L’Italia è politicamente corretta e corrotta

La corruzione costa all'Italia 236,8 mld l'anno. Il pensiero politicamente corretto è una censura. Infezioni che uccidono economia e libertà.

L’Italia sprofonda nelle sabbie mobili. Nessuno è capace di risolvere o migliorare nulla. Non c’è governo, amministrazione o economista che riesca a dare una mano per risalire la china. Fanno tutti più danni della grandine.

Questo mare, anzi oceano di m. dentro cui il belpaese annega ha mille e più volti:

mafia; denaro pubblico sprecato; disoccupazione fuori controllo; TV trash-demenziale; informazione non credibile, inaffidabile, servile ed incompetente; giustizia lenta ed ingolfata; tassazione alle stelle; clientelismo radicato in qualsiasi settore ed ambiente; poca meritocrazia; evasione fiscale spaventosa; burocrazia criminale; malasanità; fake-news a cascate; potere lontanissimo dai cittadini; istruzione inadeguata; natalità a picco; servizi pubblici inefficienti; ponti ed infrastrutture che crollano; età media vecchia; stipendi bassi; pensioni da fame; milioni di poveri; precarietà vertiginosa; sud arretrato; istituzioni deboli; lebbra ideologica diffusa; immigrazione ed integrazione gestite come peggio non si può; trasporti inefficaci; disabili abbandonati; politici senza elettori; poteri separati auto-referenziati; economia in stagnazione perenne; morti sul lavoro; inquinamento;

Ecco, nonostante la lista sia già parecchio lunga, non è ancora terminata. Mancano almeno altri 2/3 elenchi tali e quali. Mancano per esempio due gravissimi tumori che sarebbe imperdonabile tralasciare: il politicamente corretto e la corruzione. L’Italia è un paese politicamente corretto e corrotto.

CORRUZIONE:

Si parta dalla seconda infezione. Il più grande freno per la crescita economica tricolore non è il calo degli investimenti e tanto meno lo è la produttività in costante ribasso. La corruzione costa all’Italia circa 236,8 miliardi di euro l’anno, cioè il 13% del PIL. Francia e Germania perdono invece rispettivamente 120 e 104 miliardi, cioè la metà e meno della metà. Nella classifica europea siamo primi, la coppa è nostra. Nel ranking in cui viene calcolato il rapporto tra corruzione e PIL, siamo invece settimi. Soddisfazioni. Lo studio in questione è stato realizzato dai Verdi Europei, che forniscono altri dati ancora più approfonditi. Quei 236,8 miliardi persi tutti gli anni significano 3.903 euro per ogni singolo cittadino italiano e di questi tempi, non si tratta di una cifra indifferente e men che meno irrisoria.

Continuando a leggere sempre la stessa indagine svolta dai Verdi Europei, si osserva anche che sommando tutti i soldi persi all’anno da ogni stato membro a causa della corruzione si arriva a 904 miliardi di euro in tutta Europa. Secondo il sito EuropaToday.it, recuperando questa enorme cifra “si potrebbe porre fine alla fame nel mondo, eliminare la malaria, fornire istruzione di base, oltre che acqua potabile, servizi igienico-sanitari, assistenza sanitaria ed elettricità; e avremmo ancora denaro a disposizione (360 miliardi di euro)”. Assurdo. Certe cose è meglio non conoscerle.

Se questi sono dati che fanno riflettere e al tempo stesso incazzare, altri numeri fanno invece sperare, anche se poco. Dall’introduzione nel 2012 della “Legge Severino” in materia anti-corruzione, l’Italia non smette infatti di guadagnare posizioni nella graduatoria che analizza il rapporto tra miliardi rubati dalla corruzione e PIL. Meglio di niente.

POLITICAMENTE CORRETTO:

Se la corruzione ruba all’Italia qualche centinaia di miliardi l’anno, il politicamente corretto toglie invece libertà e spensieratezza, cioè molto di più. Il dizionario della lingua italiana dà due definizioni del termine: 1) Di condotta, comportamento, modo di dire improntato al pieno rispetto dell’identità politica, etnica, religiosa, sessuale, sociale ecc.. 2) Atteggiamento di rispetto nei riguardi dei diritti delle minoranze e dei gruppi più deboli.

Da sempre gli U.S.A. sono degli spietati bombardieri e coerentemente con la loro natura, hanno dunque fatto la guerra anche al dizionario. Sul finire degli anni ’80, l’espressione “African-americans” (o Afro-americans) sostituì “blacks” e “niggers”. “Gay” prese il posto di “sodomite” e “faggot”. Armati di penna e bianchetto, molti altri termini sono poi stati restaurati.

Il vento del politically correct è così arrivato a soffiare anche in Europa e in Italia. “Negro” diventa “nero” o “di colore”. “Handicappato” si trasforma in “disabile” e poi in “diversamente abile”. Il “non vedente” è il nuovo “cieco”. “Sordo” diviene “non udente”. “Finocchio” e “frocio” diventano “gay” ed “omosessuale”. “Travestito” cambia in “transessuale”. Qualsiasi battuta su una persona grassa (ciccione/a) è stata bandita. Stessa ed identica cosa per le donne belle o brutte. È vietato esprimersi ironicamente verso qualunque individuo. Persino la satira è stata abolita.

Si giunga al nocciolo della questione: il politicamente corretto è semplicemente un conformismo linguistico colorato di neo-puritanesimo, il peggio del peggio. E’ la correzione del linguaggio, dei pensieri e delle idee affinchè si arrivi all’omologazione dei cervelli. Si è molto vicini alla censura (!). Tutti questi nuovi termini inoffensivi e corretti dalla politica utilizzati nei confronti di certi gruppi e categorie, vengono rifiutati con sprezzo da quelle stesse persone. A causa del politicamente corretto, il dibattito pubblico raggiunge quasi sempre un livello miserrimo e rasoterra. Individui senza titoli e senza competenze si permettono di ridicolizzare opinioni differenti dalle loro solamente perchè supportati dalla bestia del mainstream.

“In principio, dicevamo, il Politicamente Corretto non era per niente una brutta idea; cinque secoli più tardi, tuttavia, le cose hanno iniziato a degenerare e il politicamente corretto è diventato un incubo. Non soltanto delimita degli spazi in cui sembra ormai impossibile dire alcunché, ma per giunta fallisce nella sua funzione primaria: invece di pacificare, fornisce nuovi e infiniti pretesti di conflitto. Individuando aggressioni e micro-aggressioni dietro ogni scambio comunicativo, il Politicamente Corretto ha finito per diventare una teoria della “guerra giusta” alla portata di chiunque”. (Raffaele Alberto Ventura – La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale – 2019).

Riccardo Chiossi