Salute

La curcuma può alleviare i dolori dell’artrite del ginocchio: nuovo studio

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L’osteoartrosi del ginocchio (nota anche come artrite da usura) è una patologia generata dal consumo della cartilagine. Tale condizione può essere anche ereditaria e colpire persino i giovani, contrariamente a quanto si può pensare. Ulteriori cause sono gli infortuni, l’attività fisica errata e l’obesità. La cartilagine, che funge da ammortizzatore tra le articolazioni, si può consumare con il conseguente sfregamento delle ossa tra loro. Da questo si sviluppa il dolore, proprio generato dall’osteoartrosi. I rimedi che solitamente si utilizzano per allevarli sono il paracetamolo e i classici farmaci antinfiammatori non steroidei. Un nuovo studio condotto dal team di ricerca dell’Università della Tasmania ha, però, individuato nella curcuma un’ottima alternativa per gestire il dolore.

Curcuma e dolore al ginocchio: maggiori dettagli sulla ricerca

La curcuma viene utilizzata in molti campi e anche in cucina, ma è nota anche per le sue proprietà medicinali, come appurato da questa recente ricerca. Lo studio ha coinvolto un campione di 70 soggetti con artrosi sintomatica del ginocchio, per 12 settimane. Una parte di essi ha assunto la curcuma, mentre altri un placebo. Al termine del periodo di sperimentazione, coloro che avevano assunto le capsule di curcuma hanno riscontrato una diminuzione significativa del dolore senza effetti collaterali.

La curcuma, ovviamente, non ha modificato la composizione della cartilagine e non ha nemmeno ridotto il gonfiore, ha semplicemente alleviato il dolore. Ciò significa che non può essere utilizzata in alternativa ai farmaci che curano questa condizione ma è un’alternativa naturale ed economica agli antidolorifici.

Il reumatologo Graeme Jones, uno degli autori dello studio, ha però affermato: “Nonostante i risultati positivi, a causa del modesto effetto della curcuma, la piccola dimensione del campione dello studio, la breve durata del follow-up e il singolo centro di ricerca, porta i ricercatori a suggerire ulteriori studi multicentrici con campioni di dimensioni maggiori e una durata maggiore del follow-up per valutare il significato clinico dei loro risultati “. Ciò significa che la ricerca in fase embrionale va implementata con risultati più certi.

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