Economia

Le aziende cinesi dominano i bandi per il Covid-19

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Le aziende cinesi giocano bene la parte nel leone e dominano i bandi italiani per il Covid-19, aggiudicati nel 2020 da aziende straniere, scatenando la reazione politica di Giorgia Meloni che riporta una serie di cifre preoccupanti per l’economia di casa nostra.

I bandi italiani al tempo del Covid-19

La situazione dell’emergenza in Italia è nota: il governo italiano si è trovato di fronte a una pandemia e, a dispetto degli annunci ufficiali, non era preparato ad affrontarla. Mancava tutto: dai respiratori, quasi introvabili, ai dispositivi di protezione individuale comprese le mascherine che a febbraio erano più rare dei diamanti e, per far fronte alle carenze, l’Italia ha supplito con una serie di bandi per approvvigionarsi.

Dal 31 gennaio al 17 novembre l’esecutivo Conte ha predisposto una serie di lotti di fornitura pari a 4,73 miliardi di euro, come conferma l’osservatorio Covid-19 della fondazione Openpolis di cui 1,71 a favore di imprese estere, pari al 36,2% di tutti i lotti aggiudicati in Italia nell’arco di dieci mesi, ma con l’asso pigliatutto di Pechino, dato che le sue aziende vantano 1,57 miliardi di bandi acquisiti che corrispondono al 91,7% delle aggiudicazioni straniere.

La critica politica di Giorgia Meloni

Dalla verifica dei dati parte l’accusa su Facebook di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, nei confronti del governo e riportata da Federico Giuliani sul Giornale: “Numeri inquietanti che certificano l’assoluta dipendenza dell’esecutivo pentapiddino dal regime di Pechino: la disgrazia nella disgrazia è dover affrontare un’emergenza sanitaria, sociale ed economica, con un governo totalmente asservito agli interessi stranieri“.

In pratica, l’affondo di Meloni riguarda la strategia cinese che ha utilizzato abilmente gli aiuti umanitari a mezzo mondo come una ramificazione della Belt and Road Initiative, chiamata anche via della Seta medica, assicurandosi una forte influenza diplomatica e un vantaggio economico, anche come fornitore internazionale di dispositivi per contrastare Sars-Cov-2.

Gli ulteriori dati Openpolis

Scorrendo i dati dell’osservatorio Covid-19 di Openpolis, la Cina ha fornito il grosso delle mascherine, soprattutto nei primi mesi, polverizzando la concorrenza, grazie allo stato d’emergenza, durante il quale il governo italiano ha acquistato in modo massiccio e senza gare d’appalto, attraverso lotti di beni di prima necessità secondo il seguente criterio:

  • l’Italia ha aggiudicato 4.729.706.626,50 euro nei bandi pubblicati, secondo i dati aggiornati al 17 novembre
  • Tra 14 aprile e 14 maggio c’è stato il sorpasso di aziende straniere su quelle italiane
  • Dal primo giugno al 17 novembre le imprese estere hanno incrementato poco gli importi vinti, passando da 1,63 miliardi di aprile-maggio a 1,71, grazie a un certo ricupero del sistema produttivo italiano.

In termini assoluti, l’Italia sembra in netto vantaggio con 85,77% di lotti conquistati, rispetto al 2,73% di aziende straniere e 11,47% aggiudicati da aziende di cui manca l’identità, ma quello che conta è il peso economico dei singoli lotti, ecco perché a livello di importi, l’Italia scende in classifica al 60,1%, mentre la Cina e, in misura nettamente minore, altre imprese straniere valgono il 36,3% del totale.

In pratica, l’Italia ha vinto tanti lotti per forniture diversificate, ma spesso di valore economico modesto, mentre la Cina ha fatto l’opposto: si è aggiudicata solo 29 lotti ma dal valore medio di 54 milioni l’uno per un ammontare complessivo di 1,57 miliardi, mentre l’Italia ha conquistato 2,84 miliardi di valore, ma ripartiti in ben 2.609 lotti, perché ognuno valeva mediamente un milione, cioè cinquanta volte meno di quelli cinesi. Quindi Pechino ha saputo concentrare gli sforzi con il massimo profitto.

Le forniture estere all’Italia

Le aziende cinesi hanno fornito in particolare mascherine, pari al 99,4% dei bandi aggiudicati da Pechino, e dominano i bandi con il Covid-19 per oltre il 90% delle aggiudicazioni straniere, seguono Corea del Sud, Stati Uniti, Hong Kong e Germania, con forniture all’Italia tra 29 e 25 milioni di euro di valore, mentre in coda alla classifica ci sono Regno Unito, Austria, India e Svizzera, comprese in una forbice tra 10 e 4 milioni.

La Francia ha conquistato lotti per circa 330mila euro, ma si è distinta per averci fornito il 64,52% di materiali per terapia intensiva, rianimazione e farmaci, mentre i sudcoreani si sono aggiudicati soprattutto quelli riguardanti la diagnostica e, in particolare, tamponi e test per analisi.

Le conclusioni economiche

Oltre alle critiche dell’opposizione, riguardo l’influenza cinese nei nostri confronti, ci sono perplessità economiche proprio perché le aziende italiane, pur considerando le esigenze di libero mercato, il rapporto tra domanda e offerta e l’improvvisa emergenza, affrontano una crisi economica gravissima e antecedente al Covid.

Il ricorso anche a forniture straniere nell’immediato poteva quindi essere comprensibile nella primissima urgenza, ma 1,71 miliardi aggiudicato per bandi ha permesso ad aziende straniere, specie cinesi, di fatturare, incassare e assumere personale. Secondo molti osservatori, l’Italia avrebbe potuto, al contrario, gestire una larga parte di questa somma per stimolare la produzione interna, rivitalizzando la nostra economia, rendendoci più autonomi dall’estero e assumendo nuovi addetti.

Le imprese sarebbero state quindi in grado di adeguarsi alle nuove esigenze con incentivi mirati per favorire la produzione dei beni necessari al settore sanitario e non solo, evitando molti fallimenti aziendali, perdita di migliaia di posti di lavoro e favorendo l’aumento delle entrate fiscali nel medio periodo.

L’occasione mancata per l’Italia ma non per la Cina

Per questi motivi,  Giorgia Meloni ha puntato il dito anche sul commissario  Domenico Arcuri: “Le enormi cifre gestite da Arcuri dovevano essere messe a disposizione delle aziende italiane, sostenendo gli investimenti per la riconversione e per la produzione in casa di tutto ciò che serviva a gestire l’emergenza“. Un occasione in gran parte persa per il nostro Paese ma non per il Dragone cinese che mantiene, ancora una volta, il centro della scena a scapito dei comprimari.

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