ci sa fare con le donne oltre ad essere un grande amante della Poesia e della Bellezza in generale. Questo cerca di insegnare a Zero, un fattorino proveniente da un altro Paese. In qualità di fattorino, incontra la bella Agatha, che lavora in una pasticceria che fornisce i dolci al Grand Hotel Budapest.

 

Tutto sembra andare normalmente quando, muore una delle affezionate <<amiche>> di Gustave muore lasciando in eredità all’uomo un quadro di valore immenso. Qui entrano in scena i parenti della defunta che sono disposti a tutto per impedire che l’uomo possa ricevere quanto spettante.

 

Ciò darà il via ad una serie di spassosi eventi, conditi da spunti di riflessione. Ad esempio, il poco piacevole incontro tra Zero e i militari che somigliano tanto ai Nazisti, determinato dal colore della sua pelle e il tentativo di Gustave di difenderlo. Il problema è che il nostro eroe è un vero conquistatore in camera da letto ma non è così bravo nel fare a botte.

 

Zero imparerà tanto da lui e farà carriera, evitando, però, di ripercorrere le gesta del suo amico nell’ars amatoria. Si innamora perdutamente del personaggio di Saoirse Ronan, Agatha, che accompagnerà i nostri eroi durante tutta la storia.

 

Quando l’ho visto, inizialmente l’ho sottovalutato. Lo stile comico surreale, che condisce il film, all’inizio, ti porta a considerarlo un film comico e a niente di più, sbagliando totalmente. Credo che derivi dall’effetto straniamento voluto dallo sceneggiatore. Sei catapultato in un posto che non esiste ma di cui tu conosci qualcosa. Infatti, oltre a qualche riferimento storico storpiato, è l’animo umano.

 

I personaggi sono una meraviglia da scoprire lentamente. L’eccentrico Gustave, il timido dal cuore tenero Zero scappato da una vita di stenti e i membri della famiglia della defunta, veri e propri sciacalli.

 

Il Paese può non esistere ma alla fine poco importa, i personaggi con le loro emozioni ti fanno sentire veramente a casa e tifare per il piccolo Zero e quell’adorabile canaglia di Gustave.

 

Per questo dico che le nomination non devono sorprendere. Si tratta di un film che merita e, se non lo avete visto, ve lo consiglio caldamente.