Josè Fiorilli: ospite d’eccezione nell’ultima tappa del tour 2014 dei Terzo Tempo

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Per metà di origine calabrese e per metà toscano, ma “trapiantato” a Roma da molti anni, Josè Fiorilli è davvero un uomo poliedrico, che porta con sé esperienze variegate e di qualità, culture frammiste di dialetti polifonici e – non sarà certamente una sorpresa – anche un lato filosofico, particolarmente coinvolgente.

Cresciuto in una famiglia, in cui la musica ha sempre fatto da colonna sonora ai suoi giorni (soprattutto grazie alla presenza di un padre, che gli ha trasmesso la passione per quest’arte), Josè – come lui stesso ci racconta – non si è interessato granché alle note o al pentagramma nei primi anni della sua esistenza.

Così soltanto intorno ai 13 anni ha iniziato a cimentarsi con il pianoforte, tra studio sistematico e un talento naturale , che, altrettanto naturalmente, lo hanno spinto ad inseguire le note della musica italiana e che lo hanno condotto fin sui palchi delle principali città.

Sette anni con Irene Grandi prima (dal 1998 al 2005) e otto con Luciano Ligabue dopo (dal 2006 al 2014), sono un bel raccontare per chi ha sfiorato appena la soglia dei 40 anni e già si è cimentato, quale tastierista, con due dei nomi più noti della nostra canzone. Ha già calcato palchi importanti, come quello dell’Heineken Jamming Festival e quello del Concerto del Primo Maggio a Roma per due volte.

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Al momento sta producendo un CD, in lingua inglese, al quale prendono parte cantanti di vario genere, uomini e donne, ma di più al momento non svela. Uscirà nella prossima primavera e sarà certamente una nuova scommessa da vincere.

Scommesse, fortuna, destino…sono parole che ricorrono più volte nel corso dell’intervista con Josè Fiorilli. E proprio alla fortuna il musicista imputa il suo incontro con Ligabue (non potevamo non chiedergli nulla del Liga nazionale!), un uomo dalla forte personalità e dalla particolare capacità di vivere nel suo tempo esattamente con la sua età, senza dover rincorrere a vuoto un passato, che non torna. Un’eccezione in una società in cui sempre più cinquantenne sembra sia quasi una sorta di offesa, piuttosto che di accettazione di un’esistenza che sta scorrendo insieme alla nostra quotidianità.

E l’incontro con i Terzo Tempo, invece, come è andato? Anche qui un ruolo di primo piano si deve al fato, che, per una serie di coincidenze, ha fatto incontrare Josè Fiorilli con Simone Liga, li ha messi insieme su un palco e ha creato quel mix di energia, entusiasmo e, soprattutto, professionalità, di fronte al quale è impossibile resistere (e il concerto della serata a Locanda Blues ce lo ha dimostrato a pieno).

Il tempo dell’intervista scorre via davvero velocemente. Gli argomenti sono tanti, ascoltare Josè è un piacere…poco importa che siamo all’aperto in piena campagna (Locanda Blues è un ex agriturismo) e che fuori ci siano pochi gradi, perché incontrare un tastierista filosofo non è così usuale. Il tempo di una birra, quindi, e siamo già ai saluti…ma è solo un arrivederci!

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