Economia
IoT, la vertiginosa crescita dell’Internet delle cose

IoT, ovvero Internet of Things, Internet delle cose: è un neologismo che – anche sotto forma di sigla, o meglio di acronimo – sta cominciando a entrare nel linguaggio comune. Ma che significa esattamente “Internet delle cose”? Niente altro che la possibilità di applicare la tecnologia agli oggetti che abbiamo in casa e, soprattutto, alle loro funzionalità. Tutte cose che potranno avere un ruolo attivo nella nostra vita collegandosi alla rete. Pensiamo a una sveglia che anticipa il suono mattutino in caso di traffico o a scarpe da ginnastica che in tempo reale vi permettono di gareggiare in velocità con persone collegate dall’altra parte del pianeta e altre cose del genere.
In sostanza, la sigla IoT racchiude un universo vastissimo che può andare dagli elettrodomestici integrati e connessi fino alla sicurezza, passando per i servizi legati ai consumi. È un settore che, come è facile intuire, non ha particolarmente sofferto le ricadute negative della pandemia, anzi in alcuni ambiti se ne è pure avvantaggiato.
Nel 2021 il mercato italiano dell’intemet delle cose è cresciuto del 29% rispetto al 2020, raggiungendo quota 650 milioni di euro (11 euro per abitante), dopo i 530 milioni guadagnati alla fine del 2019.
Anche l’evoluzione della domanda italiana di IoT è interessante: i consumatori del nostro paese, riferisce Il Sole 24 Ore, manifestano sempre più interesse per i nuovi servizi e per la possibilità di amministare da remoto gli oggetti di casa. Un fatto che apre importanti prospettive di crescita alle aziende operanti in questo mercato. Certo, i numeri del Regno Unito (4 miliardi di euro, +43%) e della Germania (3,9 miliardi di euro) sono ancora lontani, ma l’Italia si sta avvicinando alla Francia (1,3 miliardi di curo, +16%, 19,4 euro per abitante).
«I problemi – scrive il Sole 24 Ore citando una ricerca del Politecnico di Milano – arrivano dai rincari delle materie prime e dalla carenza di semiconduttori, un freno allo sviluppo del mercato e causa di mancate vendite molto rilevanti, pari a circa 75 milioni di euro».
I modelli e le strategie di business più performanti sono quelle basate su “servitizzazione” (calco italiano dell’inglese servitization) e pay-for-use (un modello in cui il cliente paga per usare un prodotto invece che per acquistarlo).
Le applicazioni commerciali sono potenzialmente infinite: dalla possibilità di stipulare assicurazioni pay-for-use contro i furti valide anche solo per brevi periodi dell’anno (per esempio mentre siete in vacanza) pagando una tariffa a consumo, al monitoraggio della forma fisica (fitness & wellness) con allenamenti mirati e personalizzati, o ancora abbonamenti mensili a servizi di tele-assistenza e manutenzione della caldaia.
Un altro settore importante è appunto quello della Smart Home: la casa che si autogestisce grazie all’intelligenza artificiale. L’abitazione diventa così autonoma da regolare la temperatura interna in base alle abitudini dei proprietari o perfino da dare consigli sui risparmi energetici.
Il settore della Smart Home ha beneficiato della situazione creatasi in pandemia, quando molti italiani hanno trascorso molto più tempo in casa anche per lavorare in smart working, un fatto che ha fatto aumentare l’uso di oggetti di casa e elettrodomestici. E nel 2021 sono stati proprio gli elettrodomestici a fare da traino al mercato della Smart Home, con un giro d’affari del valore di 135 milioni di euro (21% del mercato) e un tasso di crescita molto importante (+35%)
L’anno scorso anche l’offerta si è ampliata: i principali produttori di elettrodomestici hanno ormai l’intera gamma di prodotti “connessa” in modalità IoT. In particolare c’è stato il boom di vendite di alcuni piccoli elettrodomestici come i robot aspirapolvere e i purificatori d’aria.
In un prossimo futuro il consumatore non dovrà nemmeno più integrare da solo i vari dispositivi (che oggi non comunicano tra loro). Sta per attivarsi infatti il consorzio Matter, al quale aderiranno tutte le aziende leader nel campo della smart home, da Apple ad Amazon e Samsung, ma anche attori più locali come Bticìno.
Altri articoli di successo, non necessariamente legati alla Smart Home, sono stati gli assistenti vocali, le serrature interconnesse e gestibili da remoto e in generale il comparto della sicurezza, dove aumentano sempre più le richieste di intervento e controllo di terzi. Aumentato in pandemia anche l’uso di strumenti per ii controllo energetico (caldaie a termostati e valvole termostatiche), una crescita che si spiega anche coi rincari energetici.









