Lockdown a Natale, Matteo Bassetti punta sulla strategia alternativa

L'idea di possibile lockdown natalizio ipotizzata da Andrea Crisanti provoca la reazione dell'infettivologo Bassetti che punta su altre soluzioni

Alla prospettiva di Lockdown a Natale, sostenuto da Andrea Crisanti, si contrappone Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive del San Martino di Genova che punta sulla strategia alternativa da seguire per evitare chiusure generalizzate, con effetti più devastanti di quelli primaverili.

La panoramica di Matteo Bassetti sull’evoluzione del Covid-19

Nella giornata di ieri, il professor Bassetti ha inserito un post a fine turno sulla sua pagina Facebook che tocca tutti i tasti dolenti della ripresa del Covid, ma con una panoramica a 360 gradi sul problema: “Si chiude un’altra giornata difficile in ospedale fatta di molti ricoveri per Covid e per fortuna anche di molte dimissioni. Lavoro duro fatto dal gruppo che coordino e che non si ferma mai: giorno e notte.

Oggi grazie ai nostri protocolli di cura abbiamo grandi soddisfazioni. Abbiamo una letalità quasi azzerata (inferiore all’1%) , neanche paragonabile a quella di marzo e aprile, nonostante l’età media dei nostri pazienti sia simile a quella della scorsa primavera.

I nostri protocolli terapeutici funzionano. Quando sento dire che la nostra capacità di trattamento e la letalità non sono cambiate credo che non manchi ottimismo, manca semplicemente il realismo. Basta guardare ai numeri…I nostri protocolli sono a disposizione di tutti i colleghi che ne vogliono usufruire“.

Il rischio di lockdown a Natale

Nonostante i progressi a livello terapeutico, citati da Matteo Bassetti, un’azione più capillare del tracciamento, della diagnostica e l’uso delle mascherine, Andrea Crisanti, docente di microbiologia all’università di Padova, genetista e collaboratore della regione Veneto nella prima fase dell’emergenza, parla apertamente di lockdown nel periodo natalizio, a causa dell’incremento della curva dei contagi e dei conseguenti ricoveri ospedalieri.

La frase di Crisanti che ha fatto discutere riguarda una nuova possibile  chiusura generalizzata:Un lockdown a Natale è nell’ordine delle cose specificando a Studio24 di RaiNews24, che l’aumento dei casi provoca un effetto negativo sui tracciamenti (contact tracing) e sui tamponi, proprio questo circolo vizioso fa aumentare la diffusione del virus.

Le cifre che allarmano

Le ultime 24 ore hanno registrato 8.804 positivi su 162.932 tamponi, che è realmente una cifra record a livello di controlli, ma alcuni ritengono che si debba comunque imporre nuove strette in tempi brevi, oltre a quelle stabilite dal nuovo Dpcm del governo Conte, per abbassare la trasmissione del virus e rimettere la situazione sotto controllo.

Tuttavia, molti specialisti non condividono l’allarmismo perché, al momento, le terapie intensive non affrontano una situazione paragonabile a quella di aprile, solo 8,32% dei posti occupati da pazienti Covid, il 95% dei positivi è asintomatico e spesso poco contagioso, quindi si tratta di persone a larga maggioranza non malate o con sintomi lievi.

La replica di Matteo Bassetti

L’infettivologo Bassetti non cede al pessimismo, nonostante l’aumento dei contagi autunnali, e ha specificato il suo punto di vista ad AdnKronos: “Sparare dicendo che ci sarà una chiusura mette solo tanta paura nella popolazione e tanto allarme per uno dei momenti più belli in un anno che è stato molto difficile…Noi, clinici e medici, dobbiamo stare attenti a fare certe affermazioni, le scelte di una nuova serrata spettano alla politica, che deve decidere in base ai dati e all’andamento della curva epidemiologica“.

Il riferimento riguarda il nuovo Dpcm da valutare alla prova dei fatti nelle prossime settimane, considerando anche il margine decisionale lasciato alle regioni per decidere ulteriori limitazioni, e Matteo Bassetti punta proprio su questa strategia alternativa per scongiurare il rischio di un lockdown a Natale.

Le misure aggiuntive della Liguria

Non a caso, la Liguria si è già mossa in questa direzione mettendo sotto stretta osservazione il cluster della Spezia che sembra ora molto più controllabile e i focolai che hanno interessato Genova, soprattutto nel centro storico, escluso il Porto Antico e la zona acquario, nei due quartieri di ponente, Sampierdarena e Cornigliano, oltre che in parte di Certosa e Rivarolo in Val Polcevera.

Limitatamente a queste aree della città, il sindaco Marco Bucci e il presidente della Liguria Giovanni Toti hanno concordato un’ordinanza che vieta di fermarsi in strada a chiacchierare, impone la chiusura dei supermercati aperti h24 entro le 21, delle sale gioco e la disattivazione dei distributori automatici di cibi e bevande, che provocavano molti assembramenti, per un periodo di 29 giorni, pari alla durata del Dpcm.

La strategia degli interventi mirati

Secondo Bassetti quindi è possibile contenere gli aumenti dei casi di Covid-19 con strategie che puntano a chiusure molto circoscritte e limitate, al posto di un lockdown generale che va evitato in tutti i modi per un motivo ormai evidente di emergenza a vari livelli:

 “l’Italia non lo potrebbe sopportare, sia dal punto di vista sanitario, psicologico ed economico…Al momento mi sentirei di escludere la possibilità di lockdown. Credo che con gli interventi del governo, che tutti noi abbiamo sostenuto, si possa ancora provare a invertire la rotta“.

La replica di Giuseppe Conte alle parole di Crisanti e la prospettiva futura

Il governo è sul filo del rasoio e più di uno ritiene inevitabile un nuovo lockdown, anche se le conseguenze sarebbero disastrose, tuttavia Giuseppe Conte cerca di smorzare le polemiche di fronte all’allarme di Crisanti, restando sul vago. Il premier, infatti, temporeggia e si rifiuta di fare previsioni per Natale, preferendo concentrarsi sulle misure “idonee, adeguate e sostenibili per prevenire il lockdown“, ma mette comunque le mani avanti, perché sarà il comportamento dei cittadinia fare la differenza“.

In pratica, se la situazione peggiorasse, più che recitare il mea culpa per la carenza di terapie intensive e posti letto in molte regioni, strutture insufficienti per l’isolamento dei pazienti non gravi, mancata strategia sui tamponi, con sfibranti attese di ore, e norme non sempre chiarissime, si punterà il dito sugli italiani in generale che, a prescindere dal loro livello di disciplina e sopportazione, serviranno da capro espiatorio predestinato.