La pandemia e i danni psicologici nei giovani

Dagli adolescenti ai giovani adulti che tentano di affacciarsi alla vita: un ritratto trasversale della gioventù in tempi di pandemia

TgCom24 ha intervistato un campione di giovani per comprendere e portare alla luce come un anno e più di pandemia abbia impattato sulle loro vite e sulla qualità del loro benessere psichico.

Da marzo 2020 le nostre vite sono inesorabilmente cambiate, tutti noi abbiamo abbandonato vecchie abitudini che siamo stati costretti a sostituire con nuove realtà, nuove routine. Ma forse, a soffrirne più di tutti, sono stati proprio i più giovani. Amicizie ed amori separati dal muro invisibile del lockdown, a fare da collante solamente gli schermi dei nostri cellulari, come finestre sul mondo che sì, è ancora là fuori, ma lontano e irraggiungibile, pur essendo a pochi centimetri da noi. Ma qualcuno ha mai chiesto ai giovani come si sentono? Tgcom lo ha fatto. E ha raccolto dieci testimonianze di giovani che combattono senza armi contro un effetto collaterale del Covid-19: le ripercussioni sulla salute mentale.

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Leggiamone insieme qualcuna.

Elisabetta racconta: “Marzo è trascorso serenamente. Potevo godermi le lezioni da casa senza dover viaggiare. Dopodiché, la situazione ha cominciato a essere molto pesante. Non avere l’opportunità di vedere altre persone o anche solo il mio fidanzato, che abita a due chilometri da me, è stato un duro colpo. Sono aumentati anche gli attriti in famiglia, è entrata in crisi la mia relazione, ho perso tante amicizie. Ho sempre sofferto di attacchi di panico, ma avevo imparato a gestirli. A fine marzo, purtroppo, sono ricominciati e per lo stress non riuscivo più ad affrontarli”.

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Poi, ricorda di come l’estate scorsa sia stata per tutti una boccata d’ossigeno: “Con l’arrivo dell’estate – che ha portato po’ di normalità – il contesto è migliorato. In tanti mi dicevano che il primo anno di università sarebbe stato speciale, io non lo ricorderò con piacere. Nessuno mi ridarà il tempo che ho perso. Ho sentito spesso incolpare i giovani di imprudenza. Detto sinceramente, bisogna fare una scelta tra sanità mentale o rischio Covid. Non si può impedire di incontrare i coetanei. Io ora ho una paura folle che la mia vita venga di nuovo bloccata. Sono entrata in terapia e la sto continuando a seguire tuttora.

Quest’emergenza ha avuto effetti veramente negativi su di me: insonnia, incubi, paura costante, sentimento di oppressione, perché comunque non è ancora finita e non si sa quando finirà”, conclude.

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Un senso di incertezza che accomuna anche Giulia, che di anni ne ha 18 e frequenta il liceo delle Scienze umane, sempre a Verona. “La mia fascia d’età è quella più colpita a livello psicologico da questa situazione e non se n’è parlato abbastanza. Il primo lockdown mi è sembrato un fastidio passeggero, pensavo che sarebbe finito. A ottobre, invece, ho avuto un crollo psicologico. In prima superiore, purtroppo, avevo sperimentato un periodo di depressione da cui ero riuscita a uscire. Nel momento in cui c’è stata la seconda ondata, sono tornata in quello stato, non mi collegavo più per seguire le lezioni, non sentivo più i miei amici, non avevo voglia di alzarmi la mattina e fare qualcosa. Non riuscivo a trovare uno scopo. Adesso fortunatamente va molto meglio, mi sono fatta aiutare e ho anche ripreso a studiare recitazione. Mi sta aiutando a ritrovare la socialità, il contatto con gli altri”, spiega.

Anche Giulia racconta che la pandemia per lei: “è stata un delirio: lezioni la mattina e il pomeriggio, professori che le facevano come se fossimo in presenza, altri che si limitavano ad assegnare compiti. Non c’era più una routine. Sono contraria all’idea di tornare a scuola a tutti i costi. A questo punto, bisognerebbe concentrarsi sulla formazione dei professori e su una metodologia didattica diversa. Non ha senso che il docente riporti online la stessa lezione che avrebbe fatto in presenza, perché le dinamiche sono molto diverse”.

Ma la pandemia non ha impattato solo sulle vite degli adolescenti, ma anche su quelle dei giovani adulti. Come nel caso di Caterina, che di anni ne ha 26. Che lamenta problematiche a livello di connessione durante le lezioni online e gli esami, che le hanno reso più difficoltoso il suo percorso universitario.

“Mi sono arrabbiata”, dice. “È stato l’ambito più lento ad avere informazioni, a essere considerato. Pagare le tasse piene per avere un servizio così non va bene. Tutto ciò, inoltre, ha rallentato i miei studi”

Quanto alle relazioni, dice: “ho la sensazione di aver perso un anno”, spiega, per poi raccontare che “all’inizio della pandemia, vivevo con altri sei studenti, poi, in previsione di futuri lockdown, ho dovuto cambiare casa e scegliere un appartamento da sola. La situazione era diventata ingestibile. All’inizio ci facevamo compagnia, poi era solo un distrarsi, bevevano sempre”.

Dice Caterina di sentirsi abbandonata: “A nessuno sembra interessare l’aspetto psicologico di questa situazione. Mi piacerebbe ci fosse più considerazione per l’università e, in generale, per gli studenti. E non parlo solo di didattica. Per crescere e stare bene l’uomo ha bisogno di interagire“.

Francesca Angelica Ereddia
Francesca Angelica Ereddia
Classe 1990, Laureata in Giurisprudenza, siciliana, una passione per la scrittura, la musica e l'arte. Per aspera ad astra, dicevano. Io, nel frattempo, continuo a guardare le stelle.