Salute

Il virologo Donato Greco sul Covid: il 97% dei positivi non ha sintomi

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Andrea Crisanti, consulente tecnico della regione Veneto, teme l’impennata dei positivi con rischio di aumento di decessi tra ottobre e dicembre, e i presidenti di Lazio e Campania Vicenzo De Luca e Nicola Zingaretti minacciano un nuovo lockdown se non si abbasserà la curva del contagio, ma il virologo Donato Greco fa il punto sul Covid-19, sottolinea che il 97% dei positivi non ha sintomi e ribalta il ragionamento sui pericoli della stagione invernale.

Il ragionamento di Donato Greco sull’evoluzione del Covid-19

Il Virologo Donato Greco ha sostenuto nei mesi scorsi, insieme con un’altra decina di specialisti, una posizione controcorrente, aderendo al documento “Sars-CoV2 in Italia oggi e Covid-19” riguardo la fine dell’emergenza con progressiva perdita di carica virale da parte del Covid, causando parecchie contestazioni da parte dei colleghi che non lo hanno condiviso.

Tuttavia, Donato Greco ribadisce che, nonostante l’aumento dei positivi, l’emergenza letale del Covid-19 si sia davvero conclusa a maggio e che la stagione autunnale non dovrebbe provocare una nuova apocalisse. In pratica, Greco riconosce che il virus è ancora circolante ma che i numeri dei contagi delle ultime settimane non devono allarmarci. Come riporta Rosa Scognamiglio sul Giornale, il virologo ha rilasciato un’intervista per La Nazione rifacendosi all’ultimo report del ministero della Salute che sottolinea “L’andamento in crescita ma costante” della malattia.

Le dichiarazioni di Donato Greco

Greco si concentra sugli ultimi dati per chiarire un punto che gli sta molto a cuore: “I numeri vanno considerati con attenzione. L’incremento, che si sta mantenendo al di sotto del 2%, è correlato al numero dei tamponi eseguiti quotidianamente e in linea con l’andamento della curva epidemiologica dei mesi che stanno seguendo la fase acuta della pandemia…È chiaro che più tamponi vengono fatti e più positivi vengono individuati, fa parte della normale attività di vigilanza. Altro fattore importante è che oltre il 97% dei nuovi contagiati non manifesta sintomi, quindi non è ammalato”.

Secondo Greco, mantenere l’uso della mascherina, il distanziamento e lavarsi spesso le mani restano però requisiti importanti di prudenza e di salvaguardia della salute collettiva, anche perché le statistiche attuali convergono sul dato che gran parte della popolazione non abbia avuto a che fare con il Sars-Cov-2 e pertanto siamo lontani dall’immunità di gregge.

L’attenzione rivolta alla prossima primavera

Riguardo la seconda ondata pandemica in autunno, Greco non teme una situazione catastrofica con l’arrivo dei primi freddi e le sue dichiarazioni ribaltano la prospettiva: “Non dobbiamo temere l’inverno, semmai la primavera. Il Covid- 19 appartiene alla famiglia dei Coronavirus che di solito si manifestano con più vigore tra marzo e maggio, proprio come avvenuto nei mesi scorsi. Il freddo invece è amico dei virus influenzali”. In altre parole, sembrerebbe che la sovrapposizione tra influenza stagionale e Covid-19 non sia così automatica e, secondo il virologo, le due forme si dividerebbero le rispettive sfere d’azione stagionali in maniera abbastanza netta.

In ogni caso, il ministero della Salute punta quest’anno su una campagna di vaccinazione anticipata contro l’influenza per i bambini da 0 a 6 anni e gli adulti a partire dai 60, coprendo quindi il maggior numeri possibile di soggetti a rischio, e cercando di evitare che una persona possa contrarre il Covid con un organismo già debilitato dall’influenza stagionale.

Il problema delle scuole secondo Donato Greco

La questione dei contagi nelle scuole è già alla ribalta, considerando la segnalazione di casi di positività al Covid in 400 istituti e la chiusura di 75 scuole ma, anche in questo caso, Greco punterebbe a una soluzione diversa e meno invasiva: “I dati confermano che la trasmissione del virus degli studenti fino alla scuola dell’obbligo è modestissima, quindi ritengo che il danno prodotto dalle chiusure sia superiori al rischio di diffusione dell’epidemia“.

Inoltre, la chiusura è per il virologo “Una misura eccessiva, ma i presidi non avrebbero potuto decidere diversamente perché le regole stabiliscono che è sufficiente un solo alunno positivo per disporre la sospensione delle lezioni in presenza. A mio avviso, in questa fase bisognerebbe usare l’intelligenza, ovvero procedere all’accurato tracciamento dei singoli casi, intervenendo in maniera mirata”.

L’organizzazione sanitaria si adegua all’evoluzione del Covid-19

Nelle ultime settimane, c’è stato un aumento di pazienti dal 2 al 3% in terapia intensiva, quindi le strutture non sono sotto pressione, tuttavia si punta alla prevenzione, non solo con l’incremento dei posti letto ma anche con l’individuazione e contenimento dei cluster per evitare assembramenti e movide da periodo estivo, che hanno provocato una certa impennata dei casi.

Un lockdown generalizzato sembra però fuori discussione, anche perché l’economia versa in gravi condizioni e l’Istat considera il 38,9% delle aziende a rischio di chiusura entro l’inverno. In ogni caso, la riapertura di scuole e università e di ogni altro luogo di aggregazione, a partire dagli stadi, sono monitorati per evitare il dilagare a macchia d’olio dei contagi.

Il parere di Matteo Bassetti

Le dichiarazioni incoraggianti di Donato Greco, trovano riscontro anche nelle osservazioni di Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive del san Martino di Genova, che registra un numero limitato di pazienti dato che, tra inizio giugno e 25 settembre, il suo reparto ha registrato 90 ricoveri e un solo decesso.

L’evoluzione della malattia riguarda anche i tempi di degenza dimezzati: passando da oltre 15 giorni della primavera scorsa ai 7 attuali, segno che la pandemia è meno complessa e questo ha permesso di perfezionare l’organizzazione con una filiera più precisa: si ricovera il paziente solo per la fase acuta, poi la persona torna a casa o è accolto nelle strutture messe a disposizione dalla protezione civile per completare il periodo di isolamento e convalescenza.

Per quanto ogni conclusione sia prematura, potremmo addirittura scavallare l’inverno meglio del previsto sul fronte Covid, se la malattia manterrà queste nuove caratteristiche, facendoci guadagnare mesi preziosi per affrontare la prossima primavera più attrezzati, magari con un vaccino in fase iniziale di distribuzione, purché tutti i test si concludano con esito positivo e se le previsioni di Donato Greco fossero confermate dai fatti.

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