Happy birthday (in anticipo) dear Beethoven!

Serata al Teatro Comunale "Pavarotti" di Modena con il Concerto in re maggiore op. 61 per violino e orchestra e l'Eroica

Stieler, Joseph Karl: Beethoven mit der Missa solemnis Ölgemälde, 1819

All’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione Slovena di Lubiana è toccato celebrare in anticipo Beethoven, che nel 2020 festeggerà i 250 anni dalla nascita. Happy birthday, quindi, dear Beethoven! La serata al Teatro Comunale “Pavarotti” di Modena si è aperta con il Concerto in re maggiore op. 61 per violino e orchestra, che ha offerto la bravura indiscussa, oltre all’immancabile simpatia, di Stefan Milenkovich.

L’analisi del Concerto per violino 

Beethoven ha scritto un solo concerto per violino e orchestra in un periodo per lui particolarmente felice e prospero. Il brano è ascrivibile tra i più conosciuti dal grande pubblico e anche Beethoven l’amò particolarmente. Nel primo movimento si ascoltano quattro colpi di timpano, e proprio nella prima battuta, che diverranno elemento d’unione di tutto l’Allegro. Tra i vari temi proposti, particolarmente riuscito è l’emotiva malinconia con la quale, nello sviluppo, il violino trasforma il terzo tema: tra quelli proposti, il più noto e cantabile. Il secondo movimento “Larghetto” è una romanza che presenta un unico tema, ripreso dal violino che, sostenuto da una rarefatta presenza dell’orchestra, ha modo di esibirsi in tutte le sue possibilità tecniche e timbriche. Stefan Milenkovich le ha risolte con disinvoltura, esibendo sicurezza e, soprattutto, capacità di proporre una ricca tavolozza di colori. Infine, il “Rondò”, il momento più dinamico e sorprendentemente divertito che, nel fortissimo del finale, crea una specie di ebrezza nell’ascoltatore. Applausi scroscianti per il solista serbo che, nel suo solito stile di cercare un contatto con il pubblico, ha voluto ringraziare la città accogliente e l’ottimo cibo, ideale per eseguire la potenza di Beethoven!

Stefan Milenkovick e Mihail Agafita

Impeccabile, quindi, è stata l’esecuzione di Stefan Milenkovick, ma sul direttore Mihail Agafita pesa qualche dubbio. Hans von Bulow scrisse che un direttore «deve avere la partitura in testa e non la testa nella partitura». Dirigere a memoria non è una condizione indispensabile per riuscire a proporre una concertazione raffinata, ma Mihail Agafita ha raramente staccato lo sguardo dai pentagrammi per dirigerlo verso gli orchestrali e, in alcuni momenti, si è avuta la sensazione che gli strumentisti di Lubiana procedessero autonomamente. La mano destra del direttore, che ha l’incarico di “battere” il tempo, non s’è mai arrestata, mentre la sinistra, al suo contrario, è intervenuta raramente a richiedere dinamiche e carattere esecutivo. Anche l’insieme con il solista non è sembrato sempre ottimale.

L’Eroica, pensando a Napoleone

Mihail Agafita s’è rifatto con la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55, dove è parso più sicuro e sciolto nel gesto direttoriale. Questa sinfonia, denominata “Eroica”, fa riferimento preciso alla figura di Napoleone Bonaparte e su di essa sono stati spesi fiumi d’inchiostro a partire da Ferdinand Ries: allievo, amico e poi biografo di Beethoven.

L’analisi della Sinfonia

L’Allegro iniziale propone immediatamente delle novità con il primo tema, ricavato dalla frantumazione dell’accordo perfetto di mi bemolle, e con il secondo che non espone il carattere consueto di cantabile, solito nella sonata. L’elaborazione è assolutamente complessa, contrapposizione della semplicità tematica, mentre un carattere grandioso e potente, reso drammatico da accordi dissonanti e sincopati, preparano il pubblico all’ascolto del terzo tema, il più conosciuto. All’epico primo movimento fa da contro altare la “Marcia Funebre” successiva, che nella coda offre il tema che si spezza poco alla volta, interrotto da pause e pizzicati degli archi fino al lungo accordo conclusivo. Lo “Scherzo” si articola con grande vitalità e con un ritmo vivacissimo nel quale compaiono, quali elementi innovativi e sorprendenti, ritmi sincopati e un improvviso cambio di tempo. A tutto ciò si contrappone la festosa fanfara dei corni nel trio e, quasi senza che la musica s’interrompa, il Finale principia con una vertiginosa cascata di sedicesimi degli archi, conclusa da robusti accordi di tutta l’orchestra e da una corona solenne. Tutto ciò è l’introduzione a una serie di variazioni su un tema utilizzato da Beethoven in altre occasioni tra le quali la più evidente è nel balletto “Le creature di Prometeo“. Procedimenti fugati e inversioni del tema arricchiscono le variazioni, che aumentano d’intensità fino a giungere al “Poco andante” nel quale la melodia principale conduce a una trionfale apoteosi. Le ultime due variazioni fungono da raccordo alla coda, con la sinfonia che vola verso l’epilogo grandioso.

Applausi convinti all’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione Slovena di Lubiana e al suo direttore Mihail Agafita per una serata non eccezionale, ma comunque degna allo scopo che si era prefissata.

Massimo Carpegna