Scienza

La dieta delle tigri dai denti a sciabola

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Un recente studio potrebbe fare luce sulle vere cause che portarono all’estinzione dei grandi predatori nordamericani, incluse le tigri dai denti a sciabola. Contrariamente a quanto ritenuto finora, questo evento non fu favorito da fenomeni di competizione, in quanto carnivori come i canidi e i felidi erano soliti cacciare prede differenti.

https://www.youtube.com/watch?v=t-WzX55YlcQ&t=70s

La ricerca nasce dalla collaborazione di vari istituti, tra cui il celebre La Brea Tar Pits and Museum.

Il predatore dai denti a sciabola

Il Pleistocene è un periodo geologico compreso fra 2,58 e 11,700 anni fa, scandito dal susseguirsi di numerose glaciazioni. Durante questi eventi, le basse temperature portarono all’espansione dei ghiacci che, nel momento di massima intensità, arrivarono a coprire anche il 30% della superficie terrestre.

La fauna del Pleistocene è caratterizzata dalla presenza di colossali erbivori – ad esempio, i mammut – e temibili predatori, come le tigri dai denti a sciabola. Fra queste, una delle specie più famose è indubbiamente Smilodon fatalis, diffusa in Nordamerica.

Simile per dimensioni a un moderno leone, questo animale presentava un fisico più muscoloso e poteva raggiungere un peso di quasi 3 quintali. La sua caratteristica principale è rappresentata dai possenti canini, lunghi oltre 20 cm.

Scheletri completi di S. fatalis sono stati rinvenuti nell’area di Rancho La Brea (California), conservati all’interno di enormi pozze d’asfalto. Queste, si sono formate in seguito alla risalita di idrocarburi e, nel corso dei millenni, hanno intrappolato numerosi animali. Isolati in un ambiente privo di ossigeno, i loro resti hanno così potuto conservarsi fino ai giorni nostri.

Fin dai primi scavi – iniziati nel ‘900 – i paleontologi hanno riportato alla luce più di 3,5 milioni di fossili, appartenenti a oltre 600 specie differenti. La maggior parte dei reperti proviene da carnivori, attirati in gran numero dagli animali invischiati che dovevano apparire come facili prede.

La fine del Pleistocene è segnata da un massiccio evento di estinzione che coinvolse numerose specie di grandi mammiferi, incluse le tigri dai denti a sciabola. Le cause di tale fenomeno sono ancora oggetto di discussione e sono stati proposti vari “colpevoli”, tra cui i cambiamenti climatici e la caccia eccessiva ad opera dell’uomo.

La sopravvivenza del più adattabile

Alcuni scienziati hanno ipotizzato che la scomparsa dei grandi predatori sia stata favorita dalla crescente competizione per le medesime, scarseggianti, risorse.

Tuttavia, un recente studio – pubblicato su Current Biology – propone una teoria alternativa. I ricercatori hanno esaminato oltre 700 fossili di denti, provenienti da Rancho La Brea e appartenuti a diverse specie. In particolare, hanno analizzato le percentuali di due isotopi del carbonio presenti nello smalto.

Questi ultimi, si accumulano nelle piante in proporzioni differenti, a seconda che l’organismo cresca in un ambiente aperto oppure di foresta. Questa traccia viene quindi passata agli erbivori che se ne nutrono e, conseguentemente, anche ai loro predatori.

Come affermato da Larisa R.G. DeSantis – professoressa presso la Vanderbilt University – “Abbiamo scoperto che le tigri dai denti a sciabola, i leoni americani, e i puma si comportavano come fanno solitamente i felini, e cioè cacciavano in ecosistemi di foresta sfruttando la copertura per tendere imboscate alle prede”.

La ricerca si pone quindi in netto contrasto con i risultati ottenuti da precedenti studi, secondo cui S. fatalis avrebbe frequentato habitat aperti. Al contrario, questi erano gli ambienti prediletti dai canidi, in particolare C. dirus. Ovviamente, ciò esclude che vi fosse una significativa competizione fra i due gruppi, in quanto occupavano differenti nicchie ecologiche.

Ma allora, perché questi carnivori si sono estinti?

Semplicemente, non furono in grado di adattarsi ai radicali cambiamenti che stavano interessando il loro habitat, in quanto specializzati nella cattura di determinate prede. Quando queste ultime scomparvero, i tratti che li avevano resi predatori letali ed efficienti rappresentarono anche la loro condanna.

Al contrario, animali come il coyote furono in grado di sopravvivere modificando la loro dieta. Con l’estinzione dei grandi predatori e prede, si trasformarono in carnivori opportunisti, che si nutrivano di una gran varietà di alimenti, incluse le carcasse. Ciò è testimoniato dal crescente grado di usura dei loro denti, provocato dal contatto con cibi duri come le ossa.

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