Musica
John Lennon: l’8 dicembre 1980 moriva un mito

Anima rock dei Beatles e attivista politico, John Lennon resta il simbolo di una generazione che ha lottato pacificamente per cambiare il mondo e che, a suo modo, ha vinto.
John Lennon: “A day in the life”
È l’8 dicembre 1980 e John Lennon attraversa l’ingresso del Dakota Building, luogo dove si trova la sua residenza. Ad attenderlo c’è uno sparuto gruppo di fan che, come spesso accade, lo attende per salutarlo e chiedergli un autografo. Di quel gruppo fa parte anche Mark David Chapman, che quel giorno ha con sé una copia di “Double Fantasy”, album in cui Lennon collabora con Yoko Ono. Quando arriva il suo turno, Chapman porge l’album e Lennon glielo autografa. In quel momento un fotografo scatta un’istantanea che ritrae i due protagonisti del dramma mentre interagiscono. Poi Lennon entra in limousine e si dirige presso gli studi di registrazione e non accade nulla sino a notte inoltrata, quando le ruote della limousine lambiscono il ciglio della strada. L’auto si ferma poco lontano dall’ingresso del Dakota Building e il beatle smonta andando incontro al proprio destino.
John Lennon: l’omicidio
L’ultimo giorno della vita di Lennon tramonta pochi minuti prima delle 23.00, quando il beatle smonta dalla limousine e va verso casa. Chapman è nascosto nelle ombre del Dakota, che lo attende pazientemente. Mentre attraversa l’imponente ingresso del Dakota Building, Lennon si volta e lo vede, forse lo riconosce, ma non gli dà troppa importanza. Chapman allora estrae il revolver e spara. Quattro dei cinque colpi esplosi centrano Lennon, che mormora: “Mi hanno sparato” prima di accasciarsi nei pressi della guardiola di sicurezza. Mentre la polizia arriva, Chapman attende placidamente seduto sul bordo del marciapiede e quando gli agenti lo arrestano non oppone resistenza. Trasportato di corsa all’ospedale, Lennon muore in fretta a causa dell’entità delle ferite.
Le ragioni di Chapman
Mark Chapman ha rilasciato negli anni dichiarazioni sul movente che lo spinse a uccidere John Lennon. Dal suo punto di vista, l’unico modo per diventare famoso era uccidere il più famoso al mondo. Chapman non ha espresso rimorso sino al 2020, anno in cui chiese perdono a Yoko Ono attraverso una dichiarazione pubblica.









