Il governo all’attacco di Amazon e degli altri colossi dell’eCommerce

Non solo reddito di cittadinanza e interventi su migranti e TAV: il governo è concentrato anche sul settore del commercio, e in particolare sulle conseguenze della diffusione dello shopping online, e alcuni esponenti della maggioranza stanno studiando delle nuove norme per regolare il settore e limitare il predominio di colossi come Amazon ed eBay.

L’idea di Lega e Movimento 5 Stelle. La notizia è trapelata agli inizi di febbraio e fa riferimento all’azione intrapresa da alcuni rappresentanti di Lega e MoVimento 5 Stelle nella Commissione attività produttive della Camera, impegnati appunto a trovare una soluzione per normalizzare il mercato digitale e porre un freno ai grandi gruppi internazionali che “stanno uccidendo i piccoli-medi commercianti e mettendo a rischio milioni di posti di lavoro”, come denunciano i politici.

Non solo Amazon per l’eCommerce italiano. Il fenomeno dell’eCommerce si è effettivamente affermato anche in Italia, conquistando una platea sempre più vasta di clienti e arrivando a totalizzare un giro di affari vicino ai 30 miliardi di euro nell’ultimo anno; e se è vero che i giganti del Web sono i riferimenti principali per gli acquisti online, non vanno trascurate le realtà nazionali che si sono affacciate nel settore, come ad esempio Dado Shop, attivo addirittura dal 2000 e in grado di imporsi anche sui mercati internazionali per qualità dell’offerta.

 

Una proposta di regolazione. La soluzione “gialloverde” ai problemi del commercio dovrebbe muoversi in varie fasi: si parla innanzitutto di una “mappatura di tutti i siti di vendita online”, attraverso “un sistema di algoritmi che punti al controllo dell’intera Rete” che sfrutti anche il sistema Blockchain per definire la tracciabilità delle merci sul mercato presenti in Internet. Il secondo step potrebbe essere “una piattaforma unica del made in Italy sul web”, come peraltro già ventilato dal vicepremier Di Maio qualche mese fa.

Regole uguali per tutti. L’obiettivo che si intende raggiungere è racchiuso nel messaggio “stesso mercato, stesse regole“, perché, secondo i proponenti, “non è accettabile che online ci siano prezzi molto più bassi rispetto a quelli che ci sono negli esercizi commerciali”, anche perché così facendo “il nostro Made in Italy rischia di schiantarsi”. Una delle strade per minare Amazon e gli altri siti sembrerebbe essere già individuata ed è quella fiscale.

Un freno ai colossi. Indiscrezioni di stampa raccontano, infatti, che il Governo sarebbe pronto a denunciare a livello europeo i vantaggi goduti da Amazon e affini “attraverso una fiscalità vantaggiosa che rende possibile la vendita di merce attraverso sconti insostenibili per le aziende italiane”. Non meno importante, per i promotori di questa iniziativa, è il fatto che i prodotti messi in vendita online possano essere tracciati, così da garantire anche una ulteriore sicurezza per i consumatori che temono di incappare in merci contraffatte o in siti illegali.

Svantaggi per i consumatori? Il mercato virtuale è già stato oggetto delle attenzioni della maggioranza, che attraverso il deputato leghista Belotti ha proposto una legge per limitare la percentuale di sconto praticabile online sui libri, abbassando la soglia dall’attuale 15 per cento del prezzo di copertina ad appena il 5 per cento. Una misura che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe aiutare le piccole librerie a essere competitive rispetto ai colossi del Web, ma che si traduce immediatamente in uno svantaggio per i consumatori. Effetto simile che rischia di raggiungere la proposta più ampia di rivoluzionare il commercio online.

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