I Terzo Tempo: live a Roma. Ennesimo tributo a Ligabue da una delle più affermate cover band della Capitale

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Un concerto quello del 13 settembre a Roma, in occasione della festa della birra a La Rustica, che non fa altro che confermare il successo di questo gruppo: i Terzo Tempo – Ligabue Tribute sono inarrestabili e noi li abbiamo incontrati per voi.

La serata è calda e piacevole. Una di quelle che nessuno si aspettava, forse, in questa fine d’estate che è stata avara di sole e tepore, interrompendo spesso manifestazioni e concerti con improvvisi scrosci di pioggia e bombe d’acqua, che sembrano essere diventate parte integrante del nostro clima capitolino.

Ma ieri sera, per fortuna, non è andata assolutamente così. Anzi, seduti intorno ad un tavolo, di fronte a grandi boccali di birra, come è nelle migliori tradizioni di questo periodo dell’anno, in cui l’Oktoberfest fa da motivo portante, abbiamo potuto intervistare i Terzo Tempo, una band relativamente giovane, ma con un curriculum d’eccellenza e tanta, tantissima voglia di fare musica.

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Una domanda dà, perciò, avvio all’intervista: come siete nati? E parte da qui una strepitosa trenta minuti di kermesse, in cui pian piano ci raccontano la loro storia, che forse ha anche un pò dell’incredibile, ma la vita è proprio così, spesso felicemente incredibile.

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I Terzo Tempo nascono nel 2010 – ci spiega Fabio Mel (facciamo una premessa: tutti i componenti del gruppo hanno scelto di utilizzare pseudonimi, che riportano con la mente a Ligabue ed alla sua band, ad eccezione di Josè Fiorilli, che è il tastierista di Luciano Ligabue e che da qualche tempo suona anche con questa band, e Francesco Caprara, batterista di Ron e membro dei Terzo Tempo) in maniera davvero casuale.

Il destino, infatti, si sa incrocia strade apparentemente distanti tra loro, sfruttando crocevia insoliti e spesso inaspettati. In questo caso il crocevia è stato un annuncio di vendita on line messo proprio da Fabio su un sito a grande diffusione: “Vendesi mixer!”. Una semplice frase, che gli ha aperto, però, la strada di ingresso nel gruppo, che allora aveva una formazione ben diversa da oggi, mutata ancora nel tempo, fino a trovare l’odierno equilibrio.

A quell’annuncio risponde, infatti, proprio Simone Liga, cantante del gruppo, che in quel periodo sta cercando proprio un mixer. Così, i due si incontrano, un breve scambio e l’acquisto è concluso. La situazione potrebbe essere finita qui, con una pura e semplice compra vendita, come tante altre. Ma non è così, evidentemente il destino ha in mente un progetto diverso per loro.

Infatti, questo mixer, una volta montato, sembra proprio non voler funzionare, tanto che Simone chiama di nuovo Fabio, il quale, convinto della validità del suo apparecchio, decide di andare di persona a controllare quale sia il problema, raggiunge Simone direttamente nella sala incisioni e – guarda il caso a volte come è strano – esce da là solo come membro della band. Diventa, quindi, il Fabio Mel dei Terzo Tempo.

Ma il fato deve amare così tanto questa cover band, da decidere di fargli nel tempo altri regali ancora. Così, a seguito di una chiacchierata del tutto informale tra Simone e un suo amico, quest’ultimo gli confida che anche suo figlio è un musicista, frequenta il conservatorio ed ha una vera passione per la musica.

Ecco, così fa il suo ingresso nel gruppo anche Valerio Nero, un polistrumentista, che è, oggi, il componente più giovane del gruppo, ma non per questo il meno formato: chitarra acustica, chitarra elettrica, armonica….la musica è una parte di lui, la sua linfa vitale, che lo ha portato a studiare al conservatorio, un percorso che, anche chi non è del mestiere, sa comunque quanto tempo e fatica richieda.

Con noi al tavolo c’è poi Paolo El Paco, il bassista del gruppo e altro dono del destino. Paolo stava, infatti, tranquillamente consegnando la posta ad un ministero (sua occupazione principale) – come ci racconta Alex, il manager del gruppo -, quando proprio quest’ultimo, notandolo, gli ha fatto una battuta evidenziando la sua somiglianza ad un uomo di spettacolo, per via dei suoi capelli lunghi…Coincidenza? Chissà…tuttavia, ancora una volta la fortuna ci mette lo zampino, perché Paolo davvero è legato al mondo della musica, è un chitarrista e, dunque, entra a far parte della band.

Gli altri membri della band lo chiamano nonno Paco e Paolo nonno lo è realmente, come ci dice lui stesso con una certa nota di orgoglio, che traspare dai suoi occhi, ma anche dal tono della sua voce…

Josè Fiorilli, Frank Caprara e Alex De Carli non sono presenti all’intervista, anche se poi più tardi Frank Caprara raggiunge il gruppo sul palco…Non disperiamo, li incontreremo un’altra volta…

Josè Fiorilli, però, è un’altra chicca e ne vogliamo almeno parlare un pò. E’ stato, infatti, lui stesso a contattare la band e – come ci confessa Simone – inizialmente, quando ha ricevuto la sua telefonata, ha pensato ad uno scherzo (“Ma ti pare che il tastierista di Ligabue si mette a contattare noi?” si è domandato), quindi ha riattaccato. Ed ha continuato a riattaccare anche alle chiamate successive, finché, una sera, non se l’è trovato davanti, di persona e da là è iniziata la loro collaborazione, che per ora ha visto la presenza di Josè Fiorilli in 15 concerti dei Terzo Tempo….

Ma manca ancora un Alex, di cui parlare: il manager del gruppo, che invece è al tavolo con noi e ha permesso di realizzare quest’intervista. E di Alex cosa ci dite?, chiediamo…Qui si alza un coro: Alex è lo stalker ufficiale del gruppo, quello che ha reso possibile tutto ciò, anche insistendo, riprovando, perseverando…Il suo impegno è davvero una ventata di fiducia per la band, non c’è dubbio…

Così dal 2010 ad oggi i Terzo Tempo sono diventati la prima cover band ufficiale di Ligabue di Stazione Birra, primo locale in Italia per i live al pari dell’Alcatraz di Milano, hanno calcato palcoscenici e piazze importanti, come quelle di Nettuno, di Anzio, di Ostia, e sempre più stanno portando la musica del grande Liga nazionale anche al di là dei confini laziali (sabato prossimo saranno, infatti, in Umbria e domenica a Capena).

Una band unita, occhi sinceri e facce trasparenti. Si sente che il clima non è forzato e che quel rimandarsi di battute e di reciproche presentazioni, che nascono spontaneamente, sono la risultante ultima di un’amicizia, che non è solo apparenza, ma essenza. Persone alla mano, potremmo dire i tipici ragazzi della porta accanto…cordiali, non schiacciati dal successo, come troppo spesso capita in questo Paese, dove, invece, basta poco per sentirsi divinità, senza sapere che a volte anche gli dei sono caduti dall’Olimpo e l’impatto con il suolo non è mai stato facile!

Una strada, dunque, tutta in discesa? Di certo no – come ci racconta Simone – perché il mondo dello spettacolo, spesso, richiede compromessi e patti, ai quali si può anche scegliere di non sottostare, ben sapendo che questo taglia anche le gambe. Blocca l’arrivo a festival nazionali, la partecipazione a manifestazioni televisive, ma si sa..bisogna scegliere e i Terzo Tempo hanno scelto meno gloria e più onestà!

E alla fine dell’intervista, un breve saluto con la sensazione di aver parlato con vecchi amici. IL tempo corre e il concerto sta per iniziare. Pochi minuti e il gruppo si trasforma. Dal palco energia pura, che ha permesso di rivivere al pubblico le principali tappe della storia musicale di Ligabue; attraverso la spettacolare voce di Simone e le note della sua band, i brani fanno venire i brividi a chi si trova sotto al palco a ballare, malgrado sia notte inoltrata quando termina.

Piccola stella senza cielo” ci accompagna verso la chiusura…le luci si spengono, ancora una stretta di mano e lo show ha termine. La sensazione che ci portiamo via è che queste stelle un loro cielo lo abbiano, però, trovato e che, ogni volta che tornano a salire su un palco, riescono a farlo illuminare con un immenso bagliore.