Scienza

Heracles: il pappagallo gigante della Nuova Zelanda

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Dopo i moa e le gigantesche aquile di Haast, un’altra specie si aggiunge alla peculiare avifauna neozelandese.

Un team di ricercatori ha recentemente scoperto i resti del più grande pappagallo mai esistito: Heracles inexpectatus. Secondo gli scienziati, le sue notevoli dimensioni vanno attribuite ad un fenomeno di gigantismo insulare.

Lo studio – pubblicato su Biology Letters – è frutto della collaborazione della Flinders University, della University of South Wales e del Canterbury Museum.

Un viaggio nel passato della Nuova Zelanda

Immaginate di trovarvi su una splendida isola tropicale, circondati da una vegetazione variopinta e lussureggiante. Il silenzio della foresta è interrotto solo dal canto di decine di specie di uccelli, appollaiati sugli alberi tutt’intorno a voi.

È da un po’ che camminate, e state iniziando a sentire un certo appetito, così decidete di fare una pausa per rifocillarvi. Non avete panini o merendine con voi, ma in un simile paradiso non dovrebbe esser un problema trovare qualcosa da mangiare.

Finalmente, notate un albero carico di succulenti frutti tropicali, una vista decisamente invitante! Vi avvicinate ad uno dei rami più bassi e fate per allungare il braccio quando, ad un certo punto, sentite un rumore.

Sicuramente non era nulla, perciò tornate a occuparvi dei frutti, ma ecco qualcosa muoversi alla vostra destra.

Voltate il capo e lo vedete: un buffo pappagallo, dall’aspetto piuttosto goffo, che vi osserva con occhi curiosi.

Però, c’è qualcosa di strano in quel pappagallo, sarà il boccone di carne che gli pende dal becco, oppure il fatto che vi arriva quasi alla vita. Certo voi non siete ornitologi, ma i pappagalli che avete visto allo zoo erano molto diversi da questo.

Eppure, un simile incontro – per quanto bizzarro – non sarebbe stato poi così insolito in Nuova Zelanda, durante il Miocene.

Un gigante scambiato per un’aquila

Sin dagli anni ‘80, numerosi reperti di rane, coccodrilli, pipistrelli, e uccelli, sono stati portati alla luce nei pressi di Saint Bathans. Un tempo città mineraria, quest’ultima è ora sede di alcuni tra i più importanti depositi fossiliferi del paese.

Ciò che rende così prezioso questo luogo è la sua età: si tratta dell’unico sito, in tutta la Nuova Zelanda, risalente ad un’epoca precedente il Quaternario (iniziato 2,58 milioni di anni fa, e tuttora in corso). Infatti, gli organismi identificati vissero nel “lontano” Miocene, in un periodo compreso fra 19 e 16 milioni di anni fa.

Ed è proprio a Saint Bathans che, nel 2008, un gruppo di ricercatori scoprì due tibiotarsi – ossa presenti nelle gambe degli uccelli – attribuiti ad una misteriosa specie di aquila. Per 10 anni, quei fossili rimasero preservati nelle collezioni del museo della Nuova Zelanda Te Papa Tongarewa, prima di attirare l’attenzione di uno studente.

Fu allora che, su suo suggerimento, Trevor H. Worthy – paleontologo presso la Flinders University – decise di riesaminare i reperti. Assieme al suo team, confrontò le ossa con esemplari conservati al South Australian Museum e immagini dello Smithsonian National Museum of Natural History.

Non vi erano dubbi: non si trattava di un’aquila, bensì del più grande pappagallo mai esistito.

Fra le specie attualmente esistenti, il neozelandese kakapo – appartenente all’ordine Psittaciformes – è quello dalle dimensioni maggiori. Esso, presenta una lunghezza massima di 64 cm e un peso fino a 4 kg.

Tuttavia, questo è niente rispetto a Heracles inexpectatus, il cui nome richiama il celebre eroe della mitologia greca. Infatti, sulla base della circonferenza delle ossa, si stima che questo uccello fosse lungo 1 m e pesante circa 7 kg.

Ma com’è possibile che un pappagallo abbia raggiunto tali dimensioni?

L’Ercole dei pappagalli

Secondo i ricercatori, la risposta va cercata in un fenomeno definito “gigantismo insulare”, tale per cui la taglia di un animale – che vive su un’isola – può aumentare enormemente rispetto alla controparte continentale.

Prima ancora che i dinosauri scomparissero dalla faccia della Terra, la Nuova Zelanda cominciò a separarsi dall’Australia. Nei successivi 80 milioni di anni di isolamento, si sviluppò un ecosistema unico, popolato da organismi endemici.

Vari uccelli sfruttarono la quasi totale assenza di mammiferi per occupare le relative nicchie ecologiche, lasciate libere. Grazie alla ricchezza di risorse, alcune specie – come i moa – acquisirono dimensioni sempre maggiori. Contemporaneamente, questi animali persero l’abilità di volare – superflua data la mancanza di predatori.

Si ritiene che gli antenati di Heracles abbiano seguito lo stesso cammino evolutivo, dando origine ad un pappagallo che “spendeva la maggior parte del tempo sul terreno”, anche se “è probabile che potesse arrampicarsi sugli alberi”, come affermato dal Dottor Worthy.

Un simile comportamento è stato osservato anche nel moderno kakapo che, secondo i ricercatori, potrebbe esser imparentato proprio con Heracles. Tuttavia, mentre il primo è noto per consumare unicamente vegetali, è possibile che il secondo integrasse la dieta con la carne.

In futuro, il ritrovamento di ulteriori fossili potrebbe permetterci di ottenere una ricostruzione più accurata di questo bizzarro uccello.

Leggi anche Nuova Zelanda: perduti 50 milioni di anni di biodiversità


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